«Visita urgente ma nessun posto,
liste d’attesa infinite
e mancanza di rispetto per il paziente»
CIVITANOVA - La denuncia di una donna che ha necessità di un controllo per la maculopatia: «Ho problemi alla vista, il medico mi ha prescritto un controllo urgente ma sono stata rimbalzata da un ufficio all’altro»

Il poliambulatorio
«Devo fare una visita urgente, ma non c’è posto. E quando ho chiesto al medico se c’era un buco nei giorni successivi mi ha detto di mettermi in lista». M. M., che vive a Civitanova, ha una ereditarietà per maculopatia e da qualche giorno ha notato cambiamenti nella vista, come una patina che offusca ciò che osserva quando apre gli occhi.
Il suo medico curante, conoscendo anche la malattia della madre, che è affetta da una gravissima maculopatia e diagnosticata in giovane età le ha prescritto una visita urgente con un oculista. Ma è qui che comincia un via vai fra strutture e rimpalli con un esito finale che sarebbe comico se non fosse tragico: dopo tre giorni passati tra uffici per verificare se vi fossero aperte delle finestre, al terzo giorno dal Cup la donna si è anche sentita dire che deve ripassare dal medico perché quella prescrizione ormai è scaduta.
Una vicenda che ha profondamente rammaricato la donna: «inizia tutto quando chiamo il Cup, che però mi dice che la visita è urgente per cui loro non possono prendere in carico la richiesta ma devo andare in ospedale. Vado in ospedale e lì mi informano che ci sono visite solo a più di 100 chilometri, ma mi suggeriscono di andare al poliambulatorio. Vado al poliambulatorio, ma anche loro mi dicono che non c’è posto, ma visto che il medico è in visita di aspettare e quando termina di parlarci per vedere cosa suggeriva di fare. Non mi sarei mai aspettata di essere cacciata. Una volta uscito mi dice che non mi può visitare e di andarmene e mettermi casomai in lista. Quello che mi fa arrabbiare di tutto questo non è soltanto il servizio non erogato, ma che tutto questo sia ormai la storia comune di tutti coloro che devono fare una visita. Liste d’attesa infinite, e la mancanza di rispetto per il paziente che è sballottato, mentre sta male, altrimenti non cercherebbe una visita, di qua e di là in ufficio in ufficio senza trovare una soluzione. Capisco che anche i medici possano essere stressati da un sistema che non funziona, ma ormai la rassegnazione con cui le impiegate ti guardano quando dicono che non c’è posto non è da paese civile».