Fabio Pistarelli: “Le nostre porte
restano aperte a tutti coloro
che vogliono cambiare questa città”

L'intervista al candidato sindaco del Pdl
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di Matteo Zallocco

“Rivitalizzare Macerata”. Sono le parole chiavi di Fabio Pistarelli, 45 anni, candidato del Pdl per le elezioni comunali di marzo. Avvocato, consigliere regionale dal ’95,  sposato con due figlie di 4 e 10 anni, Pistarelli è nato a San Ginesio ma ha sempre vissuto a Macerata, nel quartiere di Santa Croce.
La sua campagna elettorale è partita, la sede è stata scelta a pochi passi dalla Provincia, in Corso della Repubblica “da dove dovrebbe partire la rivitalizzazione”, specifica.

Cosa l’ha spinta a candidarsi a sindaco di Macerata?
“Il tanto calore che ho sentito attorno a me, le tante persone che mi hanno spinto con sincerità e il grande amore che ho per la città, che è stato il mio faro ed è il mio faro per l’attività e l’impegno che svolgo in politica”.

Qualcuno sostiene che la sua candidatura viene da Ancona…
“E’ il contrario, è da Macerata che sono arrivate richieste fortissime verso una mia disponibilità che io ho dato ed è stata ratificata da tutti i livelli del partito e questo mi ha fatto ulteriormente piacere. Il tutto è partito a livello comunale, per poi passare al provinciale, al regionale e al nazionale. Non potrebbe essere diversamente”.

Come giudica l’operato dell’amministrazione Meschini?
“La colpa più grave dell’amministrazione Meschini sta nel fatto di non aver né pensato né tantomeno iniziato a costruire la Macerata del domani, i maceratesi oggi come oggi  non sanno dare una risposta al futuro della loro città. Ciò significa assoluto fallimento del mandato. Non c’è una linea di sviluppo, non c’è né l’idea né l’opera. Non si sa su cosa si è puntato. Sull’edilizia? Quella è stata la morte di Macerata perché ha permesso di costruire disorganicamente milioni di metri cubi in una città che non ha una vocazione, un’idea di sviluppo. Si è costruito per una domanda che è inesistente deprezzando l’esistente e facendo scendere anche la qualità, sono stati fatti casermoni, senza un’armonia architettonica e urbana. La futura amministrazione avrà il compito di ridisegnare la città”.

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Finora il Pdl ha stretto alleanza con La Destra, la Lega Nord e Una Forza per Cambiare.  Crede di riuscire ad allargare la coalizione?
Le civiche probabilmente saranno due, oltre a Una Forza per Cambiare di Sileoni e Corvatta ne sta nascendo un’altra, un ‘espressione della società civile con gente che non ha mai fatto politica.
Per il resto sono in attesa della risposta dell’Udc. Per le altre forze (Ballesi, Menghi e Mosca) per noi le porte sono apertissime, questo è un progetto per la città. Come dicono in molti io potevo continuare sulla strada per la Regione guardando solo a me stesso ma ho deciso di scendere in campo per ridare a questa città un sogno, una speranza, un futuro, un progetto. Spero che tra qualche anno potrò dire alle mie figlie di poter restare a Macerata. Purtroppo ora stiamo perdendo le certezze millenarie, si guardi l’Università, già da quest’anno senza l’accordo con Camerino si rischiava seriamente di perdere alcune Facoltà”.

L’Udc, decisiva per la vittoria del centrodestra alle scorse provinciali, sembra vicina al centrosinistra per le regionali mentre per le amministrative di Macerata sta cercando di realizzare il grande centro. Cosa è cambiato in questi mesi?
“Spero non sia cambiato nulla, almeno qui a Macerata l’Udc è stata sempre alternativa alla sinistra e senza l’aggregazione con il Pdl non si proporrebbe come piena alternativa. Spero che continuino ad essere coerenti con la loro storia. La prima cosa che ti chiede la gente è di restare uniti. L’Udc è nostra alleata da quindici anni e insieme governiamo numerosissimi comuni della provincia e della regione. Io sono molto fiducioso che non si butti all’aria questa occasione. E poi un conto è Ivano Tacconi, un conto è l’Udc”.

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La costituzione del grande centro o terzo polo le farebbe paura?
“Inanzitutto non lo chiamerei grande centro, se è un’espressione delle civiche non c’entra una collocazione politica. Se non è civica è espressione di qualche altra cosa, ma non è l’Udc, è Tacconi che ha proposto l’iniziativa. Non mi sembra che ci siano né le condizioni né la logica per questa alleanza, se sono tutte forze alternative alla sinistra la collocazione naturale sarebbe il centrodestra. Sono i cittadini a volere il bipolarismo, che è stato consolidato negli anni dalla gente: uno governa e l’altro controlla”.

Il 17 gennaio è in programma il ballottaggio delle primarie del centrosinistra. Quale avversario teme di più tra Bianchini e Carancini?
“I loro pregi e i loro difetti si equivalgono. Io sono dell’idea che come nello sport si debba guardare alla propria squadra, alla propria proposta e alla propria forza e non alle debolezze o alle forze altrui”.

L’onorevole Giulio Conti ha tenuto diverse conferenze stampa contro la sua candidatura, da dove nascono i problemi in questa divisione all’interno del Pdl maceratese?
“Ancora non ho capito qual è la proposta di Conti, a lui dico sempre che da noi avrà le porte aperte fino all’ultimo momento. Le sue sono opinioni in libertà, da bar. Io già da prima dell’estate gli dicevo di stare insieme, io vorrei con me tutti, anche i più apparentemente lontani politicamente per dare un cambiamento di mentalità a questa città e di sicuro non mi perderò in questioni personali e non ho mai posto ostacoli a coloro che sono d’accordo con questa linea di cambiamento”.

Cosa farebbe nei primi 100 giorni da sindaco di Macerata?
“Il primo pensiero è valorizzare bene la figura di Padre Matteo Ricci creando le condizioni per un grande evento, fino ad oggi non si sa cosa si farà per le celebrazioni dei 400 anni della sua morte e solo grazie alle iniziative del Vescovo qualcosa si è mosso.
Poi illuminerei il centro storico, la città è decaduta: si potrebbe partire anche da cose semplici come togliere quelle orribili serrande dalla facciata del palazzo della Prefettura e mettere delle persiane, quindi illuminare la piazza, come segnale di una città che vuol rinascere”.

Ha parlato del Vescovo Giuliodori che, nell’omelia di San Giuliano, ha lanciato il messaggio “Macerata deve svegliarsi”. Le avrà fatto piacere…
“Il Vescovo ha colto nel segno con la sua sensibilità e il ruolo di alto magistero spirituale che riveste. Ha subito compreso quali sono i mali che affliggono Macerata: una città che aveva fatto della fede e del lavoro un connubio fortissimo ed oggi è fiaccata sotto entrambi i profili”.

Due aggettivi per definire Macerata?
“Una città bellissima ma spenta”.

(Foto di Guido Picchio)



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