L’Aquila, un anno dopo:
“Una sfida gigantesca”

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(corriere.it) ROMA — «A L’Aquila la risposta è stata senza precedenti nella storia del nostro Paese, che è pieno di tragedie ricordate per l’inefficienza dei soccorsi. Stavolta abbiamo dimostrato una grande capacità di far funzionare tutto il sistema». Ad un anno dal terremoto per il capo della Protezione civile Guido Bertolaso è tempo di bilanci. E l’uomo delle tante imprese impossibili non si sottrae, nonostante le polemiche e le incomprensioni. Dalle 3.32 del 6 aprile 2009 quando una devastante scossa di terremoto di magnitudo 5.8 della scala Richter investì l’Aquila e i comuni della provincia uccidendo 308 persone sono passati dodici mesi, nei quali si è giocata una «sfida gigantesca» e alla fine, questa è la cosa che per Bertolaso conta di più, «l’Italia, ha dimostrato che quando è unita sa dare risposte serie, uniche ed efficienti».

L’emergenza è finita, ma la parte più difficile del lavoro avverte il capo della Protezione civile, deve ancora iniziare: la ricostruzione della città. «L’Aquila — dice Bertolaso, rivolgendosi ai cittadini che chiedono tempi rapidi e rivendicano un ruolo attivo — deve essere ricostruita dagli aquilani. Lo Stato c’è e ci sarà anche in futuro, ma sono loro che devono accelerare». Per il sindaco Massimo Cialente molto è stato fatto, ma «siamo ancora in piena emergenza: la struttura per la gestione dell’emergenza della protezione civile assiste ancora 52.500 aquilani, mancano case per 1.500 nuclei familiari», mentre «il fallimento totale è sulla questione del rilancio economico e produttivo».

Dodici mesi fa il drammatico bilancio: totalmente inagibili o inagibili per rischio esterno il 32,1 per cento degli edifici privati, il 21,2 degli edifici pubblici e il 53,7 del patrimonio culturale, oltre 60.000 persone sfollate. Oggi, senza contare gli appartamenti del progetto casa, nei quali vivono oltre 14 mila aquilani, nelle 1.273 villette di legno già consegnate nel territorio comunale sono alloggiate altre 2.400 persone. Nei comuni limitrofi, nei 1.800 moduli abitativi provvisori già consegnati ne sono alloggiate altre 3.300. All’Aquila ci sono ancora 2.455 abitanti negli alberghi, 622 negli appartamenti delle delegazioni G8 nella scuola della Guardia di Finanza e 146 nella caserma «Campomizzi». Gli alberghi sulla costa ne ospitano 1.850. Sempre lungo il litorale gli appartamenti accolgono altri 680 cittadini. È stato fatto molto, sostiene il prefetto Gabrielli, poliziotto di rango, incarichi che vanno dalla guida della Digos per la questura di Roma alla direzione del servizio centrale antiterrorismo, ma molto resta da fare e il tema del fiume di finanziamenti resta centrale. «Più che dalle infiltrazioni criminali vere e proprie — spiega il prefetto — mi preoccupano i comitati di affari. L’attenzione anche su questo fronte deve essere molto alta». Proseguono, intanto, le indagini della procura dell’Aquila sulle responsabilità per i crolli della casa dello Studente, del Convitto nazionale, della facoltà di Ingegneria e di un condominio privato in Via D’Annunzio. Presto partiranno anche quelle riguardanti altri condomini ed altri edifici pubblici come la Prefettura e l’ospedale «San Salvatore». La procura ha già emesso 17 avvisi di garanzia.



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