L’export soffre nelle Marche,
ma Macerata limita i danni: -1,7%

ECONOMIA - Il 2025 ha visto le esportazioni crescere a livello nazionale del 3,3% ma diminuire in regione del 7,6% trascinato dal crollo del settore farmaceutico. Calzatura e pelli giù, crescono macchinari, gioielleria e occhialeria. Enzo Mengoni, presidente di Confartigianato: «Internazionalizzazione ed energia i punti chiave per il 2026»

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Enzo Mengoni, presidente di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo

Il 2025 si è chiuso con un segno negativo per l’export marchigiano. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche su dati Istat, le esportazioni regionali registrano una diminuzione del 7,6% rispetto al 2024, in controtendenza paragonata alla media nazionale che cresce del 3,3%.

Nel territorio di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo emergono dinamiche differenti, che riflettono comunque il dato regionale. In provincia di Macerata l’export segna una flessione contenuta dell’1,7% (il manifatturiero del -1,9%). Il principale prodotto esportato resta quello degli articoli in pelle e calzature con il calo del 5,8%. Segnali positivi arrivano invece dai macchinari (+4,5%) e da alcune altre manifatture come gioielleria e occhialeria (+16,7%). Nel complesso, i settori delle micro e piccole imprese registrano una diminuzione limitata allo 0,6%.

In provincia di Fermo l’export complessivo vede una diminuzione del 5,3% (settori mpi al -5,9% e manifatturiero a -6,1%). A pesare è soprattutto il rallentamento del sistema moda: gli articoli in pelle e calzature, primo prodotto esportato e principale pilastro dell’economia locale, segnano un -5,7%, mentre l’abbigliamento registra un calo del 13,6%. Cresce l’export per mobili (+66,7%) e prodotti in legno (+45,6%).

Più marcata la flessione ad Ascoli Piceno, dove le esportazioni scendono con una riduzione del 24,6%. Il dato è fortemente condizionato dal crollo del comparto farmaceutico, primo prodotto esportato della provincia, che registra una diminuzione del 39%. Anche i settori delle micro e piccole imprese risultano in calo del 9,3%.

A livello regionale, i settori mpi segnano un -4% e ad incidere maggiormente sull’export generale sono il calo dei prodotti farmaceutici (-32,5%), dei macchinari (-10,2%) e del comparto moda (-8,6%), uno dei pilastri dell’economia manifatturiera marchigiana. «Il 2025 è stato un anno difficile per il nostro export – commenta il presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo Enzo Mengoni – le tensioni commerciali internazionali e i dazi che hanno colpito il mercato americano hanno ridotto le opportunità per molte imprese del nostro territorio. Gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per il Made in Italy e il loro rallentamento ha avuto ripercussioni sulle nostre filiere produttive. Accanto a questo dobbiamo fare i conti con la crisi di alcuni comparti chiave. Il sistema moda, che rappresenta il cuore produttivo tra Macerata e Fermo, sta vivendo una fase complessa, mentre nel Piceno pesa il calo del farmaceutico. Guardando al 2026 il quadro rischia di essere ancora più incerto: le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la guerra in Iran aumentano l’instabilità in un’area che negli ultimi anni era diventata un mercato importante per il Made in Italy. A questo si aggiunge il rischio di nuovi aumenti dei costi energetici che potrebbero frenare ulteriormente la produzione. Per questo serve una strategia chiara per sostenere le nostre imprese sui mercati internazionali. È necessario rafforzare le politiche di internazionalizzazione, aiutando soprattutto le piccole e micro imprese ad aprirsi a nuovi mercati emergenti e a consolidare la presenza in quelli già esistenti. Servono strumenti concreti per accompagnare le aziende nella promozione del Made in Italy, negli investimenti in innovazione e digitalizzazione e nei percorsi di transizione energetica. Allo stesso tempo è fondamentale intervenire sul costo dell’energia e semplificare l’accesso agli incentivi per le imprese. Solo così possiamo difendere la competitività delle nostre produzioni e permettere al sistema manifatturiero marchigiano di continuare a essere protagonista sui mercati internazionali».



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