La lite, lei lo blocca sul cellulare
e lui appicca l’incendio in casa:
denunciato il 31enne
TOLENTINO - I carabinieri hanno ricostruito quanto accaduto questa mattina. La compagna del giovane si era allontanata la sera prima. Oggi l'uomo, cubano, scoperto che non la poteva contattare al telefono ha bruciato un materasso e danneggiato l'abitazione. L'immobile è stato messo sotto sequestro

Incendio doloso di Tolentino
di Francesca Marsili
Una lite, per gelosia. Poi la scintilla, innescata quando ha scoperto che lei aveva bloccato il suo numero di telefono. Sarebbe questo il motivo alla base del gesto del 31enne cubano che verso le 8 di questa mattina ha dato fuoco al materasso nell’abitazione della sua compagna, una 28enne sudamericana che vive a Tolentino. L’uomo è stato denunciato.

Il sequestro dell’immobile
L’ipotesi di reato è incendio doloso (le indagini dei carabinieri sono coordinate dal sostituto Manfredi De Aloysio). Per far luce sulle cause che hanno innescato l’incendio, sul posto è intervenuto anche il Nucleo investigativo antincendi dei vigili del fuoco. Arrivato da Ancona è rimasto nell’abitazione per effettuare i rilievi fino al primo pomeriggio di oggi, repertando alcuni oggetti.

La coppia, stando a quanto è stato ricostruito, ieri sera ha avuto un diverbio. Poi, la giovane sudamericana è uscita con le amiche, mentre l’uomo è rimasto a casa di lei, dove si era stabilito da circa un paio di mesi.
Questa mattina, sempre in base a quanto è stato sin qui ricostruito, dopo aver scoperto che la donna aveva bloccato la sua utenza telefonica sullo smartphone, il 31enne avrebbe appiccato un incendio dando fuoco al materasso del letto.
Non solo, in preda all’ira ha dato in escandescenza devastando l’appartamento. A chiamare il 112 sono stati i vicini, dopo aver visto uscire del fumo dall’abitazione. All’arrivo dei carabinieri l’uomo è stato fermato mentre usciva dal portone dell’edificio e portato in caserma.

Mentre i vigili del fuoco del distaccamento di Tolentino hanno domato l’incendio e evitato il propagarsi delle fiamme, rimaste comunque circoscritte. Ad occuparsi delle indagini i carabinieri della Compagnia di Tolentino. L’appartamento, in via Fratelli Cervi, dove la donna viveva da circa un anno, è stato posto sotto sequestro, a disposizione del magistrato incaricato di far luce sull’episodio. Per il 31enne c’è stata la denuncia per incendio doloso.

