Una vita per lo Stato, Tiziana Tombesi:
«Le persone fanno la differenza,
non il genere»

SPECIALE 8 MARZO - Una storia controcorrente quella dell'ex prefetto maceratese, in carica anche a Perugia, Firenze e Crotone. Una donna che ha costruito la propria carriera in uno degli ambiti tradizionalmente considerati più maschili, senza mai sentirsi fuori posto. «Il Ministero non ha mai ostacolato la carriera delle donne»

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Tiziana Tombesi

di Giulia Sancricca

Scegliere il settore della sicurezza e dell’ordine pubblico, farne una missione di vita e non avvertire mai il peso dei pregiudizi. La storia dell’ex prefetto maceratese, Tiziana Tombesi, racconta una traiettoria controcorrente: quella di una donna che ha costruito la propria carriera in uno degli ambiti tradizionalmente considerati più maschili, senza mai sentirsi fuori posto. 

«È stata una scelta – racconta – mi ero appena laureata e stavano per scadere i termini del concorso al Ministero dell’Interno. Avevo ben chiaro cosa non volevo fare. Mi sono iscritta al volo ed è cominciata questa avventura durata un paio di anni tra scritto e orale». L’assegnazione della prima sede arriva la settimana prima di Natale. «Una ragazzina di 25 anni che parte la vigilia per Piacenza e va incontro a un futuro poco delineato – confida – e invece è stata la scelta più positiva della mia vita. È un lavoro che mi si tagliava addosso». Da allora, 41 anni di carriera che definisce «entusiasmanti».

La famiglia non ha mai rappresentato un freno. «Mi hanno detto semplicemente: vai. Mi hanno sempre appoggiato – dice – non ho avuto ostacoli, nemmeno quando ho deciso di trasferirmi». Dopo quattro anni a Piacenza come viceconsigliere di Prefettura, arriva il lungo periodo a Macerata: 27 anni, diventando viceprefetto e per nove anni vicario del prefetto. Una esperienza che considera fondativa. «Macerata mi ha forgiato molto – confida -. È stato un periodo bello, perché è un territorio che può offrire tanto. Giocavo in casa: le istituzioni, gli amministratori li avevo incontrati anche nella vita quotidiana. Ma proprio lì ho costruito il metodo che poi ho applicato nelle altre sedi». Quando ha capito che l’esperienza rischiava di diventare routine, ha scelto di ripartire. «Continuare a svolgere il mio lavoro come lo interpretavo io in una sede dove avevo già dato tanto avrebbe significato mortificare l’esperienza acquisita». Così arrivano Perugia, Firenze (tre anni come vicario e tre mesi da prefetto in sede vacante) e infine la nomina a prefetto di Crotone, in Calabria. Una donna in una terra complessa, dove la parola Stato non è un concetto astratto, ma una presenza che si misura ogni giorno con emergenze, criminalità organizzata, fragilità sociali e tensioni. Un incarico che pesa, espone. Un ruolo che richiede ancora di più fermezza e capacità di decisione senza margini di esitazione.

«Non avrei immaginato di finire in Calabria – dice -, dove le questioni da affrontare non sono facili e hanno implicazioni importanti. Ma ho trovato persone capaci nelle forze dell’ordine». A Crotone si trova a gestire il centro di accoglienza più grande d’Europa nell’anno del Covid. «Il lockdown ha indirizzato l’attività verso ambiti che normalmente si praticano meno – racconta – le problematiche erano diverse rispetto alle realtà in cui avevo lavorato, ma quando hai un metodo collaudato lo affronti». E il pregiudizio? In un settore percepito come maschile, lo ha mai sentito? «Sono entrata in carriera in un periodo in cui l’elemento femminile stava crescendo molto – ricorda – il Ministero non ha mai ostacolato la carriera delle donne. A Firenze c’erano almeno cinque province con prefetti donne. Non ho percepito differenze: le persone fanno la differenza, non il genere».

Più che una questione di genere, sottolinea, è una questione di competenza e contesto. «La sicurezza ha talmente tante sfaccettature che coinvolge anche ambiti tradizionalmente considerati femminili, come la tutela dei minori o la sicurezza in ambito familiare. Non ne farei una discriminazione di genere». Certo, l’impegno richiesto è totalizzante. «È una attività che non ha limiti temporali: può accadere qualcosa di eclatante a mezzanotte. Le donne spesso hanno anche responsabilità familiari di ordine pratico. Ma la differenza la fa il contesto in cui vivi: se l’uomo che si ha accanto capisce, aiuta e collabora, non diventa un ostacolo». Sposata, madre di un figlio, parla di «equilibrio nel non sacrificare nulla, nel non lasciare indietro niente».

Alla base di tutto c’è un principio che definisce «un caposaldo della vita: essere al servizio dello Stato significa prima di tutto esserlo come cittadino, poi come donna e poi come rappresentante delle istituzioni. Lo Stato non è una entità astratta: essere al servizio significa assumersi la responsabilità di aiutare». Nessuna rivendicazione, nessuna narrazione di ostacoli superati contro tutto e tutti. Piuttosto la forza tranquilla di chi ha scelto un ambito complesso, ne ha accettato le regole e lo ha abitato con una autorevolezza naturale. In un settore spesso etichettato come maschile, Tiziana Tombesi dimostra che la competenza non ha genere e che il servizio, quando è leale, supera ogni etichetta.

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Anche quest’anno Cronache Maceratesi propone uno speciale dedicato all’8 marzo, giornata internazionale della donna:
pubblichiamo una serie di interviste a donne del territorio che, con il loro impegno professionale, sociale e personale, raccontano storie, sfide e conquiste.

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