Lavori alla chiesa di Santa Maria della Porta:
«Restituirla alla comunità entro un anno»
MACERATA - Il vescovo Nazzareno Marconi ha benedetto l'avvio del cantiere. L'intervento riguarda il consolidamento delle volte strutturali e delle murature e il ripristino degli elementi decorativi. Il sindaco Sandro Parcaroli: «Un gioiello incastonato nel cuore della città che racchiude strati di storia antichissima»

La benedizione all’interno della chiesa di Santa Maria della Porta
Prendono il via i lavori della chiesa di Santa Maria della Porta a Macerata. Il vescovo Nazzareno Marconi, questa mattina, ha benedetto il cantiere alla presenza del sindaco Sandro Parcaroli e degli assessori Andrea Marchiori e Giuseppe Romano.

I lavori, finanziati dall’ordinanza del Commissario alla ricostruzione, sono finalizzati alla riparazione dei danni causati dal terremoto, in particolare il consolidamento delle volte e delle murature e la contestuale revisione, messa in sicurezza e il ripristino degli elementi decorativi. L’intervento di restauro è stato progettato dall’architetto Stefano Pasquali in collaborazione con gli ingegneri Daniele Menghi e Aldo Tuzio e Milko Morichetti, col coordinamento dell’Ufficio sisma della Diocesi di Macerata. L’intervento sarà eseguito dall’impresa Paolini Simone.

Il vescovo Nazzareno Marconi
«La chiesa dedicata all’Assunta – ha detto il vescovo Marconi – ha un duplice significato. Da un lato la Vergine, come castellana, era invocata a protezione della comunità, dall’altro stava a ricordare che, con il suo aiuto, siamo chiamati a entrare nella Gerusalemme del Cielo. I lavori restituiranno ai maceratesi la chiesa superiore che tornerà alla sua funzione di luogo di culto, preghiera e meditazione. Non solo. La Diocesi è particolarmente impegnata anche nella valorizzazione della parte inferiore del complesso, più antica e di grande rilevanza storica e artistica, per lungo tempo sottoutilizzata. L’obiettivo è far tornare questi spazi alla comunità entro un anno».

«Si tratta di un luogo straordinario, un vero gioiello incastonato nel cuore di Macerata che racchiude in sé strati di storia antichissima – ha aggiunto il sindaco Parcaroli -. Sarà restituito alla città un bene culturale più sicuro e più bello, grazie al restauro delle superfici decorate, offese dal terremoto. Custodire la nostra storia significa garantire un futuro alla nostra attrattività e al nostro senso di appartenenza».

L’impianto originario della chiesa risale al X secolo. Dedicata all’Assunta, fu poi soprannominata “della Porta” perché adiacente alla porta meridionale dell’antico castello di Macerata. La struttura, oggi identificabile con la cripta, è accessibile da piaggia della Torre, dove apre il suo portale romanico, mentre su via Padre Matteo Ricci se ne scorgono le finestre a feritoia, con strombatura esterna. La struttura attuale fu eretta alla metà del XIV secolo. La decorazione interna fu eseguita nel 1914 dal professor Ferranti di Tolentino che, su commissione del priore don Tommaso Staffolani, traspose in figura una profonda riflessione teologica sull’Assunzione della beata Vergine Maria, che di lì a poco, nel 1950, sarebbe stata poi solennemente proclamata quale dogma di fede. Tra le opere pittoriche, notevoli sono il Sant’Antonio dipinto da Giovanni Baglioni nel 1628 per la prima cappella a cornu epistolae, e l’Assunta di Domenico Corvi, della seconda metà del Settecento, per l’altare maggiore, dove si venera il corpo di Sant’Innocenzo, martire.

