Il Pd chiama la minoranza e bacchetta:
«Con Pupilli e Torregiani 330 voti in meno:
la maggioranza è ancora tale?»

CASTELRAIMONDO - Il coordinatore comunale dem Mario Cavallaro annuncia un incontro con i consiglieri di opposizione dopo le dimissioni del vicesindaco: «Fallimento ormai irreversibile di questa maggioranza: il sindaco non può limitarsi alle giustificazioni»

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Mario Cavallaro, coordinatore comunale del pd

Formare un asse civico con la minoranza consiliare con vista sulle elezioni comunali per «avviare insieme una iniziativa a cui chiameremo tutti i cittadini di buona volontà interessati ad un impegno civico che risolva questa ormai insostenibile situazione». Tradotto: tentare di battere un centrodestra che a Castelraimondo ha mostrato più di qualche crepa nell’ultimo anno con le dimissioni del vicesindaco Roberto Pupilli e l’esclusione dell’assessora Elisabetta Torregiani. Il Pd ci prova e ieri si è riunito in assemblea per valutare la situazione e organizzare un incontro con il resto dell’opposizione.

«Le dichiarazioni che il vicesindaco dimissionario ha rilasciato rendono chiaro che non si tratta di un contrasto personale, ma di una serie di gravi questioni, fra cui l’affermata esistenza persino di condizionamenti esterni all’attività amministrativa, che Pupilli ha ritenuto di non poter tollerare oltre, giungendo ad un passo così significativo e forte anche politicamente come le dimissioni – dice l’ex senatore Mario Cavallaro, coordinatore comunale del Pd – la situazione è grave, sia perché la carica di vicesindaco è molto importante nell’amministrazione dei comuni, tanto che è l’unico soggetto legittimato a sostituire il sindaco in caso di dimissioni o impedimento, sia perché questo episodio si aggiunge all’epurazione dell’assessora Torregiani, le cui motivazioni non sono state mai ben chiarite e che comunque non risultano motivate in alcun modo con inadempienze ascrivibili a quella rappresentante cittadina, con importanti deleghe nell’amministrazione».

La cosa politicamente rilevante, per Cavallaro, è che non si tratta di due personalità esterne nominate secondo la discrezionalità del sindaco Patrizio Leonelli o della maggioranza insediatasi dopo le elezioni ma di cittadini eletti, prima di essere nominati nella giunta, consiglieri comunali e quindi rappresentanti della volontà di chi li ha eletti. «Avendo riportato complessivamente un gran numero di preferenze, in totale ben 330 di elettori del centrodestra, essi non hanno più in consiglio la rappresentanza che avevano scelto, il che influenza oggettivamente molto significativamente l’originario risultato di 1451 voti conseguiti dal candidato sindaco del centrodestra e la sua legittimazione popolare – aggiunge Cavallaro – ciò impone, a nostro avviso, al sindaco ed alla maggioranza una valutazione che non può arrestarsi ad una giustificazione, per di più reiterata, di condotte che si vorrebbero far rientrare nelle incomprensioni personali, ma deve consentire alla città di verificare se le istituzioni cittadine hanno ancora una rispondenza con le scelte che il popolo aveva compiuto eleggendo i suoi rappresentanti. Il Pd continua fra l’altro a ritenere che, nelle gravi difficoltà del presente, comprese quelle della ricostruzione, ma anche delle severe critiche istituzionali che stanno suscitando alcune pratiche avviate dall’amministrazione, occorra un necessario e rapido cambiamento che consenta, dopo il fallimento ormai irreversibile della maggioranza al governo della città, un rilancio dell’iniziativa politica e un’attenzione forte alla sua economia, per sostenere i cittadini, con particolare riferimento alle attività produttive, al lavoro e a coloro, sempre più numerosi, che sono in difficoltà».

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