Caccia al cinghiale,
autorizzate 61 squadre

I cinghiali sono l’animale selvatico più temuto dagli agricoltori a causa dei danni provocati alla colture, ma sono un costante pericolo anche per gli automobilisti che spesso si imbattono in essi percorrendo le strade di montagna. Ridurre quindi il numero dei cinghiali (aumentato in modo cospicuo negli ultimi anni) per mettere in sicurezza le strade maceratesi e combattere la proliferazione indiscriminata della specie che mette a serio rischio le produzioni agricole sono due degli obiettivi di un protocollo d’intesa sottoscritto ad agosto tra la Coldiretti di Macerata, che lo ha proposto, e la Provincia.
“Nell’ultimo anno sul territorio maceratese si sono verificati 254 incidenti stradali causati da animali selvatici, di cui 151 provocati da cinghiali – ha spiegato Luciano Fuselli, presidente di Colidretti -, mentre sul piano dei danni all’agricoltura emerge la necessità di fare il punto della situazione, dei risarcimenti non ancora effettuati e procedere con la massima urgenza al loro ripianamento”.
Intanto da mercoledì più di milleottocento cacciatori maceratesi potranno esercitare la caccia al cinghiale a squadre sul territorio provinciale. Al servizio Caccia della Provincia di Macerata sono state presentate le domande di costituzione ed autorizzazione per 61 squadre, con una media di 30-35 cacciatori ognuna.
L’apertura della caccia al cinghiale si chiuderà il 14 gennaio e durante questi tre mesi potrà essere esercitata per soli tre giorni ogni settimana: mercoledì, sabato e domenica. La composizione delle squadre di cacciatori e lo svolgimento delle battute sono regolate dall’apposito regolamento provinciale. Ogni squadra ha un minimo di 15 e un massimo di 50 cacciatori. Le battute di caccia potranno essere effettuate solamente nelle aree delle Comunità montane riservate alla caccia programmata, nelle aziende venatorie e in quelle turistico-venatorie. Ogni squadra, a cui la Provincia ha assegnato un numero distintivo da riportare da ciascun partecipante sulla propria casacca di colore arancione, deve avere un “responsabile” delle operazioni a cui fanno capo anche gli aspetti organizzativi previsti dal regolamento, tra cui il compito di redigere un verbale della battuta di caccia. L’area interessata da ogni singola battuta – non superiore a 500 ettari di superficie – deve essere opportunamente segnalata con appositi cartelli da posizionare entro le ore 7 del giorno previsto per la battuta di caccia. Questa non può avere inizio prima delle ore 10 e deve essere segnalata con avviso acustico (corno o sirena) udibile in tutta la zona. Il regolamento provinciale fa divieto di abbattere tipi di selvaggina diversi dal cinghiale e di abbattere cinghiali giovani, cioè aventi il manto striato. Sulla regolarità delle operazioni di caccia vigilano gli agenti della Polizia provinciale e quelli del Corpo forestale, coadiuvati anche da guardie giurate volontarie.

Interessante sapere per chi, come me ha un piccolo vigneto ogni anno “vendemmiato” precocemente dai cinghiali, che c’è un protocollo di intesa per ridurre il numero di questi animali . Purtroppo non servirà a niente perché la caccia viene aperta troppo tardi (i maggiori danni si hanno ad agosto e settembre) e viene chiusa troppo presto . Si lamentano perfino alcuni cacciatori: molta piccola selvaggina è scomparsa a causa dei cinghiali che frugano nel terreno e distruggono nidi . Sostengono anche l’ opportunità di prolungare la caccia al cinghiale oltre gennaio perché ridurrebbe il numero di nuovi nati e quindi un ritorno ad una popolazione sopportabile. Ma come viene stabilita la chiusura della caccia? Non certo tirando a sorte la data: evidentemente c’è una certa ipocrisia da parte di qualcuno che non vuole ridurre il divertimento né il guadagno connesso a tale tipo di attività . Nel mese di settembre le cronache locali hanno dato risalto ad una battuta di contenimento che ha avuto come risultato “ un’autentica strage”: una decina di cinghiali uccisi nel maceratese su circa 5000 stimati nel Parco dei Sibillini!!