
Lorenzo Totò
«Se è ormai confermato che il settore delle calzature stia attraversando una fase congiunturale critica, è altrettanto evidente che questa tendenza è in fase di rallentamento». L’analisi arriva da Confartigianato, secondo cui il calo della produzione nel 2025 è infatti in decisa attenuazione, attestandosi al -6,9% rispetto al -19,3% del 2024, con il calzaturiero italiano che conferma la propria leadership europea e una rilevante dimensione produttiva, fondata su un’elevata vocazione artigiana e una marcata propensione all’export, caratteristiche strettamente legate alle specializzazioni dei distretti.
La specializzazione più elevata si riscontra nelle Marche, dove il peso dell’occupazione del comparto calzaturiero sull’economia del territorio è pari al 4,18%. In particolare, il livello più alto- indicatore che descrive in modo chiaro la natura distrettuale del settore, si registra a Fermo, dove le calzature concentrano il 24,28% dell’occupazione delle imprese locali. Seguono Macerata con il 5,56% e, al nono posto a livello nazionale, Ascoli Piceno con l’1,54%, a conferma del primato e del peso del sud delle Marche in questo ambito.
Anche il livello di internazionalizzazione risulta particolarmente elevato nei tre territori. Considerando le prime venti province italiane per export di calzature nel 2025, Fermo si colloca al sesto posto con 578 milioni di euro, Macerata al settimo con 422 milioni, mentre Ascoli Piceno è diciassettesima con 158 milioni di euro.
Come spiega Lorenzo Totò, presidente interprovinciale Confartigianato Calzature e vicepresidente territoriale, «le province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo rappresentano un’area strategica per il sistema moda italiano, con una forte specializzazione nel comparto calzaturiero che da decenni costituisce uno dei pilastri del Made in Italy. In particolare, il distretto si conferma come uno dei principali poli produttivi nazionali, caratterizzato da un tessuto diffuso di micro e piccole imprese che esprimono qualità, saper fare artigiano e capacità di presidiare i mercati internazionali. Proprio l’export continua a rappresentare un elemento chiave per il territorio. Tuttavia, il contesto globale resta complesso: è chiaro che le tensioni geopolitiche, il rallentamento della domanda internazionale e le difficoltà di alcuni mercati incidono anche su un territorio fortemente orientato all’export come il nostro. Questo scenario continua a preoccuparci, è inevitabile. In questo contesto, il settore calzaturiero sta attraversando una fase di stabilizzazione più che di crescita, che richiede attenzione e politiche di sostegno mirate. Nonostante le criticità, il sistema produttivo locale dimostra tutta la resilienza delle micro e piccole imprese, che continuano a rappresentare il cuore pulsante dell’economia territoriale e un elemento distintivo della competitività italiana nel mondo».
Per questo motivo l’associazione sta lavorando a una rete di imprese capace di cooperare nei processi di internazionalizzazione in modo innovativo, con l’obiettivo di promuovere in maniera più incisiva il Made in Marche. A livello nazionale si registrano dinamiche differenziate nei mercati internazionali: crescono Emirati Arabi Uniti (+14,6%), Spagna (+7,7%) e Germania (+5,5%); si osserva una sostanziale stabilità nei Paesi Bassi (+0,7%), in Francia, primo mercato delle calzature Made in Italy (+0,3%), e in Polonia, mentre risultano in calo le esportazioni verso Regno Unito (- 1,8%), Svizzera (-4,2%) e Cina (-19,9%).
Bah
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