Tutto il dolore per Stefano:
«Aveva un cuore pieno di sogni»
(Foto/Video)

SAN SEVERINO - Gli amici hanno lasciato un volante e un coprimotore firmato vicino al feretro di Stefano Fiori, il 21enne morto giovedì in un incidente stradale. Oggi il funerale nella chiesa di San Domenico. L'abbraccio tra la mamma, Linda, e la madre di Stefano Marrese (pure lui morto in un incidente). La sindaca Rosa Piermattei: «L’asfalto continua a inghiottire i nostri giovani». Il ricordo di un’amica, Chiara Menconi: «Hai sempre avuto il sorriso, la battuta pronta, la voglia di far stare bene chi ti stava intorno»

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Il funerale dei Stefano Fiori
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Il funerale di Stefano Fiori. Il feretro e davanti volante e coprimotore firmato dagli amici

di Francesca Marsili (Foto e video di Fabio Falcioni)

«A voi ragazzi, a voi amici di Stefano e di tutti i giovani che abbiamo pianto su queste strade, dico con la forza della disperazione: custodite la vita. È un dono immensamente fragile. Noi adulti abbiamo cercato di darvi tutto, ma non possiamo essere sempre con voi. Quando vi mettete alla guida, portate con voi il ricordo di chi non c’è più: fate che la loro memoria diventi la vostra protezione». Con la voce rotta dall’emozione, la sindaca di San Severino Rosa Piermattei ha dato voce a una città intera per l’ultimo saluto a Stefano Fiori, il 21enne settempedano morto per un incidente stradale giovedì sera lungo la Provinciale 361, dentro la sua Bmw che tanto amava.

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A quindici giorni di distanza dalla morte di Stefano Marrese, anche lui 21enne, la città dice addio ad un altro giovane. Per Stefano Fiori, quella per i motori era più di una passione, che aveva trasformato nel suo lavoro, in un’officina meccanica di Passo di Treia. E proprio i motori lo hanno accompagnato fino all’ultimo: sotto la bara, davanti all’altare, gli amici hanno sistemato un volante e un coprimotore Bmw che hanno firmato. All’uscita del feretro il rombo delle auto dei suoi amici. Un’immagine semplice, che più di qualsiasi parola ha raccontato chi era.

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Il sindaco Rosa Piermattei al funerale

La chiesa di San Domenico oggi non è riuscita a contenere tutti. Soprattutto ragazzi: giovani con gli occhi gonfi, stretti gli uni agli altri, compagni di serate, di lavoro, di pomeriggi passati con le mani nei cofani. In prima fila mamma Linda. Una donna che la vita ha già colpito duramente: appena un anno fa aveva perso il marito, Fabio Fiori. Accanto a lei, in uno dei momenti più strazianti della cerimonia, c’era la madre di Stefano Marrese, l’altro ventunenne settempedano morto in un incidente stradale appena quindici giorni fa. Due madri, due figli con lo stesso nome e la stessa età, un unico dolore. Il loro abbraccio silenzioso ha fatto calare il gelo in tutta la chiesa.

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Una vicinanza che la prima cittadina ha dimostrato anche con una scelta precisa: oggi non è partita per il Vaticano, dove i colleghi sindaci del cratere sono stati ricevuti in udienza dal Papa. Ha preferito restare a San Severino, al fianco della madre di Stefano. Per la giornata delle esequie aveva proclamato il lutto cittadino, annullando tutti gli eventi di Halloween in programma.

«Prendere la parola oggi è il compito più difficile, più doloroso e più ingiusto che un sindaco possa trovarsi ad affrontare – ha detto la sindaca –. Ci sono momenti in cui il ruolo istituzionale cede il passo allo strazio. Siamo qui, attoniti e nell’oscurità, a salutare il nostro Stefano: un giovane forte, generoso, con il cuore pieno di sogni, di speranze, di quella passione per i motori che accendeva i suoi occhi. Sogni che si sono spezzati in un attimo, sull’asfalto freddo delle nostre strade. Solo pochi giorni fa, in questa stessa chiesa, la nostra comunità piangeva un altro suo figlio, Stefano Marrese, insieme a un’altra giovane, Gaia, di una comunità vicina a noi. Oggi ci ritroviamo di nuovo qui, impietriti di fronte al medesimo strazio. Le nostre strade sono ormai macchiate da troppo, ingiusto, inaccettabile sangue. L’asfalto continua a inghiottire i nostri figli, a strappare alla vita la nostra gioventù più bella, a lasciare famiglie distrutte e un vuoto che nulla potrà mai colmare. Non c’è una spiegazione logica che possa consolare il cuore di una mamma quando la terra si capovolge e le porta via un figlio».

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Prima del congedo, la sindaca è tornata a rivolgersi ai giovani. «Abbiate cura di voi stessi e dei vostri amici. Voletevi bene, state insieme, perché la cosa più grande è l’amore, è l’amicizia. Ritroviamoci tutti nella nostra bella piazza a festeggiare, non di nuovo qui. Noi più grandi vi vogliamo bene, anche quando vi sgridiamo: siete la nostra luce per il futuro». E un’ultima richiesta: «Vi chiedo di stare accanto a questa mamma, rimasta vedova un anno fa e che oggi perde la sua gioia. Confido in voi, come noi saremo accanto a lei».

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A celebrare la messa è stato fra Luciano Genga, parroco della basilica di San Lorenzo e custode del santuario di San Pacifico, che nell’omelia ha invitato a cercare una luce dentro una tenebra così profonda.

«Due ragazzi con lo stesso nome, la stessa età, grandi passioni e una grande voglia di vivere – ha detto –. Ora Stefano vive per sempre tra le braccia del Padre, insieme a suo padre, salito al cielo un anno fa. Anche per me non è facile, dopo appena quindici giorni, salutare un altro giovane». Poi il pensiero rivolto ai ragazzi: «Stefano aveva una grande passione per i motori e faceva il meccanico, un lavoro che richiede pazienza, attenzione, dedizione. È importante coltivare le proprie passioni, ma oggi dobbiamo trasformarle in una risposta a un dolore così grande: facciamo in modo che sfocino nell’amicizia, nel rispetto, nel bene verso gli altri».

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Poi è stato il momento degli amici. Chiara Menconi ha letto una lettera, senza riuscire a trattenere le lacrime: «Hai sempre avuto il sorriso, la battuta pronta, la voglia di far stare bene chi ti stava intorno. Eri solare, sempre pronto ad aiutare gli altri senza aspettarti niente in cambio. Per molti eri un fratello, per altri qualcosa di più. Certe persone, anche se non hanno il nostro stesso sangue, riescono a diventare famiglia».

E poi l’elenco di ciò che mancherà: «Ci mancherà ballare con te fino all’alba, perché con te la festa non finiva mai. Ci mancheranno i pomeriggi passati ad aggiustare le nostre auto: tu eri sempre pronto a sporcarti le mani pur di vederci sorridere. Ci mancheranno le volte in cui saliremo in macchina e partirà una canzone che avevamo cantato insieme. Più di tutto ci mancherà il tuo cuore, ma ognuno di noi ne porta dentro un pezzetto. Sappiamo che starai sempre sulla nostra spalla destra e ci proteggerai da lassù. Buon viaggio, angioletto».

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Chiara Menconi e gli amici di Stefano Fiori

Quando il feretro ha lasciato la chiesa, sul sagrato lo attendevano decine di auto. I motori accesi, i rombi a coprire il silenzio, gli applausi: il saluto più sincero che i suoi amici potessero dedicare a Stefano, il ragazzo che dei motori aveva fatto la sua vita.

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