Apm, l’analisi di Cherubini:
«Il compenso per due dirigenti
è quasi il 9% dell’utile totale»
MACERATA - Il pentastellato interviene dopo che sono stati resi noti i compensi dei vertici: «Segno più nei bilanci grazie alle bollette dell'acqua. Trasporti, farmacie e sosta sono i settori in cui la gestione può fare la differenza, ed è lì che si evidenziano effetti deboli. Il premio di risultato 2024 al direttore Stefano Cudini è stato riconosciuto in un anno in cui i trasporti perdevano 348mila euro»

Roberto Cherubini
«Un’azienda che vive grazie alle bollette e paga i vertici con i margini dell’acqua non ha un futuro, a meno che i manager non dimostrino di saper far rendere gli altri settori». Ad analizzare i bilanci 2023, 2024 e 2025 dei vari settori gestiti da Apm (acqua, trasporto, farmacie, sosta, lampade votive e fotovoltaico) è Roberto Cherubini, eletto nelle scorse amministrative nelle fila del Movimento 5 Stelle ha lasciato il posto in assise ad Alice Verdicchio. L’analisi del pentastellato arriva dopo la pubblicazione dei compensi dei dirigenti sul sito dell’azienda dopo anno di richieste e polemiche. «I due dirigenti insieme costano il 61% dell’utile prodotto da tutti i settori non idrici (537 mila euro) e quasi il 9% dell’utile totale. Il compenso del direttore generale equivale all’84% dell’utile della sosta (249mila euro) e a quasi tre volte quello delle farmacie (75mila). Il premio di risultato 2024 è stato riconosciuto in un anno in cui i trasporti perdevano 348mila euro e gli altri margini calavano».
Cherubini sottolinea come, «da consigliere ho sempre preteso chiarezza sulle performance economico-finanziarie delle nostre municipalizzate. Devo ringraziare il collega Claudio Carbonari che, per presentare un’interrogazione, ha ricostruito i dati. Dopo anni di richieste Apm ha pubblicato gli emolumenti dei dirigenti. Nel 2025 il direttore generale Stefano Cudini ha percepito 208.556 euro lordi, più 250 euro di missioni e i benefit (auto aziendale). L’altro dirigente, Simone Panduri, poco meno di 119mila euro. Sempre nel 2025 è stato pagato al direttore il premio di risultato relativo al 2024. In tutto sono circa 327mila euro lordi per due dirigenti. Sono cifre entro il tetto di 240mila euro previsto per i manager pubblici, ma vanno messe accanto ai risultati».
Il pentastellato evidenzia che in base ai bilanci 2023, 2024 e 2025 di Apm, «l’utile è figlio delle bollette. Nel 2025 l’acqua produce 3,22 milioni su 3,76 di utile, l’86%. Tutti gli altri settori messi insieme valgono 537mila euro. Dei 1,57 milioni di utile in più rispetto al 2024, 1,37 milioni (l’87%) arrivano dall’idrico. I ricavi dell’idrico crescono di 2,57 milioni, e quasi 2,5 milioni derivano dalla tariffa, aumentata del 7,4% annuo dopo il +7,8% del 2024. L’utile sale da 738mila a 2,02 milioni di euro. È un risultato pagato dai cittadini in bolletta. Nel risultato pesano inoltre componenti straordinarie: 768mila euro di ricavi “di entità o incidenza eccezionale” (in gran parte premialità Arera) e 645mila di eccedenza di fondi di anni precedenti, a fronte di un accantonamento di 850mila per i danni dell’alluvione».
Secondo Cherubini i settori dove un manager può davvero incidere e dove dovrebbero essere cercato i risultati della governance sono «i trasporti dove la perdita è ridotta rispetto al 2024 (da -348 a -88 mila), ma ancora negativa. I ricavi sono sostenuti dal corrispettivo del Comune (1,95 milioni) e dai contributi regionali, e il settore dipende dalla gara regionale. E poi ancora le farmacie dove l’utile sui 5 milioni di ricavi è di 75mila euro, l’1,5% (in calo rispetto ai 114mila del 2023) e infine la sosta dove il margine è in calo da 298 a 248mila euro (-17% in un anno). Sono questi i settori in cui la gestione può fare la differenza, ed è lì che i risultati sono deboli».
La concessione idrica è scaduta il 31 dicembre 2025 ed è stata prorogata dalla legge 26/2026 fino al 31 dicembre 2027. «Alla scadenza – spiega Cherubini – o si arriva a un affidamento in house o si va a gara, e Apm rischia di perdere la sua unica vera fonte di utili. Intanto i debiti verso le banche sono 29,4 milioni, in gran parte a tasso variabile. La posizione finanziaria netta è migliorata (24,3 milioni contro 27 nel 2024), ma lo stesso Consiglio di amministrazione, nella relazione sul rischio di crisi, segnala tre cose: l’indice di copertura del servizio del debito (Dscr) previsto per il 2026 è 1,00, cioè nessun margine di sicurezza sul servizio del debito; l’indice di liquidità primaria è 0,99, con un margine di tesoreria negativo (-239 mila euro) e, infine, c’è un disallineamento tra l’ammortamento delle opere (30-40 anni) e la restituzione dei mutui (10-15), con una scarsa propensione delle banche a finanziare società giunte a fine concessione. Il rischio di crisi viene comunque giudicato “da escludersi”. L’utile 2025 viene interamente trattenuto a riserva, senza dividendi ai soci».
Restano, per il pentastellato, delle domande. «Dov’è il piano industriale per il “dopo-idrico”? Perché la tabella di sintesi è uscita dalla relazione, rendendo più faticoso il controllo dei consiglieri e dei cittadini? Su quali obiettivi è stato calcolato il premio di risultato 2024 del direttore generale, visto l’andamento dei settori gestionali? Con quale procedura sono stati selezionati i due dirigenti? Apm dichiara di avere un regolamento per il reclutamento del personale e uno per il conferimento degli incarichi: chiedo di conoscere come sono stati applicati. Nella relazione sul governo societario si legge che la funzione di responsabile anticorruzione è stata affidata a un’amministratrice perché la società non ha tra i dipendenti dirigenti compatibili con il ruolo. Come si concilia con due dirigenti che costano 327 mila euro l’anno? Dobbiamo dire chiaramente ai cittadini – conclude Cherubini – cosa vogliamo che sia Apm dopo l’acqua. Un’azienda che vive grazie alle bollette e paga i vertici con i margini dell’acqua non ha un futuro, a meno che i manager non dimostrino di saper far rendere gli altri settori».
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Alle municipalizzate non si dovrebbe chiedere l’utile, ma un servizio standard. Esse infatti sono tenute a tenere bassi i costi (costi sociali) e allora ne consegue una perdita, perdita che viene ripianata in parte con le tasse e le imposte comunali e in parte con i finanziamenti regionali e statali.