Occupazione femminile col segno più
ma resta la differenza di genere:
in provincia 8mila aziende guidate da donne

REPORT - L'analisi di Confartigianato. Sara Servili, presidente Movimento donne impresa: «Serve un ecosistema finanziario che supporti chi ha adottato la Certificazione della parità di genere». Eleonora D’Angelantonio, responsabile Movimento donne impresa: «Ancora tanti ostacoli per il mondo femminile nel lavoro»

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Sara Servili

Sara Servili

Nelle province di Macerata, Ascoli e Fermo il ruolo delle donne nel mercato del lavoro e nel sistema imprenditoriale continua a rafforzarsi. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi Confartigianato sui dati più recenti relativi all’occupazione femminile e alla presenza di imprese guidate da donne.

Secondo il report, nella provincia di Macerata il tasso di occupazione femminile nel 2024 si attesta al 63,8%. Il valore risulta inferiore alla media regionale ma comunque superiore al dato nazionale. Anche in questo caso si registra una crescita rispetto al 2021, quando il tasso era pari al 57,4%. «Il tessuto imprenditoriale locale evidenzia una presenza significativa di imprese guidate da donne – dicono da Confartigianato – sono 8.061, pari al 23,9% del totale delle imprese provinciali. Le imprese artigiane femminili sono 1.817 e rappresentano il 20,4% delle imprese artigiane del territorio, una quota superiore alla media nazionale».

Ad Ascoli nel 2024 il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni raggiunge il 69,3%, un valore nettamente superiore sia alla media regionale delle Marche, pari al 66,2%, sia a quella nazionale che si ferma al 57,4%. Il dato evidenzia una dinamica particolarmente positiva negli ultimi anni: rispetto al 2021, quando il tasso era al 52,4%, la crescita è stata molto significativa. Sul fronte imprenditoriale (dati fine 2025) nel territorio provinciale si contano 5.036 imprese femminili, pari al 23,5% del totale delle imprese. Di queste, 1.102 operano nel comparto artigiano e rappresentano il 22,4% delle imprese artigiane della provincia, una quota superiore sia alla media regionale (20,5%) sia a quella nazionale (17,7%).

Nella provincia di Fermo il tasso di occupazione femminile si attesta al 58,6%, un valore inferiore alla media regionale ma comunque leggermente superiore alla media italiana. Rispetto al 2021, quando il tasso era pari al 57%, si registra un incremento più contenuto rispetto alle altre province del territorio. Sul piano imprenditoriale però il territorio mostra una presenza rilevante di imprese guidate da donne: sono 4.455, pari al 24,0% del totale delle imprese provinciali. Le imprese artigiane femminili sono 1.202 e rappresentano il 22,3% delle imprese artigiane, una quota tra le più elevate e superiore sia alla media regionale sia a quella nazionale.

«In Italia – le parole di Sara Servili, presidente Movimento donne impresa di Confartigianato Macerata, Ascoli, Fermo – contiamo oltre 1,3 milioni di imprese femminili, ma il dato che deve far riflettere il mercato è il potenziale ancora inespresso: nonostante le donne rappresentino oggi il 40% dei laureati nelle discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), superando la media europea del 34%, solo il 14,7% dei brevetti porta una firma femminile. Questo leaky pipelin, ovvero la dispersione di talento tecnico nel passaggio dall’università all’impresa, è un costo che l’Italia non può più permettersi. Il gender gap è una barriera allo sviluppo: le oltre 786.000 imprese del terziario a guida donna chiedono di trasformare le competenze scientifiche in valore economico. É necessario un ecosistema finanziario che riconosca il merito e supporti le 12.300 aziende che hanno già adottato la Certificazione della Parità di Genere come standard di efficienza».

«L’imprenditoria femminile è una risorsa sempre più importante per lo sviluppo economico e sociale dei nostri territori – sottolinea Eleonora D’Angelantonio, responsabile Movimento donne impresa di Confartigianato Macerata, Ascoli, Fermo –. Le donne che fanno impresa dimostrano ogni giorno capacità, determinazione e visione, contribuendo alla crescita del sistema produttivo e offrendo anche un esempio positivo alle nuove generazioni, dimostrando che è possibile costruire percorsi professionali e imprenditoriali superando ancora troppi stereotipi presenti nel mondo del lavoro. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, restano però numerosi ostacoli che continuano a rendere più complesso il percorso delle donne nell’impresa e nel lavoro. Per questo è necessario rafforzare politiche concrete a sostegno dell’imprenditoria femminile, a partire da strumenti di welfare e servizi che aiutino davvero a conciliare lavoro, famiglia e responsabilità di cura. Allo stesso tempo occorre affrontare con decisione le criticità che riguardano tutte le piccole imprese, come il peso della burocrazia, la pressione fiscale, l’accesso al credito e il miglioramento delle infrastrutture. Creare condizioni più favorevoli per chi fa impresa significa permettere anche alle imprenditrici di crescere e contribuire in modo ancora più forte allo sviluppo del Paese».



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