Indennità ai consiglieri,
Blarasin: «Inopportuno»
Psi: «Serve una riforma più ampia»

MACERATA - Continuano a emergere posizioni contrapposte all'interno dei vari schieramenti politici sulla proposta di Luciano Pantanetti (sottoscritta da dieci rappresentanti della maggioranza compreso il sindaco). Contrario il consigliere passato al Gruppo misto e ora in quota Futuro Nazionale: «Le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate ai bisogni della città». Sostegno da Antonio Zaccagnini: «Chi è lavoratore autonomo, di fatto, toglie all’attività lavorativa l’impegno in assise»

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A sinistra Andrea Blarasin (Gruppo misto, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia e passato a Futuro Nazionale) e destra Antonio Zaccagnino (Avanti – Psi)

di Alessandra Bastarè

Non si placa la discussione sull’ordine del giorno della riforma del trattamento economico dei consiglieri comunali che approderà lunedì in Consiglio comunale a Macerata. L’atto, presentato da Luciano Pantanetti e sottoscritto da dieci consiglieri di maggioranza (compreso il sindaco) è un invito all’amministrazione a promuovere con l’Anci un percorso che possa portare alla sostituzione del gettone di presenza con un’indennità di funzione mensile per i rappresentanti eletti nell’assise cittadina.

Una proposta che sta facendo discutere e che registra posizioni contrapposte all’interno dei due schieramenti. Mentre a firmare l’odg di Pantanetti (minoranza) sono stati dieci rappresentanti della maggioranza, Movimento 5 Stelle, Pd e Strada Comune, nei giorni scorsi, hanno mostrato la loro contrarietà annunciando il voto non favorevole in aula.

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Andrea Blarasin (Gruppo misto)

A intervenire sulla proposta di indennità mensile ai consiglieri c’è anche Andrea Blarasin, eletto nelle fila della maggioranza con Fratelli d’Italia, passato al Gruppo misto e oggi in quota Futuro Nazionale. «Pur comprendendo lo spirito della proposta, voterò contro l’ordine del giorno. La dignità del ruolo di consigliere comunale non si misura dall’entità del compenso – ha detto -. In una fase di difficoltà economica e sociale, in cui molti cittadini sono costretti a fare sacrifici, chiedere un aumento dei compensi dei consiglieri rischia di trasmettere un messaggio inopportuno. È lo stesso principio che mi ha portato a oppormi all’istituzione del capo di gabinetto: le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate prioritariamente ai bisogni della città e dei cittadini, non ad accrescere i costi della politica. Del resto, in particolare il centrodestra ha sostenuto negli anni, a livello nazionale e nei territori, iniziative concrete per ridurre tali costi, dal taglio del 10% delle indennità previsto dalla Finanziaria del 2006 alle mozioni e agli ordini del giorno presentati negli enti locali.  Questa linea politica deve restare coerente anche nelle scelte di oggi, soprattutto quando si decide come impiegare le risorse pubbliche» ha concluso Blarasin.

Un sostegno alle motivazioni portate avanti da Pantanetti, arriva da Avanti – Psi Macerata che spiega, tramite il coordinatore Antonio Zaccagnino, «che per i consiglieri di Macerata è prevista un’indennità di 32,54 euro per ogni presenza. Non è stato lo stesso per i grandi comuni. Quelli superiori a 1 milione di abitanti col tempo sono passati dal gettone di presenza a un vero indennizzo calcolato su un quarto dell’indennità del sindaco, quindi cifre mensili più che riguardevoli. Per i sindaci e gli assessori c’è stato un progressivo adeguamento delle indennità, fino all’ultimo, fatto con la legge di bilancio dell’anno 2022, mentre per i consiglieri tutto è rimasto fermo all’anno 2000. Bisogna anche tenere conto che il consigliere comunale lavoratore dipendente ha diritto alla giornata di assenza retribuita e quindi il gettone di presenza è un di più, non è la stessa cosa per il consigliere comunale lavoratore autonomo che di fatto toglie all’attività lavorativa l’impegno in consiglio comunale».

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Antonio Zaccagnino (Avanti – Psi)

«La funzione del Consiglio è valorizzata con il potenziamento della funzione del singolo consigliere comunale che è espressione del principio democratico dell’ente locale – continua Zaccagnino – e rappresentante della collettività che lo ha eletto, quindi funzionale non a un interesse personale del consigliere ma di un interesse pubblico in virtù del mandato conferitogli. Una sorta di diritto-dovere del consigliere di essere attore della vita politica e amministrativa. Pantanetti ha ben e chiaramente argomentato il suo ordine del giorno che ha trovato riscontro anche tra i consiglieri di maggioranza nonché dello stesso sindaco. Argomentazioni non legate al semplice aspetto economico ma soprattutto riguardanti la qualità della funzione di consigliere comunale al quale non basta la sola presenza in aula ma deve studiare gli argomenti, fare approfondimenti, per svolgere bene il ruolo al quale è stato eletto».

A livello parlamentare la discussione è già aperta dato che «sono stati presentati, trasversalmente, alcuni emendamenti che tendono al superamento dell’attuale gettone di presenza verso un sistema parametrato all’indennità del sindaco, che per comuni come Macerata è proposto intorno al 18% – continua Zaccagnino -. Da socialista sono abituato a guardare “Avanti”, a vedere oltre il semplice dibattito sul gettone di presenza o indennità mensile, non alla riformina o modifica legislativa. Ma a un dibattito su una riforma molto più ampia. Penso ai piccoli e piccolissimi comuni che sono ridotti a sei consiglieri, a volte anche senza assessori. Quale democrazia rappresentativa possono avere? Quale delle funzioni vere del consiglio comunale possono rappresentare? Una vera riforma giusta e democratica è il superamento dei tagli dei consiglieri comunali per tutti i comuni e soprattutto per i piccoli e piccolissimi, ripristinandone il numero antecedente. Solo dopo è giusto discutere anche di indennità. Magari rivedendo l’intero sistema degli enti locali territoriali dal sindaco agli assessori fino ai consiglieri comunali eliminando anche l’attuale disparità con le grandi città metropolitane» conclude.

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