Morto Massimiliano Cencelli,
padre dell’iconico manuale.
E’ stato sindaco di Caldarola
LUTTO - Si è spento a Roma a 90 anni. Il rapporto con il piccolo comune nasce a seguito del matrimonio con Elena Lucentini, una cugina di Fedro Buscalferri, partigiano, allora storico impiegato dell'anagrafe comunale. Rimase primo cittadino solo un anno per via di crescenti impegni nella Capitale

Massimiliano Cencelli durante un incontro
di Francesca Marsili
È morto ieri, a 90 anni, Massimiliano Cencelli, funzionario della Democrazia Cristiana degli anni ’60 e padre del famoso “Manuale Cencelli”: un metodo per distribuire incarichi tra partiti e correnti in proporzione al loro peso politico. Si è spento a Roma, dove era nato.
Se l’Italia ne ricorda il suo “algoritmo politico”, la lunga carriera romana e la profonda influenza nelle dinamiche della Dc, la storia locale ne custodisce un capitolo meno noto: il suo profondo legame con Caldarola, di cui fu sindaco tra il 1970 e il 1971.
Il rapporto tra Cencelli e il piccolo comune maceratese nacque negli anni Sessanta a seguito del matrimonio con Elena Lucentini, cugina di Fedro Buscalferri, partigiano, allora storico impiegato dell’anagrafe comunale e successivamente sindaco di Caldarola, dal 1980 al 1999. Per Massimiliano Cencelli, quelli che all’inizio dovevano essere semplici soggiorni estivi in famiglia nel borgo diventarono presto una concreta vicinanza alla comunità, trasformandolo in un punto di riferimento per il territorio.
Già negli anni tra il 1965 e il 1966, mentre rivestiva il ruolo di Sottosegretario al Turismo, Cencelli collaborò attivamente con la Pro Loco locale promuovendo convegni, iniziative culturali e manifestazioni sportive di forte richiamo. Tra queste spiccano il “Trofeo Centro-Tirreno”, la rassegna “Una settimana a Caldarola” e il Gran premio “La Caldarola d’argento”, celebre concorso musicale che metteva a confronto complessi ed esponenti musicali provenienti da entrambe le sponde dell’Italia centrale.
La sua intuizione politica e amministrativa si tradusse anche in progetti di valorizzazione turistica: grazie alla mediazione tra la Pro loco, l’amministrazione comunale e l’Enel, proprietaria dell’invaso, Cencelli promosse il finanziamento e la creazione della spiaggetta al lago di Caccamo. Il successivo passaggio al Ministero dell’Interno e la crescente autorevolezza di Cencelli coincisero con un periodo delicato per Caldarola. A cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, il comune doveva fare i conti con pesanti problemi economici e strutturali: i finanziamenti per la palestra scolastica erano bloccati, il teatro cittadino restava sbarrato e il tessuto manifatturiero locale, faticava a rinnovarsi per superare una profonda crisi di settore e il villaggio turistico pensato per nascere proprio sopra la spiaggetta del lago non vide mai la luce.
Al termine del mandato del sindaco Giorgio Gabrielli, la comunità locale vide nell’esperienza e nell’influenza di un politico inserito nei palazzi romani la chiave per sbloccare i nodi amministrativi del paese. Candidatosi alla guida del comune, Massimiliano Cencelli venne eletto sindaco di Caldarola nel 1970. La sua parentesi alla guida dell’Amministrazione si rivelò tuttavia breve: richiamato dai crescenti impegni politici e istituzionali nella Capitale, Cencelli rassegnò le dimissioni nel 1971. Il primo maggio dello stesso anno gli subentrò l’avvocato Nicola Fabbroni, che avrebbe poi guidato il comune per due mandati fino al 1980.
Cencelli si iscrisse alla Democrazia cristiana nel 1954. Ne diventò un funzionario negli anni seguenti e, in particolare, sarà segretario di Adolfo Sarti. Successivamente fu collaboratore di Nicola Mancino, prima che questi divenne Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Cencelli, nel 2001, è fu candidato nella lista de La Margherita per il Consiglio comunale del Comune di Roma. Il suo nome non appartiene solo alla Prima Repubblica, ma è entrato a far parte stabilmente del linguaggio giornalistico, del vocabolario politico ed è citato anche nei testi universitari come oggetto di studio. Ancora oggi, a distanza di decenni, l’espressione “Manuale Cencelli” è usata per riferirsi al metodo di ripartizione di ruoli politici e governativi a esponenti di vari partiti o correnti in proporzione al loro peso.
Sembrava che fosse l’emblema del malaffare nella Prima Repubblica. Invece il Manuale Cencelli (ancora in vendita nelle librerie) si è rivelato, col senno di poi, un sistema che era in grado di calmierare e regolarizzare le spinte autoreferenziali e monocratiche, coadiuvato dal sistema dei partiti: una grande lezione di democrazia, che oggi è drammaticamente scomparsa, piegata dall’idolatria dell’uomo solo (o dell’uomo forte; o della donna forte!) al comando.
Come scrive San Paolo, “L’ottimo è nemico del buono” e noi, per far meglio, siamo andati a finire molto molto peggio.