I lavoratori di Pelletterie 1907
respingono le accuse di Giovane Italia:
“La richiesta di fallimento era l’unica strada da seguire”

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In merito alla polemica suscitata dagli striscioni affissi da Giovane Italia di fronte allo stabilimento di Pelletterie 1907 e nel parcheggio del Tribunale di Macerata, i dipendenti di Pelletterie 1907 si sono riuniti in assemblea e hanno redatto un documento che pubblichiamo integralmente:

“Noi lavoratrici e lavoratori della ex Pelletteria 1907, nel sottoscrivere  quanto segue, intendiamo dimostrare la fondatezza del ricorso all’istanza di fallimento  da noi  consapevolmente promossa e sostenuta dalla FILTEA CGIL Macerata.

E’ ovvio sostenere che la sentenza ci ha dato ragione ed è altrettanto normale asserire che soltanto in questo modo potremo venire in possesso di diverse mensilità di retribuzione negateci dall’azienda e del trattamento di fine rapporto.

Chiaramente stiamo parlando di diritti acquisiti e maturati con anni ed anni di lavoro.

La proprietà di Pelletteria 1907 ci ha invece negato diverse mensilità e vista la voragine debitoria difficilmente avrebbe potuto  pagare il  TFR.

Di certo non esultiamo.

Quella che vogliamo descrivere è un’amara soddisfazione rispetto ad un epilogo le cui responsabilità sono solo ed esclusivamente imputabili ad una pessima gestione aziendale.

L’azienda, nei sui venti mesi di attività, ha puntualmente disatteso ogni accordo sindacale, persino quelli presi a livello istituzionale.

Forniamo un’elencazione di impegni non rispettati dall’azienda, riguardanti soltanto l’ultimo periodo di attività:

-in data 24 settembre 2008 veniva ratificato un accordo sindacale presso il Comune di Tolentino con Provincia e Regione,  completamente disatteso;

-in data 30 settembre 2008 l’azienda si prendeva sberleffo di noi dipendenti esibendoci dei bonifici  di pagamento(di fatto versati con molto ritardo);

-il trattamento di fine rapporto di almeno 4 ex dipendenti è stato recuperato dalle stesse dopo  oltre 12 mesi  e solo in sede legale;

-il 26 febbraio 2009, il 14 maggio 2009 e il 27 maggio 2009 venivano siglati 3 accordi di rinegoziazione sindacale, in parte disattesi, o soddisfatti con consistente ritardo e dopo forti azioni di mobilitazione sindacale;

– il 30 giugno 2009 abbiamo iniziato uno sciopero, durato ininterrottamente 35 giorni, per dimostrare l’importanza del diritto alla retribuzione, ma anche e soprattutto mossi dal desiderio di continuare a lavorare in questa storica azienda; in questo periodo siamo stati dall’azienda sbeffeggiati,  mortificati, ignorati e riempiti di arroganti e spavalde bugie;

– il 7 luglio 2009 in un incontro svoltosi presso la Provincia di Macerata l’azienda ha assunto impegni molto vaghi e disatteso anche questi;

-il 3 agosto 2009 il Consiglio Comunale di Tolentino, aperto alla cittadinanza, ha  biasimato e deplorato il comportamento aziendale, sostenendo le nostre ragioni;

– conosciamo il bilancio aziendale al 31 dicembre 2008: esso descrive un dissesto economico finanziario e produttivo patologico;

– da diversi mesi l’azienda ha smesso di versare i contributi previdenziali: basta chiedere all’ INPS per avere  conferma di tale situazione;

-sono almeno 2 anni che l’azienda si appropria dei soldi dei lavoratori relativi al fondo di previdenza integrativa, anziché versarli al fondo medesimo;

-vivere senza percepire salario per 3-4 e forse anche 5 mesi per un operaio o per un operaia è assai difficile, se non  impossibile, forse non lo è per chi ama prodursi in polemiche frutto della disinformazione e della malafede dalla posizione di “incravattato” che potrebbe vivere del lavoro degli altri;

-non versare Previmoda è “appropriazione” indebita, mancano inoltre 4 mila euro di versamenti di quote sindacali;

-eppure la nostra dedizione al lavoro l’abbiamo dimostrata facendo lo straordinario anche nel luglio 2008;

-ci è dato di sapere che l’azione della Regione Marche nella ricerca di banche disposte a sostenere l’attività di Pelletteria 1907, seppur persistente, si è dimostrata infruttuosa, in questo caso non per egoistico comportamento delle banche, ma per manifesta ed acclarata inaffidabilità dell’azienda.

L’elenco potrebbe continuare, pensando però che sia sufficiente quanto detto, ci piace concludere in questo modo:

Noi lavoratori e lavoratrici siamo per il lavoro remunerato, quindi né gratis né ricattato, e questa è una delle tante idee che ci accomuna alla CGIL.

Il fallimento è l’epilogo dell’incapacità aziendale ad andare avanti, questo è sancito nella sentenza e non può essere diversamente; chi pensa che si possano emettere sentenze perché i lavoratori hanno fatto delle pressioni o peggio ancora delle azioni scriteriate vive una grande confusione mentale.

Per fortuna al momento ancora esiste e resiste lo stato di diritto e ad esso ci siamo appellati.

Vogliamo concludere che le nostre ragioni, ovviamente sostenute e condivise dalla FILTEA-CGIL,  hanno trovato solidarietà in un documento pubblico della Vicaria di Tolentino datato 3 agosto u.s.”.


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