Riaperto il castello di Pitino:
«Traguardo che ci riempie di orgoglio»
SAN SEVERINO - Il recupero è stato fatto con i fondi del Pnc per le aree colpite dal sisma: importo complessivo di 1 milione e 731mila euro. Il sindaco Rosa Piermattei: «Una struttura storica di valore inestimabile, un pezzo fondamentale della identità della nostra comunità». Il commissario Guido Castelli: «Pitino è un presidio culturale, un simbolo»

Pitino
Riaperto il castello di Pitino a San Severino. L’intervento di restauro e valorizzazione è stato realizzato grazie ai fondi comunitari europei stanziati nell’ambito del Piano nazionale complementare per le aree colpite dal sisma, per un importo complessivo di 1 milione e 731mila euro, gestiti dall’Ufficio del Commissario straordinario per la ricostruzione sisma.

Per l’amministrazione settempedana si tratta della quarta e ultima opera del Pnc che giunge a compimento, dopo il recupero del giardino storico monumentale “Giuseppe Coletti”, i lavori di rigenerazione urbana di via Cesare Battisti e il ripristino della strada comunale di Straccialena.
L’imponente cantiere ha completamente trasformato il complesso attraverso una serie di interventi mirati. Il primo grande passo è consistito nel ripulire l’intera area da cumuli di macerie, rovi e arbusti selvatici, provvedendo contestualmente alla messa in sicurezza delle mura perimetrali rimaste in piedi. Salendo a piedi dall’ingresso principale, il primo fabbricato che si incontra è stato interamente ricostruito nel rispetto assoluto della storia.
Basandosi sui vecchi rilievi, l’edificio è stato rifatto identico nelle dimensioni originali, recuperando le pietre originarie per il rivestimento esterno a faccia vista a secco. Oggi questo spazio rinasce come biglietteria e punto informazioni per i turisti ed è stato dotato di locali tecnici e servizi igienici precedentemente del tutto assenti.

Le opere hanno poi interessato il consolidamento della chiesa di Santa Maria della Pietà. La facciata d’ingresso dell’edificio, infatti, si stava pericolosamente ribaltando in avanti. Oltre al consolidamento generale, l’utilizzo di speciali apparecchiature capaci di scansionare il sottosuolo ha permesso di scoprire cavità e stanze sotterranee nascoste che stavano cedendo.
Queste sono state svuotate e i pavimenti sono stati rinforzati, mettendo in totale sicurezza le volte interrate. All’interno, i restauratori hanno riportato all’antico splendore i preziosi affreschi e gli apparati decorativi.
Grazie ai lavori si è proceduto poi al recupero della chiesa di Sant’Antonio Abate. In questo piccolo edificio in parte interrato, che presentava la volta parzialmente crollata, sono state rimosse le macerie ed è stato riaperto l’antico ingresso originario che in passato era stato murato.
L’area esterna, prima abbandonata a prato incolto e piena di insidie, è stata interamente recuperata. Sono stati realizzati nuovi percorsi pedonali con una pavimentazione speciale in cemento drenante che fa passare l’acqua piovana senza creare fango, delimitata da cordoli in pietra.

Tutti i percorsi sono stati progettati senza barriere architettoniche per permettere a chi ha difficoltà a camminare, chi usa un bastone o si muove in carrozzina, di passeggiare nel castello in totale comodità.
Inoltre è stato installato un moderno impianto di illuminazione pubblica per valorizzare il castello di notte, rendendolo frequentabile durante le sere d’estate, supportato da un impianto di videosorveglianza direttamente collegato alla Polizia Locale per garantire la massima sicurezza contro i vandalismi.

Il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, ha sottolineato l’importanza vitale di questo recupero per la comunità: «La riapertura del Castello di Pitino è un traguardo che ci riempie di orgoglio. Non restituiamo ai settempedani solo una struttura storica di valore inestimabile, ma un pezzo fondamentale della identità della nostra comunità. Il Castello di Pitino, infatti, da sempre è il custode della nostra storia, dei nostri ricordi, delle nostre radici di settempedani e dell’identità di tutto il territorio di San Severino. Oggi riconsegniamo a tutti un pezzo straordinario della nostra anima collettiva che torna finalmente a vivere».
Il primo cittadino ha infine lanciato un appello alla struttura commissariale perché siano messi a disposizione i fondi necessari per completare il recupero delle antiche mura del Castello.

