Porto Recanati e la spiaggia che non c’è
“Le mareggiate non ci danno tregua
e la politica ci ha abbandonati”
Tante promesse agli stabilimenti balneari, ma non si è mai fatto niente
di Beatrice Cammertoni
Il mare grosso torna a tormentare le spiagge porto recanatesi, questa volta addirittura a stagione iniziata. L’angoscioso ripetersi di queste mareggiate costa ai gestori degli chalet della località il continuo dover far fronte a spese di ristrutturazione e riparazione, con un dispendio di risorse che viene ammortizzato con sempre maggiore fatica. Stanchezza, delusione e amarezza: questo si coglie dalle testimonianze di alcuni di loro. Un anno fa, infatti, sembrava imminente la messa in sicurezza della zona attraverso un piano annunciato dal Sindaco Rosalba Ubaldi: un geo-tubo sotterraneo, degli scogli in superficie e un generale rifacimento delle barriere sottomarine avrebbero dovuto tutelare fin dallo scorso settembre le spiagge della località marchigiana (vedi http://https://www.cronachemaceratesi.it/?p=4142). Nulla è invece stato realizzato, un’invernata nuovamente dura e un terribile colpo di coda la scorsa settimana hanno ulteriormente danneggiato i balneari e infierito sulle coste. La rabbia è tanta, al punto che tra i balneari in molti rifiutano di parlare perché stanchi di non essere ascoltati o perché tanti temono di esagerare nell’esprimere il malcontento accumulato. In effetti, tra immondizie lasciate e sabbia portata via dalle onde, ai primi bagnanti risulta molto difficile guadagnarsi il proprio posto al sole.
“Il burrone”: così Josè Caporaletti definisce l’aspetto assunto dalla sua concessione. Persi metri e metri di spiaggia per piantare gli ombrelloni, per il proprietario dello stabilimento “Il Pirata” a Scossicci, la priorità a questo punto è spianare la superficie: “Ci sentiamo abbandonati, nessuno è venuto a verificare i danni o per lo meno ad informarsi su cosa stessimo facendo. Le riparazioni saranno tutte a carico nostro, quando già per riaprire abbiamo dovuto sopportare ingenti spese, qualcuno doveva venire. Ieri si parlava di una richiesta per la calamità naturale, ma non ci crediamo più ormai, cose già dette e mai realizzate.” Poche centinaia di metri più in giù, Letizia Monterosso, proprietaria della Playa Rosa, sistemati i danni, è preoccupata per il tempo: “Se dopo questa partenza il tempo non ci assiste sarà veramente problematico recuperare la stagione. Le spiagge si sono rimpicciolite tantissimo: ci saranno ancora tante rinunce e tante spese se non verranno piantati gli scogli che ci hanno promesso”.
La stessa preoccupazione dei gestori di Scossicci viene espressa dai proprietari degli chalet “La Rotonda” e “Mauro” nella zona più a sud della costa porto recanatesi. Vincenzo Pandolfi è già all’opera per sistemare ed essere pronto ad accogliere i bagnanti del fine settimana. Una ruspa ha, infatti, terminato in giornata di spianare la riva anche se, di sabbia ne è rimasta effettivamente ben poca: “Questo stabilimento era di mio nonno, poi è stato di mio padre, ora è mio e ci lavoro con i miei figli. Quando hanno acquistato la concessione questa spiaggia era lunga 150 metri, oggi ne sono rimasti solo 15. Sono deluso, la Regione e di conseguenza la Provincia non si occupano noi da troppo tempo. Stiamo perdendo clienti, si spostano verso Porto Potenza e Civitanova per andare al mare. Ogni anno è sempre peggio, siamo alla frutta. Io per esempio, paradossalmente ho tutto: servizi, ristorante, serate con feste a tema il mercoledì, ma mi manca la sabbia.”
Marco Antognini, invece dice in tutta amarezza di non avere più parole: “Ogni anno la stessa storia. D’estate la gente cerca spiagge più lunghe, d’inverno con il ristorante siamo sempre a rischio allagamenti. Tutte le riparazioni sono a spese nostre. Ora come sempre non possiamo far altro che arrangiarci da soli.” Molto dure anche le accuse del rappresentante dei bagnini porto recanatesi dell’associazione “L’Ancora” Marco Scalabroni. “E’ evidente che l’Ufficio Tecnico Regionale non ha ancora compreso la gravità della situazione. L’inadeguatezza del Capo Servizio è palese, continuano a sprecare migliaia di euro buttandoli letteralmente a mare riportando nelle spiagge nuova sabbia poi di nuovo in balia delle onde. La colpa è poi dei politici che accettano questa linea, nonostante l’apporto dei voti locali alla loro elezione. Servono dei provvedimenti strutturali già attivati nel resto della costa regionale: Porto Recanati ha delle grosse potenzialità turistiche ma a questo punto è chiaro che venga sottovalutata. Come associazione non sappiamo che fare, siamo sconcertati, delusi, disincantati: con il nuovo piano regolatore ed il rinnovo delle concessioni, molti ora si trovano in difficoltà con un mutuo da sostenere e una stagione che fa fatica ad iniziare.”







proprio oggi il gestore di uno chalet di Porto Recanati mi diceva, che a causa della mareggiata ha avuto danni per 20.000 euro che si aggiungono a una stagione già sfortunata. La spiaggia si è ritirata notevolmente e a fine giugno il litorale sud è ancora deserto, mentre i bagnini erano lì a piantare di nuovo tutti gli ombrelloni e le ruspe a portar via i detriti. mai visto.
Al di là del rimpallo di responasbilità c’è da tener presente che il mare non è una vasca da bagno con i bordi solidi e delineati. Per sua natura ha bisogno di spazi per espandersi o per riturarsi e le coste, quelle sabbiose, dovrebbero funzionare come una molla che a volte si contrae e a volte si espande. Tutto questo, a Porto Recanati, ma non solo, non è più possibile erchè non è stato lasciato questo spazio cuscinetto. Si è cementificato fin sulla battigia, complice, c’è da dirlo, la strada provinciale che a nord, verso Scossicci, comprime la spiaggia impedendole quel “respiro” di cui avrebbe fisiologicamente bisogno. Spostare la strada ormai non avrebbe più senso perchè poi ci sono le case e quindi non c’è altro rimedio che buttare tonnellate di massi per creare una barriera artificiale per contenere la furia delle onde. Ne perderebbe la bellezza del paesaggio: con gli anni vedremo una lunga diga riempire un paesaggio innaturale, come già accade a Porto Potenza, Fontespina, ecc. Sarebbe il male minore? Forse. Bisogna comunque accettare il fatto che questi sono gli effetti di errori commessi nel passato, con interventi “rapina” che hanno preferito l’uovo oggi alla gallina domani. Che ci serva da monito: non soffermarsi sull’oggi ma allungare lo sguardo verso il futuro. Noi stiamo lasciando alle future generazioni un paesaggio molto più degradato di quello che abbiamo avuto in eredità noi.