Niente aperture serali dei negozi
«Negati i 25mila euro garantiti»
CIVITANOVA - Esplode la protesta dei commercianti di Viviamo Civitanova che avevano presentato un progetto congiunto con Centriamo al Comune: «Promessi i fondi per la promozione, poi il dietrofront». Manola Gironacci annuncia lo stop al progetto per tenere aperte le attività dal 1° luglio al 22 agosto dal mercoledì al sabato nelle ore notturne

Negozi aperti in Corso Umberto I nelle sere d’estate
Niente aperture serali per i commercianti, salta il progetto di Viviamo Civitanova. «Ci avevano garantito fondi che poi ci sono stati negati, senza promozione inutile tenere aperto». Manola Gironacci è sul piede di guerra: in questi giorni doveva partire la promozione per il progetto che l’associazione aveva presentato al Comune nel 2025 e che prevedeva l’apertura dei negozi del centro la sera dal mercoledì al sabato dal 1 luglio al 22 agosto.

Manola Gironacci presidente Centriamo
I commercianti per promuovere lo shopping in notturna anche in territorio umbro avevano predisposto una campagna di comunicazione (social, video e pubblicità) per la quale chiedevano un contributo al Comune, 25mila euro, somma che inizialmente sembrava cosa fatta, con molti sì a voce e l’ok anche della commissione e che poi però in questi giorni si è vista negata.
«La domanda era stata nuovamente protocollata nel febbraio 2026 e presentata congiuntamente insieme all’associazione Centriamo, come richiesto dall’assessore al commercio Roberto Pantella che ci aveva detto che non avrebbe preso in considerazione richieste che arrivavano non in maniera congiunta dai commercianti se non vi fosse stata anche Centriamo – spiega Manola Gironacci – Alla documentazione erano stati allegati preventivi per campagne pubblicitarie e contenuti video destinati alla promozione dell’iniziativa. Avevamo predisposto bozze grafiche, locandine stampate e materiale informativo da distribuire alle attività commerciali autotassandoci nel direttivo. Tutto questo perché la comunicazione avrebbe dovuto partire già dal 1° maggio in modo da arrivare preparati all’avvio delle aperture serali del 1° luglio. Nel corso dei mesi, l’associazione ha avuto interlocuzioni con l’amministrazione comunale e con l’assessorato al Commercio Roberto Pantella. Il progetto è stato illustrato, spiegato e seguito. Era stato chiesto anche un percorso condiviso con le associazioni del commercio cittadino, proprio per dare maggiore forza e rappresentatività all’iniziativa».
La proposta aveva ottenuto anche l’ok in commissione Bilancio e in quella Commercio, ma poi lo stop: «Se il progetto aveva superato positivamente il vaglio delle commissioni competenti, se i fondi erano stati concordati con la variazione di bilancio e era stato seguito per mesi dagli uffici e dall’assessorato, dove si è fermato il percorso? Quale scelta politica o amministrativa ha portato a negare un investimento di 25mila euro destinato alla promozione delle aperture serali estive a sostegno di una economia cittadina in sofferenza? Quale forza politica ha ritenuto che non fosse opportuno sostenere un’iniziativa pensata per aiutare il commercio cittadino, attrarre visitatori e valorizzare l’economia locale? Non è una domanda polemica. È una domanda legittima che commercianti, operatori economici e cittadini hanno il diritto di porsi».
(l. b.)
Forse l’errore è stato di chiedere un contributo a fondo perduto anziché un finanziamento.
Ma se ancora è sindaco Ciarapica… Certo Pantella da consigliere sembrava tanto a modo, seguiva una certa linea che arrivava addirittura da Ancona. Ma non tarderà a tirare fuori il solito straccio per coprire il buco. Comunque il comportamento di Pantella promosso al rango di assessore è già stato fatto notare ma non ha meravigliato. Se hai degli obiettivi te ne freghi pure del ridicolo con cui Ciarapica, Faro delle Marche appena incoronato da quel burlone del Generale, sta regalando alla città tramite le colossali rettifiche al senso comune che il suo maestro va predicando.
Roberto Lattanzi, il problema è che il suo ragionamento non trova riscontro nella realtà.
Lo Stato, le Regioni e l’Europa sostengono continuamente l’economia privata perché è proprio l’economia a finanziare lo Stato attraverso tasse, occupazione e sviluppo.
Vengono finanziate l’agricoltura, l’industria, l’artigianato, il turismo, l’export, la digitalizzazione delle imprese, la partecipazione alle fiere internazionali e perfino l’apertura di nuovi mercati esteri per le aziende italiane.
Lo stesso settore calzaturiero che lei cita beneficia da anni di strumenti pubblici dedicati all’internazionalizzazione, all’innovazione e alla promozione del Made in Italy.
Oggi persino le Marche rientrano nelle misure della ZES e della ZLS, con crediti d’imposta e agevolazioni pensate proprio per sostenere gli investimenti delle imprese.
Quindi non è vero che il pubblico non debba sostenere il privato. Lo fa ogni giorno perché un’impresa che lavora crea occupazione, reddito e gettito fiscale.
La vera differenza è che qui non si chiedevano soldi per un negozio o per una singola attività.
Si chiedeva una campagna di promozione territoriale per comunicare che oltre 100 attività sarebbero rimaste aperte nelle serate estive, generando movimento per tutta la città.
Se è giusto spendere soldi pubblici per promuovere eventi, concerti, mercatini e manifestazioni, non vedo perché non debba essere considerata una promozione della città anche quella che valorizza le sue attività economiche.
https://www.regione.marche.it/ZES
https://www.regione.marche.it/News-ed-Eventi/Post/114747/Credito-di-imposta-Stabilite-le-date-per-lo-sportello-2026
https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Attivit%C3%A0-Produttive/Comunicati//id/33411/p/6/LA-ZES-UNICA-ARRIVA-NELLE-MARCHE-PRESENTATA-AD-ANCONA-LA-NUOVA-OPPORTUNIT-PER-LO-SVILUPPO-E-LA-COMPETITIVIT
https://www.strutturazes.gov.it/it/credito-di-imposta/
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/11/19/25G00180/SG
Seguendo il suo ragionamento dovremmo chiudere il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, abolire i bandi regionali per le imprese, cancellare i contributi all’export, alle fiere e all’internazionalizzazione. Fortunatamente nessun Paese moderno funziona così. L’economia si sostiene perché è l’economia che sostiene il Paese.