Il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, senatore Guido Castelli, ha espresso grande soddisfazione per il raggiungimento di un traguardo importante come quello della riapertura al pubblico del monumento: «La riapertura del Castello di Pitino rappresenta un risultato importante del Piano Complementare Sisma e conferma come la ricostruzione possa diventare occasione di rigenerazione, tutela e valorizzazione del patrimonio.
Oggi restituiamo alla comunità un luogo che custodisce memoria, identità e paesaggio, un sito straordinario dove si intrecciano oltre duemila anni di storia e che torna finalmente ad essere pienamente fruibile in condizioni di sicurezza. Pitino è un presidio culturale, un simbolo dell’identità settempedana e un balcone affacciato sulle Marche capace di raccontare il legame profondo tra uomo, territorio e bellezza. Qui la storia incontra la natura e diventa esperienza da vivere, patrimonio condiviso e opportunità per il futuro delle aree interne. Ringrazio il sindaco Rosa Piermattei, il presidente della Regione Francesco Acquaroli per il costante sostegno al percorso di rilancio dei territori colpiti dal sisma, l’Usr Marche e tutti i tecnici, i professionisti e le imprese che hanno contribuito a questo intervento. La ricostruzione significa anche consegnare alle nuove generazioni luoghi sicuri, accessibili e capaci di continuare a custodire la memoria collettiva, trasformandola in una risorsa per la crescita culturale e turistica del territorio».

Il Castello di Pitino fu costruito originariamente nel XIII secolo sulla sommità del colle omonimo, a circa 11 chilometri dal centro storico e a 660 metri di altitudine, in una posizione strategica a controllo dell’alta valle del Potenza. Il sito sorge su un antichissimo e ricco insediamento piceno, il più importante dell’entroterra maceratese, che ha visto una vita ininterrotta dal VII al V secolo a.C. testimoniata dalle tre necropoli di Monte Penna, Frustellano e Ponte di Pitino, oltre a reperti risalenti fino al Paleolitico rinvenuti nelle campagne di scavo del Novecento. Secondo alcuni scritti la fondazione successiva si deve al nobile settempedano Marco Petilio nel XII secolo.

Nel Medioevo, il possesso strategico del castello scatenò lunghissime controversie armate tra San Severino, Treia, Cingoli, Tolentino e Camerino. Nel 1239 l’imperatore Federico II di Svevia lo cedette al comune di San Severino, che ne mantenne definitivamente il controllo anche dopo il passaggio sotto il controllo pontificio. L’ultimo assedio storico risale all’estate del 1426, quando fu invaso dalle truppe pontificie in lotta contro la signoria degli Smeducci. Dichiarato di notevole interesse storico-artistico e sottoposto a vincolo nel 1974, il complesso è stato infine acquistato dal comune di San Severino il 7 gennaio 1988 per avviarne la tutela definitiva.






