Il Bellente conquista 600 spettatori
compresi inglesi, tedeschi e olandesi
LA RIEVOCAZIONE
di Alessandra Pierini
Il Bellente sta cenando con la sua compagnia di Briganti. E’ la vigilia di Natale e finalmente anche per loro c’è un po’ di pace. La serenità, però, dura un attimo. Nella piazza arrivano i gendarmi, il sibilo delle pallottole invade l’aria, i colpi di pistola suonano nelle orecchie e il Bellente cade rispondendo all’ordine di arresa “Mortu scì, viu no”, piange la sua donna, piange la madre, piange anche qualcuno tra gli spettatori. Il silenzio è assoluto, non ci si aspettava che potesse finire così. Il pubblico viene avvolto dalle strazianti note della ballata “Bellente” che Peppe de Birtina, l’ultimo dei cantastorie appignanesi, scrisse di getto. E’ il momento finale di una serata emozionante, in un’alternanza continua tra felicità, riso, tensione, paura, sollievo e infine la disperazione. Bellente il Brigante, rievocazione storica che si consuma a tavola, gustando i piatti della tradizione ottocentesca nele cocce di Appignano, colpisce nel segno e raggiunge l’ambizioso obiettivo di far rivivere la piazza e le vicende di cui Appignano fu teatro nel 1812. L’intrattenimento musicale dell’inconfondibile folk dei Vincanto, gli sfottò tra gli abitanti e i personaggi della piazza catapultano gli spettatori indietro di un secolo e li rende parte integrante del racconto teatrale e musicale. Riconoscere Fabrizio Tantucci di Lando e Dino nel coccià coraggioso, Gigi Santi, pizzaiolo di una nota pizzeria maceratese, nei panni della spia Cardacciolo, Marco Cecchetti nel brigante Pizzo e tanti appignaesi nei popolani ottocenteschi dà la sensazione di una forte familiarità di ogni cosa che accade. Non importa non conoscere i propri commensali, la coralità del racconto si diffonde anche i tavoli e si diventa immediatamente complici del Bellente.
Sono stati in 600 a vivere l’emozione del Bellente, i 180 posti previsti per ogni serata non erano sufficienti e gli organizzatori hanno dovuto “aggiungere un posto a tavola”. Nonostante questo più di 200 persone sono rimaste fuori dalla piazza, in lista d’attesa. Non solo maceratesi ma anche spettatori da Lazio, Toscana ed Emilia Romagna oltre ad una rappresentanza di olandesi, tedeschi ed inglesi. Non è un caso che l’iniziativa, da quest’anno, goda del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali, oltre a quello della Regione Marche e della Provincia di Macerata.
Tanti gli artefici del successo a partire da Luca Cerquetella, vice sindaco di Appignano che da sempre crede nel’iniziativa, la Pro loco di Appignano che si è occupata del coordinamento tecnico, Luciano Monceri e Maurizio Serafini di Arte Nomade che hanno curato l’organizzazione, la sceneggiatura, la ricerca storica e la regia.
“Il successo riconosciuto meritatamente all’iniziativa è il successo di un paese che sa stare insieme, sa fare sistema e sa puntare su iniziative originali e di qualità valorizzando ed esaltando le proprie peculiarità che fanno di un territorio qualcosa di unico e irripetibile. L’organizzazione impeccabile, centinaia di volontari che con entusiasmo hanno contribuito alla realizzazione in ogni modo e secondo le proprie caratteristiche, un cast locale di qualità, una produzione artistica eccellente e non spocchiosa, la valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche, artigianali, artistiche del territorio, l’aiuto essenziale degli sponsor senza i quali ogni fatica sarebbe stata vana, la passione e il valore dello stare insieme e la cura per l’accoglienza: sono questi gli ingredienti che rendono questa manifestazione unica.” sono queste le parole di ringraziamento del vicesindaco Luca Cerquetella al termine delle tre serate di rievocazione.
La rappresentazione è terminata ma si fa fatica a tornare a casa, affascinati dall’Ottocento. Resta la sensazione che il Bellente possa affacciarsi da qualche finestra o entrare da una delle porte nel borgo. Di certo, continua a vivere.
(Foto di Massimo Zanconi)



