La storia di un campione
Il terribile Ivan Miljkovic

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Ivan Miljkovic

In occasione della penultima puntata dell’Amarcord biancorosso la redazione di Cronache Maceratesi ha chiesto a Mauro Giustozzi, corrispondente della Gazzetta Dello Sport, di raccontare le vicende che hanno visto protagonista per otto lunghi anni un autentico campione planato sul pianeta Lubevolley, ossia Ivan Miljkovic.

di Mauro Giustozzi

Un vincente, un predestinato. Il campione, tra i tanti transitati al Fontescodella, che di più ha inciso nella storia della Lube Banca Marche. Non è un caso che i primi successi del club cuciniero e quello sinora più importante (lo scudetto) siano giunti durante la sua militanza in maglia biancorossa. Il nome è quasi superfluo ricordarlo: i tifosi di Macerata e gli appassionati del volley avranno già capito di chi stiamo parlando. Naturalmente di Ivan Miljkovic (nella foto mentre conserva gelosamente lo scudetto) il più forte opposto che abbia calcato le scene della pallavolo mondiale nell’ultimo decennio ed il cui successore, nonostante l’età declinante di superIvan, non è ancora nato. Una lunga storia d’amore quella tra il giovane serbo, diventato uomo a Macerata, che tanto ha dato alla Lube e che tanto in cambio (soldi, gloria e successi) ha ricevuto. Poco importa che l’addio tra il campione serbo e il club del patron Fabio Giulianelli si sia consumato in maniera polemica: ciò non cancella quello che Miljkovic ha fatto in maglia biancorossa nelle oltre 200 presenze e negli otto anni in cui ha dato il suo decisivo contributo alle fortune e all’ascesa di Macerata nell’olimpo del volley nazionale e internazionale, anche se l’ordine dei successi è stato rovesciato. Ivan Miljkovic, nato il 13 settembre 1979 a Belgrado, muove i primi passi proprio nel club della sua città, il Partizan, ma appena ventenne viene individuato dalla Lube, da Albino Massaccesi, come l’erede designato di Andrea Zorzi che aveva chiuso la sua carriera proprio a Macerata. E così, nella stagione 2000/2001 lo “Zar di Belgrado” attraversa l’Adriatico e raggiunge la terra promessa. Dove trova come “maestro” un grande tecnico del volley italiano come Silvano Prandi. Non è un caso che con l’arrivo di Ivan Miljkovic la Lube rompa il ghiaccio iniziando ad alzare i suoi primi trofei: subito la Coppa Italia seguita dalla coppa Cev, vittorie in cui il timbro dell’opposto è determinante. Un rapporto subito vincente, quindi, quello tra un Miljkovic giovanissimo e quella società di cui ben presto diverrà un simbolo insostituibile. Seguiranno altre stagioni e altri successi: dalla Coppa Campioni di Opole (2002) che resta l’unica nella bacheca della Lube alle ripetute vittorie in Coppa Cev e Coppa Italia. Sino a quello che, tuttora, resta il capolavoro, il momento più alto vissuto dalla Lube Banca Marche. Lo scudetto del 2006, conquistato in un’indimenticabile gara cinque al Bpa Palas di Pesaro. Ebbene Miljkovic, spesso finito nell’occhio della critica nazionale e internazionale, per la scarsa continuità dimostrata a dispetto di un talento immenso, sfodera la miglior stagione della sua carriera di atleta: riesce ad abbinare ad una classe eccelsa una continuità che non sempre lo ha sostenuto e diventa capitano e condottiero di una Lube di buona qualità (ma sicuramente non la più forte di tutti i tempi) che mette in fila tutti gli avversari in Italia, togliendosi lo sfizio di scucire lo scudetto dalle maglie orogranata del Sisley. Un apice raggiunto nella piena maturità personale e tecnica. Ma, come tutte le belle storie, c’è un inizio ma anche una fine. Che si consuma nella scelta di Ivan di cercare nuove esperienze agonistiche rinunciando a diventare l’emblema della Lube chiudendovi la carriera come i dirigenti gli avevano prospettato. Una scelta che si rivelerà impopolare verso i tifosi e società e poco felice sportivamente per Miljkovic. Ma questo finale burrascoso non cancella il rapporto che ancora lega l’opposto serbo alla città dove ha raccolto i successi più esaltanti della sua carriera.




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