Ha un diverbio con la fidanzata, prova a dar fuoco alla casa
Bruciava di gelosia.
Poveracci i proprietari di casa.
Risorse
Un altro fatto con dinamiche analoghe è accaduto a Trieste, dove una lite domestica in un condominio è sfociata in un incendio doloso che ha costretto all’evacuazione dell’intero stabile, oppure a Treviso, dove un litigio ha portato all’incendio di un appartamento all’interno di un condominio.
https://tg24.sky.it/cronaca/2025/08/14/trieste-litiga-compagna-incendia-appartamento
https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/22_ottobre_06/treviso-condominio-fuoco-la-lite-coppia-fidanzati-denunciati-3f2b55e4-4554-11ed-878a-df7c56c0199a.shtml
Episodi di questo tipo rappresentano una manifestazione patologica di gestione del conflitto e del sé. Analizzare gesti simili richiede di osservare la dinamica tra l’impulso, la frustrazione e la percezione del mondo circostante.
Analisi Psicologica: La rottura dell’Io
In psicologia, un atto del genere può essere interpretato attraverso diverse lenti:
• Deficit di Regolazione Emotiva: La persona non possiede gli strumenti cognitivi o emotivi per gestire la frustrazione derivante dal conflitto (in questo caso con la fidanzata). L’emozione (la rabbia) diventa totalizzante: l’individuo non “prova” rabbia, ma “è” la rabbia.
• Narcisismo Fragile e Onnipotenza Distruttiva: Il gesto di incendiare il materasso è una forma di comunicazione violenta che mira a ripristinare un senso di controllo. Se non posso controllare la relazione, controllo l’ambiente, anche a costo di distruggerlo. È un comportamento infantile (“se non posso avere ciò che voglio, rompo tutto”) che ignora totalmente le conseguenze sugli altri.
• Dissociazione e “Tunnel Vision”: In quel momento, la capacità di empatia o di proiezione futura (le conseguenze penali, il rischio di uccidere persone, la perdita della casa) viene completamente inibita. Il mondo esterno cessa di esistere; esiste solo il fuoco che deve bruciare per placare un dolore interno insopportabile.
• Disturbo del Controllo degli Impulsi: Spesso associato a una fragilità strutturale della personalità, dove l’azione sostituisce la parola. La mancanza di un “filtro” tra stimolo (lite) e risposta (incendio) denota una grave immaturità psicologica.
IL PARALLELO CON IL LIBERISMO SFRENATO: “UNA FILOSOFIA DEL TRAUMA”
Il paragone che ipotizzi diventa ancora più lucido se guardiamo alla struttura dell’azione:
1. L’Io come centro gravitazionale: Nel liberismo estremo, l’individuo (o l’impresa) agisce come se il sistema che lo circonda fosse una risorsa illimitata o un palcoscenico di cui può disporre a piacimento. Quando il soggetto dell’articolo dà fuoco al materasso, sta negando l’esistenza del proprietario di casa, dei vicini e della comunità che ha costruito quell’edificio. Allo stesso modo, una visione economica che esclude la responsabilità sociale vede il profitto come un fine che giustifica la devastazione del “palazzo” comune (l’ambiente, i diritti dei lavoratori, la stabilità sociale).
2. La violenza come correttivo: Il 31enne usa il fuoco come correttivo per la “mancata accessibilità” della partner. Nel pensiero economico deregolamentato, la violenza (intesa come dumping sociale, distruzione della concorrenza, sfruttamento predatorio) è vista come
uno strumento legittimo per rimuovere gli ostacoli al proprio interesse. Entrambi non cercano il dialogo o il compromesso, ma l’annientamento dell’impedimento.
3. Il “costo” per gli altri: La frase del commentatore nel tuo link, “Poveracci i proprietari di casa”, riassume perfettamente il fallimento di questa logica. L’incendiario soddisfa il suo bisogno di scaricare la rabbia, ma il costo (la casa distrutta, il rischio di morte, i costi legali e di bonifica) ricade su terzi incolpevoli. È la traduzione esatta della privatizzazione dei guadagni e della socializzazione delle perdite: il “piacere” (o il sollievo) della vendetta è dell’aggressore, ma la rovina è collettiva.
In definitiva, l’episodio di Tolentino non è solo un caso di cronaca nera legato alla gelosia, ma la rappresentazione di una patologia del legame. La pretesa di gestire la realtà attraverso la distruzione anziché attraverso la negoziazione è il tratto che unisce l’individuo violento all’ideologia del profitto a ogni costo: entrambi soffrono di un’incapacità radicale di riconoscere che la propria esistenza è intessuta in una trama che non possiedono e che, se bruciata, finisce per consumare anche loro stessi.
(Gemini AI)
Ah, guagliù, sentite chesta voce chiara,
che ‘a sinistrella canta ‘ncopp’ ‘o palco ‘e Floris:
«Damm’ ‘o benvenuto, frate, e nun fa’ ‘a guerra,
‘a violenza nun se usa, è cosa ‘e malamente!»
Che bella frase, che bellu suono ‘e pace,
mentre ‘o degrado s’avota comme ‘o mare,
‘e scugnizzi cummannano ‘e palazzine,
e ‘o sangue se vede ‘ncopp’ ‘e mmarciapiedi scure.
Ma pecché ‘a gente applaude, ride e se cunzola?
Pecché tene ‘o pane assicurato, guagliù,
dinto a chillo Parastato gramsciano gruosso,
che te paga ‘o stipendio, ‘a pensione e ‘o sussidio.
Chi è impiegato ‘int’ ‘a RAI, ‘int’ ‘a scola, ‘int’ ‘o comune,
chi campa ‘e cooperative, ‘e progetti e ‘e fondazioni,
nun po’ vedé ‘o vero, ca si no se ne more,
ca si no ‘o sistema se ‘o magna comme ‘o cane.
«Damm’ ‘o benvenuto!» dice ‘o professore,
e se sente eroe mentre fora s’abbuffa ‘o ffuoco.
È ‘a filosofia ‘e chi nun risolve niente,
ma se sente buono, puro, e se ne fotte ‘e tutto.
O Parastato, mammeta ‘e tutte ‘e sinistre,
che fai crescere ‘e figlie ciecate e cuntente,
che lle dice «nun reagì, ca è fascista ‘o guaio»,
mentre ‘a città se sfa comme ‘na carta ‘e zucchero.
E così campammo, ‘int’ ‘a na favola amara,
dove ‘a violenza se cunzuma sulo ‘a uno lato,
e chi dice «accogli e parla» è eroe ‘e cartone,
mentre ‘o popolo vero se magna ‘e mazzate.
Ah Floris, ah sinistre belle ‘e chestu munno,
avite fatto ‘a pace ‘a parola magica,
ma ‘a realtà nun se cunzola c’ ‘e belle parole…
se cunzola sulo c’ ‘o coraggio e ‘a verità.
Viva ‘a Napule che ancora capisce,
e nun se fa cchiù abbuia’ c’ ‘e favole ‘e sinistra.
sarò antigo…ma moji e buoi dei paesi tuoi….ce canta sempre!!
cubano