«Versante sud di Corridonia a rischio,
ma da 20 anni niente manutenzioni:
impariamo dal caso Niscemi»

IL GEOLOGO Fabrizio Raffaeli riflette sulla situazione di una fetta di città dove negli anni Settanta e Ottanta si verificò un vasto movimento franoso: «Numerose persone rimasero senza casa. E' stato realizzato un sistema sofisticato che però prevede interventi ogni 10 anni. Lo scorrere del tempo e l'assenza di fenomeni gravi ha allentato la percezione del pericolo»

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Il geologo Fabrizio Raffaeli

Una fetta di Corridonia è a rischio dissesto idrogeologico dovrebbe venire fatta manutenzione ogni 10 anni «ma l’ultima è stata fatta nei primi anni del Duemila». A parlare della situazione del versante sud di Corridonia è il geologo Fabrizio Raffaeli. Quel versante sud del centro cittadino già tra la fine degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta fu interessato da un vasto movimento franoso, che ne coinvolse gran parte provocando il danneggiamento di numerosi edifici.

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«La campagna di indagine geognostica, eseguita nel 1979 su incarico del settore Genio Civile della Regione, ha permesso la ricostruzione del dissesto e la definizione dei meccanismi che l’hanno attivato – dice il geologo –, prevalentemente riconducibili alle particolari condizioni meteoclimatiche del periodo, ovvero abbondanti e durature precipitazioni, e a criticità locali, visto l’edificato e l’inefficienza delle reti interrate, per il consolidamento dell’area fu scelto un intervento basato sulla realizzazione di una serie di scatolari in calcestruzzo armato a valle di viale Europa, dai quali partono dreni sub-orizzontali disposti a raggiera, spinti verso monte per circa 100 metri ed inclinati per circa 6 gradi. Tali scatolari hanno funzione di sostegno della massa di terreno posta subito a monte e di collettori di scarico delle acque convogliate al loro interno dai dreni».

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Sistema “raffinato”, che ha portato al consolidamento dell’area ma che necessita di controlli continui e di manutenzione programmata.

«Il disciplinare del progetto consigliava infatti di mantenere attivo il monitoraggio dell’area e di programmare la pulizia dei dreni e dei collettori di scarico con cadenza massima decennale – continua Raffaeli– l’ultimo intervento di manutenzione risale ai primi anni 2000 ed allo stato attuale la rete di monitoraggio installata, con inclinometri, piezometri e livellazione topografica di precisione, è andata persa e nessun piano delle opere pubbliche degli ultimi 15 anni ha più previsto di destinare risorse per la manutenzione dell’opera di consolidamento. Gli elementi che portano a tanta trascuratezza sono duplici: lo scorrere del tempo e l’assenza di fenomeni fa perdere la percezione del rischio (ma Corridonia ha vissuto sulla sua pelle la frana che fece crollare oltre 40 metri di mura storiche nel 2004, ndr); gli interventi di consolidamento realizzati nel passato spesso non prevedevano lo stanziamento di risorse finalizzate al monitoraggio ed alla manutenzione delle opere. Quindi in tal caso l’onere della prevenzione spetta all’amministrazione locale che dovrebbe stanziare annualmente somme specifiche a copertura dei costi di monitoraggio e manutenzione delle aree critiche, ed inserire nel programma delle opere pubbliche gli interventi necessari. Il fenomeno attivatosi a Niscemi ci fa comprendere che una porzione “malata” del territorio prima o poi manifesterà tutti i sintomi della malattia e per evitare l’aggravamento serve prevenire e mantenere alta la vigilanza. Gestire il rischio geologico richiede risorse certe e pianificazione a lungo termine, non interventi spot che hanno poco a che vedere con il senso di responsabilità verso l’incolumità delle persone».



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