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Una strada per andare, a Recanati una mostra sui 25 anni di missioni in Benin

Verrà inaugurata sabato 4 agosto alle ore 18,30 nella Chiesa di San Pietrino
giovedì 2 agosto 2012 - Ore 12:36 - caricamento letture
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Una strada per andare. E’ il titolo della mostra fotografica di Adriana Pierini che verrà inaugurata sabato 4 agosto alle ore 18,30 nella Chiesa di San Pietrino a Recanati, in occasione del 25esimo anniversario della missione dei frati Cappuccini marchigiani in Benin. La mostra resterà aperta sino al 3 settembre con i seguenti orari: 10,00 – 13,00 e 16,00 – 20,00. Si tratta di una mostra fotografica che attraverso l’idea della strada descrive e narra una porzione di Benin, la stessa che dal 1987 a oggi i Frati Cappuccini delle Marche hanno percorso gradualmente da Cotonou a Ouidah ed infine ad Ina svolgendo la loro opera missionaria. Una strada che ha condotto gli schiavi oltreoceano agli inizi del XVII secolo e che oggi la popolazione del paese usa quotidianamente per gli spostamenti, per il commercio e a scopi ricreativi. È anche una strada acquatica, come quella di Ganvié, dove tutte queste attività si svolgono su zattere, battelli e barche. Una sola strada principale che attraversa il paese da sud a nord, percorsa in compagnia dei Frati Cappuccini partendo nel mese di gennaio 2012 in occasione del venticinquesimo anniversario della loro permanenza nel Benin. Una presenza, quella dei frati minori cappuccini marchigiani nel Benin, iniziata il 4 ottobre del 1987 anche se la gente li aspettava da almeno tre anni. Erano quattro: P. Vittore Fiorini da S. Severino Marche (MC); P. Mario Capriotti da Ascoli Piceno; P. Vincenzo Febi da Fermo; P. Giansante Lenti da Gallo di Petriano (PU). Quattro come gli evangelisti, ed erano stati invitati dall’episcopato per collaborare con la chiesa locale, anche se già completa in tutti i suoi ranghi. Ma… anche i vescovi erano stati “invitati” a chiamare i Cappuccini . Scrive P. Mario Capriotti, uno dei quattro pionieri:”Al nostro arrivo a Cotonou abbiamo scoperto di essere aspettati, grazie alla simpatia e all’amore che la gente aveva per P. Pio da Pietrelcina. Noi non siamo stati testimoni di episodi eccezionali riguardanti alcune sue vere o presunte apparizioni a un gruppo di preghiera costituito nella capitale bennese; ma sappiamo che il vescovo Mons. Christophe Adimou, pur avendo deciso sin dal 1982/83 di chiamare i Cappuccini, conosciuti in Costa d’Avorio da Mons. De Souza quando era Rettore dell’Istituto Cattolico dell’Africa dell’Ovest di Abidjan, decise insieme a Mons. De Souza, che nel frattempo era stato nominato suo cvoadiutore, di chiamarli quando la signora Claudine Do Régo, ‘su indicazione diretta di P. Pio’, disse, diede a uno di loro l’indirizzo esatto della Curia Generalizia dei Cappuccini e il nome del Ministro Generale del tempo, P. Flavio Roberto Carraro, oggi vescovo emerito di Verona.
Essendoci di mezzo P. Pio, il Padre Generale si rivolse ai Cappuccini di Foggia, (sembrava la cosa più logica, giacché P. Pio apparteneva alla Provincia religiosa di quella zona), che però declinarono l’offerta, avendo già una missione nel Ciad.
Andò in porto, invece, la proposta ai Cappuccini marchigiani, i quali accettarono non perché l’invito veniva da P. Pio, ma per andare incontro al desiderio dell’episcopato che vagheggiava una presenza francescana nel loro Paese .
Al nostro arrivo trovammo, quindi, un ambiente preparato ad accoglierci, grazie a quanto stava accadendo da qualche tempo e che continuava ancora: eravamo visti come i ’Frati di P. Pio’, perciò non mancarono segni di simpatia da parte delle persone coinvolte nelle suddette vicende.
Da parte nostra non mancarono contatti occasionali con tali persone; tuttavia cercammo di non essere coinvolti nella faccenda e mai mostrammo segni di una qualche adesione o condivisione. La prudenza ci impose di stare lontano da quanto si diceva accadesse di straordinario nel ‘Cenacolo’, il luogo in cui i fenomeni si manifestavano. Del resto, persone autorevoli, come l’Arcivescovo Mons. De Souza e il Vicario Generale Mons. Gilbert Dagnon, seguivano l’evolversi dei fatti e preferisco rimandare alle loro testimonianze”.  



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