Giacomo Bonaventura lascia il calcio:
«E’ stato un viaggio bellissimo»
JACK - Il calciatore di San Severino dice stop con un video su Instagram: «Certe emozioni me le porterò dentro per sempre. Il mio rapporto con questo sport non finirà mai»

Giacomo Bonaventura
Seduto davanti ad una televisione in cui scorrono le immagini della sua carriera. Così Giacomo Bonaventura, 36 anni, stringendo tra le mani le maglie dei club in cui ha giocato, annuncia il ritiro dal calcio. Lo ha fatto con un video su Instagram: «E’ stato un viaggio bellissimo. Certe emozioni me le porterò dentro per sempre» ha detto. Il centrocampista italiano ha vestito le maglie di Atalanta, Milan e Fiorentina in Serie A, oltre che quella della Nazionale, e aveva avuto l’ultima esperienza la stagione scorsa con l’Al-Shabab in Saudi Pro League.
Tutto parte da Bergamo. Proprio lì nel 2008 esordisce nella massima serie vestendo i colori nerazzurri. Nell’estate del 2014 passa al Milan, dove vive le sue stagioni più prolifiche: 6 anni, 184 presenze, 35 gol e la Supercoppa italiana 2016. Nel 2010 arriva a Firenze, dove rimane fino al 2024. Poi si trasferisce all’Al-Shabab in Saudi Pro League.

Jack Bonaventura in nazionale
«Non ho mai iniziato a giocare a calcio per diventare qualcuno – ha detto nel video di addio -. Ho iniziato perché, con un pallone tra i piedi, mi sentivo libero. A Bergamo sono cresciuto, l’Atalanta mi ha formato. Disciplina, duro lavoro, umiltà. Poi è arrivato il Milan, San Siro. Un’adrenalina che ti entra dentro e non se ne va. Con voi ho costruito un legame forte e mi sono sentito parte della grande storia rossonera. Certe notti, certe emozioni, le porterò dentro per sempre. Poi Firenze, la Fiorentina. Quattro stagioni che non dimenticherò mai. Una città meravigliosa, un tifo straordinario, un calore forte. Infine a Riyadh, un’esperienza unica. Amici nuovi, una cultura diversa che mi ha arricchito come uomo. La Nazionale, quella è qualcosa di speciale. Non si può spiegare a parole: si sente. Rappresentare il proprio Paese è un orgoglio che ti resta addosso per la vita. Oggi è il momento di dire stop al calcio giocato. Ma non è un addio al campo. La mia passione per questo sport è troppo grande. Il mio rapporto col calcio non finirà mai. Grazie ai miei compagni, agli allenatori, ai tifosi e alla mia famiglia. È stato un viaggio bellissimo».
La sua carriera è importante perché dimostra che anche da una regione calcisticamente meno rappresentata come le Marche si può arrivare ai massimi livelli.
Tre sole parole, ma che dicono tutto sull’uomo.
Disciplina, lavoro duro, umiltà.