L’undicesima traduzione
delle opere di Matteo Ricci

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matteoricci
di Filippo Mignini

Nell’ultimissimo periodo della sua vita, Matteo Ricci dà alla luce un testo dal titolo Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina con lo scopo di raccontare ai posteri il suo soggiorno trentennale in Cina, la sua attività missionaria e quella dei suoi confratelli. Accanto alla sua esperienza, Li Madou fornisce anche un’analisi accurata del Regno di Mezzo e degli usi e costumi dei suoi abitanti. Perché tutto questo? La spiegazione la troviamo nel primo capitolo dell’opera che ne costituisce l’incipit. Proponiamo perciò ai lettori di Cronache Maceratesi un nuovo brano ricciano che ci introduce non solo alla lettura di una delle opere fondamentali scritte dal nostro conterraneo, ma anche al pensiero del gesuita maceratese.

Della entrata
della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina

Libro Primo

Capitolo I

Della causa di scrivere questa istoria e del modo che in essa si ha da procedere

Molte volte avviene che, delle grandi Imprese et opere che nel mondo si fecero, non potettero poi i posteri saperne i principij donde hebbero origine. E ricercando io alle volte la causa di ciò, non seppi ritruovarne altra, se non l’essere tutte le cose (anco quelle che poi vengono a riuscire grandissime) ne’ suoi primi principij sì piccole e deboli, che nessuno si può persuadere facilmente di esse potere sorgere cosa di molto momento; e perciò coloro che le trattano puoco si curano di notarle e scriverle, se non vogliamo dire che son tai negotij tanto difficili et intricati, mentre si comincia a dare i suoi primi principij, et occupano tanto a quei che in essi si impiegano, che non danno agio e tempo ad occuparsi in scrivere.

Laonde, volendo io in qualche parte obviare a questo mancamento nelle cose della entrata de’ nostri e delle primitie della Christianità in questo vastissimo regno della Cina, mi mossi adesso a raccogliere e disporre in ordine le cose più notabili di quelle che sino dal principio avevo notate in questa materia. Posciaché la magior parte o passorno per le mie mani o seppi molto essattamente; accioché, se alla Divina Maestà piacesse di sì piccolo seme farne nascere e ricogliere qualche buona messe nella sua santa Chiesia Cattolica, sapessero i devoti fedeli che veniranno di poi, di dove hanno da comenzare a dare a Dio le debite gratie e narrare le sue alte meraviglie fatte in questi ultimi secoli a lontanissimi popoli. E se (il che non permetta Dio) non arrivasse questo a dare il frutto che i suoi primi fiori promettono, almanco lasciarò un testimonio a quei che questo leggeranno di quanto la nostra Compagnia di Giesù travagliò e patitte per aprire questa intrata e cominciare a rompere questo bosco fiero, e con quanto sudore e diligentia lo ridusse a sì buone speranze.

Per esser questa opera di ridurre e convertire anime alla fede catholica, non si deve dubitare esser tutta opera d’Iddio; e così non serà necessario nel riferirla usare di altri ornamenti di parole; poiché la semplice verità schiettamente proposta è quella che più diletta et aggrada in simili materie alle pietose orecchie.

Né voglio con questa mia rilatione che perdino punto di credito le cose che gli altri nostri compagni, et anche noi stessi, in lettere annue o avisi particolari habbiamo scritto sopre l’istessa materia; poiché non è mia intentione qui riferire né trattare tutte le cose, né quelle che si riferiranno e trattaranno proseguirle tutte alla lunga. Ma perché le cose della Cina comunemente sono assai diverse dalle nostre, e questo trattato si fa principalmente per i nostri europei, serà necessario, inanzi al cominciare la materia principale, dichiarare qualche cosa del sito, costumi, leggi et altre cose proprie della Cina, specialmente quelle in che discrepano da’ nostri paesi, per potersi meglio intendere la materia della entrata de’ nostri e principio che si diede alla Christianità, senza far poi molte digressioni.

E, se bene di queste stesse materie so che già vanno molti libri in europa, con tutto ciò, penso, a nessuno serà discaro saperle più tosto da noi – che già trenta anni viviamo in questo regno, discorressimo per le sue più nobili e principali provincie, trattiamo continuatamente in ambedue le corti con i più principali e grandi magistrati e letterati del regno, parliamo la loro lingua, e imparassimo molto di proposito i loro riti e custumi, e finalmente, quello che più importa, di giorno e di notte habbiamo nelle mani i loro libri – che da altri che mai vennero alla Cina e tutto seppero per bocca di altri che non erano sì bene informati di tutto come noi. Ma serà questo brevemente ne’ seguenti capitoli di questo primo libro; percioché, chi volesse scrivere diffusamente di quelle materie che in essi si trattano, di ogni capitolo si potrebbe fare un libro assai competente.


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