L’importanza delle parole
In attesa del 12 settembre, inizio delle lezioni, con la ripresa del dialogo educativo fra docenti e studenti, il Grande Quaderno ragiona sull’importanza delle parole e sull’accortezza che bisogna avere nel loro utilizzo.
Primo Levi nel libro La chiave a stella (Einaudi, Torino 1991) spiega il suo mestiere di scrittore a Faussone, operaio specializzato nel montaggio di gru: “… la carta è un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai. Non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiola quando è sovraccarico e sta per avvenire un crollo. Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d’allarme sono rudimentali: non c’è neppure un equivalente affidabile della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male. Anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse né pretesti, ne rispondi appieno.” Primo Levi allude alla responsabilità morale della parola, specialmente quella scritta. Sapeva bene il senso delle parole, a partire da Se questo è un uomo, fra le più alte testimonianze della letteratura europea sull’esperienza dei lager, fino ai discorsi che faceva agli studenti in giro nelle scuole d’Italia, per non dimenticare.
Il filosofo Platone era stato ancora più drastico. Per Platone l’oralità sarebbe superiore alla scrittura, che ha senso come registrazione dei risultati acquisiti dopo un lungo processo dialettico. Il discorso orale, il dialogo vivo tra maestro e discepolo, è fratello del discorso scritto, ma, al contrario di quello, capace di tornare sui suo passi, di riproporsi in forme diverse, adattarsi. Nel dialogo Fedro così afferma Socrate: “ Una volta scritto, ogni discorso se ne va in giro dappertutto, dagli esperti come da chi è del tutto impreparato ad accoglierlo, e non sa a chi deve rivolgersi e a chi no. Se viene offeso e insultato ingiustamente, ha sempre bisogno del soccorso del padre, perché da solo non è in grado di difendersi né di aiutarsi.” (Fedro, BUR, Milano 2010).
Da ultimo, ma gli esempi sarebbero tanti, si può ricordare Michel de Montaigne, scrittore e filosofo francese, famoso per i suoi Essais, riflessioni e ragionamenti di un umanista, con un fondo di scetticismo. In essi si legge testualmente: “ la parole est moitié à celui qui parle, moitié à celui qui écoute.” Detto in italiano, “la parola appartiene per metà a chi parla, per metà a chi ascolta.”(Saggi, gli Adelphi, Milano 1992).
Non occorre aggiungere altro, il Grande Quaderno potrebbe contraddirsi.
Finalmente l’assetto organizzativo è chiaro, con la conferma dell’incarico in continuità, o mutamento dell’incarico, per i dirigenti scolastici, come disposto recentemente da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche. Da settembre 2012, riferendosi alle istituzioni pubbliche, funzioneranno, nelle Marche: 81 sedi scolastiche (55 istituti comprensivi e 26 istituti superiori) con dirigente scolastico titolare, in continuità o con mutamento di incarico; 30 sedi scolastiche (15 istituti comprensivi e 15 istituti superiori) con dirigente scolastico reggente (28 per sottodimensionamento delle scuole, cioè numero inferiore a 600 o 400 per i comuni montani e 2 per posizione particolare del titolare); 29 istituzioni scolastiche sono al momento sedi vacanti, in attesa di nomina dei vincitori di concorso; le altri sedi non sono toccate da variazioni. In totale funzioneranno nelle Marche, dall’a. s. 2012 – 2013, 245 istituzioni scolastiche, 21 in meno rispetto alle 266 del corrente anno scolastico; tuttavia l’organico dei dirigenti scolastici sarà inferiore di una trentina di unità. Un notevole cambiamento investirà tutte le scuole italiane e la loro gestione, in applicazione della legge n. 111/2011, come da decreto ministeriale n. 55 del 25 giugno 2012. Esso ha attuato i piani di dimensionamento già approvati dalle regioni, abolendo la figura del dirigente scolastico nelle scuole con popolazione scolastica inferiore a 600 o 400 alunni, secondo la tipologia di zona. Le scuole medie e i circoli didattici autonomi sono accorpati, a favore di Istituti comprensivi, di circa mille alunni. A seguito del dimensionamento, a livello nazionale diminuiranno, dall’a.s. 2012 –2013, 1.080 istituzioni scolastiche (da 10.211 del 2011-2012, a9.131 per il prossimo anno scolastico). Nel complesso l’organico dei dirigenti scolastici conterà ben 2.221 posti in meno (1.080 da dimensionamento e 1.141 da sottodimensionamento, stante la reggenza prevista per tali scuole).
Tutto ciò anche se la sentenza della Corte Costituzionale n. 147 del 7 giugno 2012 aveva stabilito la competenza di redigere i piani di dimensionamento alla regioni stesse, lasciando allo stato il diritto di indicare i criteri sui numeri di iscritti da attribuire alle scuole. In provincia di Macerata saranno sede di reggenza, pertanto dirette da dirigente titolare di altra sede scolastica, importanti e storiche istituzioni scolastiche: Liceo Classico Leopardi, Istituto d’istruzione superiore Bramante, Liceo Artistico Cantalamessa, Convitto Nazionale Leopardi, nel Comune di Macerata. Inoltre gli Istituti comprensivi di Pieve Torina, Appignano, Apiro e Lanzi di Corridonia, nonché l’Istituto di istruzione superiore di San Ginesio e l’Istituto tecnico commerciale e per geometri di Camerino, per un totale di 10 scuole. Sono sedi vacanti, in attesa della nomina di vincitori di concorso, gli Istituti comprensivi di Caldarola, Castelraimondo, Bassi di Civitanova, Porto Recanati, l’Istituto di istruzione superiore di Camerino, gli IPSIA di Corridonia, Matelica, Sarnano. Nel Comune di Macerata funzioneranno, come previsto, tre scuole di base, i due Istituti comprensivi già esistenti, Fermi e Mestica, rimodulati con acquisizione di nuovi plessi, e il nuovo Istituto comprensivo Alighieri.
Che cosa augurare alle nuove realtà scolastiche che saranno investite di più carichi di lavoro e responsabilità? Una buona organizzazione con una leadership diffusa, specialmente nelle grandi sedi, alla ricerca di una nuova identità, e in quelle sottoposte a reggenza. Una trama di buone pratiche coinvolga tutti gli operatori, con dimostrazione di senso di appartenenza da parte di studenti e docenti. Negli Istituti superiori altamente specializzati, oltre le competenze tecniche, non dovrebbe mancare una visione d’insieme di natura filosofica e umanistica, necessaria per ogni organizzazione. Si potrà così dare valore e slancio alle persone, alle doti della solidarietà e tolleranza, alla capacità di essere flessibili. Occorrerà uno sguardo molto attento alla comprensione del mondo attuale, ai suoi bisogni, alle sue attese, sapendo cogliere le specificità necessarie al sociale e al mondo del lavoro verso cui la scuola comunque è proiettata. E infine, in collegamento con quanto scritto in apertura, sarà bene coltivare gli autori classici che la storia e il tempo hanno accreditato e reso amici, ricordando le loro parole, poche e scelte. Ne deriveranno equilibrio e autorevolezza: guida sicura, nei compiti funzionali e relazionali che attendono ogni responsabile scolastico.
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Sempre gradevole e particolarmente interessante questa rubrica!
bella iniziativa!
bel titolo “l’importanza delle parole” che rimangono si ricordano ritornano fanno bene fanno male feriscono aiutano ecc ecc fanno tante cose in sostanza
la carta quando è sovraccarica di parole non protesta ma il legno come l’essere umano quando è sovraccarico si rompe,ben venga la carta!
ben venga la scrittura on line nel nuovo millennio!