Il Castello di Pitino è un’affascinante struttura fortificata situata nel comune di San Severino Marche, nella provincia di Macerata. Sorge in cima a una collina a circa 600 metri di altitudine, offrendo una vista panoramica straordinaria sul paesaggio collinare marchigiano e sulla valle del Potenza.
Ecco gli aspetti principali che caratterizzano questo luogo:
Storia e Origini: Il sito ha origini antichissime, con insediamenti che risalgono all’epoca picena e romana (nelle vicinanze sono state rinvenute importanti necropoli). Come fortificazione medievale, Pitino fu un castello strategico e lungamente conteso tra i comuni di San Severino e Camerino, subendo assedi e distruzioni nel corso dei secoli.
Cosa resta oggi: Dell’imponente struttura originaria rimangono suggestivi ruderi, tra cui ampi tratti delle mura perimetrali in pietra e, soprattutto, l’alta torre rettangolare che domina il profilo della collina, visibile anche da grande distanza.
La Chiesa di San Tommaso: All’interno del borgo fortificato si trova la chiesa di San Tommaso Apostolo, che conserva tracce di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi di scuola marchigiana.
Atmosfera e Visita: È una meta ideale per chi ama il trekking, la fotografia paesaggistica e il turismo lento. L’atmosfera che si respira tra i resti delle mura è sospesa nel tempo, immersa nel silenzio della natura circostante.
Il colle di Pitino è un luogo straordinario in cui si sovrappongono tre millenni di storia strategica e militare, dominando dall’alto dei suoi 600 metri la valle del Potenza, un’arteria fondamentale per i collegamenti transappenninici fin dall’antichità.
Ecco la ricostruzione completa della sua storia, dalle origini picene ai ruderi medievali che vediamo oggi.
1. L’epoca d’oro dei Piceni: Le Tombe Principesche
Molto prima che sorgesse il castello medievale, tra il VII e il V secolo a.C., il colle di Pitino era il fulcro di un ricchissimo insediamento piceno. La sua posizione elevata permetteva di controllare i flussi commerciali tra l’Adriatico e il Tirreno.
Le campagne di scavo archeologico (iniziate negli anni ’30 del Novecento) hanno riportato alla luce reperti eccezionali nella necropoli ai piedi del monte (località come Ponte di Pitino e Monte Penna). Si tratta di sepolture principesche di altissimo rango, caratterizzate dalla fase culturale nota come Orientalizzante piceno:
I corredi funebri: Nelle grandi tombe a tumulo sono stati trovati oggetti che testimoniano scambi commerciali a lunghissimo raggio: uova di struzzo decorate (di origine fenicio-cipriota), lebeti e calderoni in bronzo per i banchetti rituali, armi, elmi di tipo corinzio e persino i resti di carri da guerra in bronzo e ferro.
Il declino romano: Con la successiva romanizzazione del territorio e la nascita della vicina Septempeda (la moderna San Severino) a fondovalle, l’insediamento fortificato sul colle fu progressivamente abbandonato a favore delle aree pianeggianti, più comode per l’agricoltura e le vie di comunicazione romane. Gran parte di questi reperti eccezionali è oggi esposta al Museo Civico Archeologico “Giuseppe Moretti” a San Severino Marche, situato a Castello al Monte, e al Museo Archeologico Nazionale delle Marche ad Ancona.
2. Il Medioevo: Il Castello e le Guerre con Camerino
Con la fine dell’Impero Romano e l’inizio delle invasioni barbariche, la popolazione sentì di nuovo il bisogno di rifugiarsi in posizioni d’altura difendibili. Una leggenda locale attribuisce la rifondazione della rocca al nobile romano Marco Petilio (da cui deriverebbe il nome Pitino), ma la struttura fortificata vera e propria che vediamo oggi in rovina risale al XIII secolo.
Pitino divenne rapidamente il più grande e strategicamente importante castello del sistema difensivo di San Severino Marche. La sua imponenza e la sua posizione di confine lo resero il centro di furiosi scontri per generazioni:
La contesa con Camerino: Il castello si trovava esattamente sulla linea di frizione tra il comune di San Severino e i territori controllati dai Da Varano di Camerino. Fu assediato, danneggiato e ricostruito più volte.
La struttura originaria: Al culmine del suo splendore, il castello era una vera e propria cittadella fortificata autosufficiente, dotata di una doppia cinta muraria, torri di avvistamento rompitratta aperte verso l’interno (per evitare che i nemici se ne servissero se conquistate) e cisterne per l’acqua piovana in grado di resistere a lunghi assedi.
3. Cosa resta oggi sul colle
Oggi il profilo di Pitino è inconfondibile nel panorama dell’alto maceratese, caratterizzato da imponenti e romantici ruderi che testimoniano l’antica mole:
La Torre Maestra: È l’elemento più celebre, visibile a chilometri di distanza. Ha una pianta quadrilatera (circa 5,80 x 5,65 metri) e, sebbene sia parzialmente mozzata, svetta ancora per circa 23 metri d’altezza. I muri presentano un forte spessore alla base che si riduce verso l’alto tramite riseghe interne.
Le Mura e le Torri Rompitratta: Le cortine murarie meglio conservate si trovano sul fronte settentrionale: restano in piedi tratti alti più di 8 metri, interrotti a distanze regolari di circa 40 metri da torri rompitratta che raggiungono i 12 metri d’altezza. Rimangono anche i resti di una delle porte di accesso.
Gli edifici sacri all’interno: Dentro il perimetro murario rimangono due chiese. La più grande è la chiesa di Sant’Antonio (ricostruita intorno al XIX secolo con un campanile a cupolino), mentre la più antica conserva importanti frammenti di affreschi votivi del Quattrocento e Cinquecento di scuola marchigiana, purtroppo fortemente danneggiati dall’abbandono e dagli agenti atmosferici nel corso del tempo.
Oggi il colle è una meta straordinaria per chi apprezza il silenzio, l’archeologia dei paesaggi e lo studio delle strutture difensive medievali, offrendo una delle visuali più aperte sull’intera geomorfologia della vallata marchigiana.
Praticamente ora per esempio i castelli sulla Loira andranno in crisi ed i francesi dovranno ridarci la mostra Gioconda.
nostra
Ma infatti! Voci di corridoio ben informate dicono che Michelle e Barack abbiano già chiesto il preventivo per festeggiare a Pitino le prossime nozze d’argento (sì, lo so che le hanno già fatte, ma per Pitino sono disposti a risposarsi da capo). Pare che lo staff di Obama abbia chiamato in Comune dicendo ‘Yes we can’, ma l’assessore locale ha risposto: ‘Sì, ma prima dobbiamo finire il collaudo della torre e poi c’è la fila dei residenti’. Praticamente a Washington stanno rosicando nero.
(VIP AI)