Una bellissima notizia, specialmente per quelli che, come me, ci sono cresciuti sin da bambini e ci hanno fatto i chierichetti. Rivederla mi riporta alla mente Don Terzo Fratini, che ne è stato l’ultimo rettore, e Don Domenico Foglia, che ne è stato l’ultimo parroco. Anche la sagrestia e i passaggi interni per arrivare all’altare sono di particolare bellezza e unicità.
Sono contento che ritorni a vivere.
“Far tornare questi spazi alla comunità “. Come la chiesa di San Giovanni, aperta solo alla loro comunità?
Si stanno decidendo di fare restaurare tutte le chiese di MACERATA distrutte dal violento sisma del 2016, meno la CATTEDRALE DUOMO SAN GIULIANO xche’?
@ Filippo Davoli….non è stato Don Primo Fratini ..fratello di Don Terzo ..l ultimo rettore di Santa Maria della Porta .???
Una chiesa da restaurare non manca mai, ma quanti milioni costa alla collettività?
Con un Sindaco vero cattolico certificato, il minimo una volta vinto, è ristrutturare tutte le chiese, costi quel che costi.
Ottima idea. E’ una delle Chiese più suggestive, anche per me. Ci sono sempre passato, in silenzio e nella meditazione.
Ode a li Flagellanti
’Ntra li strade de Macerata,
sotto ’o cielo de sangue e de cenere,
camminano li frati scunnusi,
’a carne nuda sotto ’a disciplina.
’A frusta canta,
corde e nodi de legno,
e ’o sangue cola
comme acqua de fiume malato.
Uommene de ogni ceto,
’a faccia ’nterra,
cercano pace ’ntra ’e guerre,
caccia ’a carestia e ’a pesta nera.
’O regno de lo Spirito
se aproccia ’ntra ’e grida mute,
’ntra ’e processione ca se perdeno
’ntra ’e nebbie de ’a sera.
’O battito se sparge
comme peste ’ntra ’e ossa.
Ma ’a croce se chiude,
’o papa parla,
e ’o fanatismo se spegne
’ntra ’o silenzio de li campi.
Resta solo ’o sangue
ca se secca ’nterra,
e ’a luna ca guarda
li corpi battuti,
già morti ’ntra ’o peccato.
Orbene, in quell’anno di grazia che fu il MCCLX, nella terra umbra di Perugia, ove già le mura serbavano l’eco di antiche processioni e di visioni gioachimite, sorse, quasi da una ferita aperta nel tessuto stesso della storia, la Confraternita dei Flagellanti — o Disciplinati, o Battuti, secondo le varie e mutevoli denominazioni che il popolo e la cronaca lor diedero. Non già monaci di chiostro, ma laici d’ogni ceto, uomini (e rarissime donne) che, mossi dall’eremita francescano Raniero Fasani, si disposero in lunghe e silenziose schiere, quasi figure di un affresco non ancora dipinto, e si denudarono parzialmente il torso, offrendo la nuda carne alla disciplina: quella frusta di corde annodate, o di legni e metalli, che scendeva ritmica e implacabile, tracciando sul dorso rivoli di sangue vivo, vermiglio e lucente sotto la luce crepuscolare.Era, quella, non mera penitenza, ma teatro sacro e terribile: un rituale di espiazione collettiva, ove il corpo flagellato diveniva altare e vittima insieme, volto a placare le ire divine, a allontanare guerre e carestie, epidemie e flagelli, e a preparare, nell’attesa gioachimita, il regno dello Spirito. Si mossero allora, da Perugia, quelle processioni, e dilagarono per l’Italia centrale e settentrionale, poi oltre i monti, in Germania, in Boemia, in Polonia, in Francia, sino a raggiungere, nella metà del Trecento, al tempo della Peste Nera, il loro apice di fervore e di orrore: quando le vie delle città si affollavano di corpi battuti, di grida soffocate e di sangue che colava sulle pietre, quasi un fiume di porpora che la storia stessa non sapeva più contenere. La Chiesa, dapprima tollerante, quasi contemplasse in quelle scene una nuova e popolare iconografia della Passione, presto mutò giudizio: Alessandro IV nel MCCLXI, e più tardi Clemente VI nel MCCCXLIX, proibirono e condannarono il movimento, temendo che da tale estasi di carne e di sangue potessero generarsi eresia, fanatismo e insofferenza all’autorità. E così, come un quadro che si dissolve nella penombra di una cappella abbandonata, la Confraternita dei Flagellanti si spense, lasciando soltanto il ricordo di quella processione eterna: corpi denudati, discipline che battono, sangue che brilla, e il silenzio arcano di un’età che, nell’autoflagellazione pubblica, aveva cercato di dipingere, con colori di carne viva, l’apocalisse e la redenzione.
NESSUNO RISPONDE A QUANDO SARA’ IL TURNO DEL DUOMO.