Famiglia di Civitanova bloccata in Qatar:
«Ci hanno annullato sette voli.
Unica soluzione 600 chilometri nel deserto»

GUERRA - Beniamino Fracchiolla, dipendente del Conad, era andato in vacanza con la moglie e la figlia minorenne. Non riescono a riprogrammare un volo dopo la chiusura dello spazio aereo: «La città è deserta, c'è una specie di lockdown e ci viene detto di non lasciare l'hotel. Non c'è modo di tornare»

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di Laura Boccanera

«Noi italiani bloccati a Doha siamo dimenticati da tutti. Qui c’è una specie di lockdown, ci dicono le autorità di non uscire, ma non si può ripartire in aereo. Muscat è a quasi mille chilometri e anche Jedda. Da Riyad non partono più voli e bisognerebbe fare una traversata nel deserto in autobus senza alcun tipo di assicurazione, non sappiamo come fare per tornare in autonomia».

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Beniamino Fracchiolla

Beniamino Fracchiolla, 42 anni, di Civitanova lavora al Conad del Cuore Adriatico. Lo scorso 22 febbraio è volato con la famiglia in Qatar per una vacanza assieme alla moglie e alla figlia 16enne. Stavano percorrendo la strada dall’hotel all’aeroporto per rientrare quando il 28 febbraio sui cieli sopra Doha hanno iniziato ad esplodere i missili iraniani intercettati dal governo locale. Da allora tutto lo spazio aereo sopra il Qatar è rimasto chiuso, le autorità hanno diffuso messaggi in cui si invita la popolazione a rimanere al chiuso negli hotel e ben 7 voli dall’Arabia all’Italia sono stati cancellati e riprogrammati ogni volta. E ad oggi anche il volo dell’11 marzo è stato annullato.

«Non c’è verso di rientrare – ammette sconsolato Fracchiolla – l’ambasciata ci ha suggerito di volare verso l’Italia da Riyad in Arabia facendo il visto e la documentazione necessaria che ci avrebbero fornito loro. In pratica dovremmo in autonomia con un bus arrivare a Riyad, 600 chilometri, traversando il deserto e da li prendere un volo. Ma dal 28 febbraio ogni giorno il volo viene annullato e riprogrammato. Hanno bombardato anche l’aeroporto per cui è impossibile partire da lì e altre soluzioni sono improcedibili. In Oman da dove parte chi è a Dubai, da qui sono mille chilometri, e lo stesso è Jedda sempre in Arabia, con in più il rischio di traversate non assicurate. Qui la città è deserta, c’è una specie di lockdown e ci viene detto di non lasciare l’hotel. Nel pomeriggio dovremo incontrare di nuovo l’ambasciatore speriamo con delle buone notizie per il rientro a casa. Abbiamo dovuto trovare un altro hotel e fino a pochi giorni fa è stato tutto a carico nostro. Da qualche giorno lo stato del Qatar ci ha preso in carico per i pasti e il soggiorno, ma vogliamo rientrare. Francesi e spagnoli sono stati assistiti immediatamente e sono tornati a casa, invece qui dall’Ambasciata ci dicono di andare in bus a Riyad ma non ci sono garanzie sui voli. Nell’hotel dove eravamo ci sono altri italiani nelle stesse condizioni. Devono darci una soluzione».



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