di Marco Ribechi
Ben 4mila biglietti polverizzati in sole due ore senza nemmeno sapere chi fossero gli artisti invitati. Il Montelago Celtic Festival ormai è qualcosa che va oltre la musica, è un evento a cui migliaia di persone vogliono partecipare soprattutto per l’esperienza che è in grado di offrire e per i ricordi magici da portare a casa.

Michele Serafini, presidente de La Catasta, nella redazione di Cronache Maceratesi
Dietro al successo indiscusso del festival, giunto alla 23esima edizione, non c’è però una semplice “serie di fortunate coincidenze” ma un enorme lavoro di squadra che dura tutto l’anno per poter arrivare pronti alle serate finali che quest’anno cadranno tra il 5 e l’8 agosto. A dirigere la macchina è Michele Serafini e il team è quello de La Catasta srls, che negli anni ha iniziato ad affiancare al megaconcerto di Montelago anche altri eventi diffusi per la provincia e non solo, annunciando proprio in questi giorni una sorpresa per Fiastra e i tanti appassionati di musica e natura. «E’ un piacere immenso sapere che in brevissimo tempo abbiamo finito la prima tranche di biglietti – spiega Serafini – mi hanno chiamato dall’agenzia di vendita dicendo che i server erano in fiamme. C’è grossa fiducia da parte del pubblico che ci spinge ad aprire altre finestre di prevendita per chi vuole partecipare ma ancora non si è organizzato con le ferie. Montelago è un festival che definirei esperienziale, le persone vengono perché vogliono vivere per quattro giorni determinati luoghi e determinate situazioni. Non vogliamo dargli un’identità legata solamente alle band ospiti, certamente però la cura nella scelta musicale non manca mai anche perchè siamo i primi ad essere appassionati di musica quindi vogliamo ascoltare prodotti validi». Se il gruppo rivelazione potrebbero essere gli scatenati The Scratch, definiti “incendiari” dallo stesso Serafini, attesissimi anche gli Eluveitie che sono la storia del folk metal europeo, i Rhapsody of Fire, storia del power metal italiano ed europeo e molti altri nomi da scoprire tra la lunga lista di proposte.

Di fianco a Montelago però La Catasta sta organizzando un nuovo festival che vedrà la prima edizione a fine giugno nella splendida cornice del lago di Fiastra. Non un Montelago bis però, perché il concept è differente: «Abbiamo deciso di credere in questa sfida e raddoppiare la quantità di lavoro – spiega Serafini – Fiastra è un comune particolare nel cuore del Parco dei Sibillini ma anche nel cuore del cratere del sisma. Il nuovo festival vuole valorizzarne l’aspetto turistico attraverso la cultura». Sarà infatti un festival diffuso e multidisciplinare che si divide tra musica, teatro e cinema. «Non vogliamo svelare troppi particolari perché tra qualche settimana lo presenteremo ufficialmente – continua Michele Serafini – posso anticipare che si chiamerà Fiastrapalooza, dallo slang americano in cui “palooza” significa grande esplosione di energia. Si terrà dal 26 al 28 giugno e l’idea è quella di non disturbare gli ordinari flussi turistici di Fiastra ma, al contrario, creare attrattive culturali che valorizzino un bacino che già lavora molto bene. Quindi ci saranno concerti in canoa, ci sarà un’area cinema, concerti al tramonto o all’alba e altre chicche». Gli organizzatori promettono una programmazione di prima qualità per un cartellone di eventi che saprà far parlare di sé.

L’area del festival di Montelago dall’alto nel 2025
Si allarga quindi il bacino di attività de La Catasta che si occupa anche degli appuntamenti autunnali e invernali di Micoverso e Camini Accesi. «Cerchiamo in un certo senso di destagionalizzare – prosegue Serafini – anche per cercare di dare continuità lavorativa ad alcune figure professionali per noi molto preziose. La Catasta di base ha tre dipendenti che però arrivano quasi a 550 durante Montelago. Tra queste collaborazioni ci sono le più svariate professionalità, webmaster per il sito, grafici, pubblicitari, editing dei contenuti e poi la parte più visibile con esperti di organizzazione e servizi. La Catasta cerca di dare continuità a queste collaborazioni contrattualizzandole e rinnovando i rapporti di anno in anno. Questo è un modus operandi tipicamente britannico dove hanno capito da decenni che organizzare eventi non è solo fare una festa o un concerto ma un vero e proprio indotto economico che assume a tutti gli effetti l’identità di imprenditoriale. In Italia invece manca ancora una legge quadro efficace e molte realtà vivono addirittura di volontariato che, ovviamente, non permette di crescere troppo».

Uno spirito d’impresa vincente che è comune anche ad altre realtà del territorio: «La provincia di Macerata, soprattutto da Pasqua in poi, è davvero ricchissima di appuntamenti – conclude Michele Serafini – eventi interessanti da grande città che invece, a volte, addirittura si sovrappongono nei fine settimana. Vogliamo creare un movimento dirompente con gli altri festival del territorio con cui siamo in ottimi rapporti e con cui ci scambiamo idee, suggestioni, modalità lavorative, fornitori. Si è creato un bel giro virtuoso che permette a tante attività di crescere, specializzarsi, diventare competenti e utili per lavorare con sempre maggiore attenzione, qualità e professionalità. Mi riferisco ad esempio a agenzie di service, a noleggiatori di palchi e impianti, a compagnie assicurative, a chi prepara gli allestimenti e molto altro. La mia speranza è che questa collaborazione continui e si sviluppi sempre più per far emergere la Provincia e la Regione per le sue attrattive culturali e ricreative».
(foto e video Federico de Marco)
Montelago Celtic Festival 2026: svelata la lista degli artisti
Vai Michele Serafini!
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Speriamo che non dirompano la diga.
…dirompentevolissimevolmente, Massimo…eh, che ne dici!!? gv
Sei paloozissimo, Giuseppe.
De gustibus..mah..
Esuli ’e sensi, ci arrendimmo
a dittature demagogiche d’’o volgaro,
e ’o Stato, ca ce doveva protegge
ce ha venduto a ’e dittatori,
ce ha fatto ’e carne pe’ l’armi,
ce ha fatto ’e carne pe’ l’odio.
Precisi e accurati,
ce simmo messi a studià
tutte ’e teorie ca portano
a ’sta fine: Ma chi è ’o vero nemico?
Chi è che ce ha portato a chesto?
Chi è che ce tiene ncopp’’o filo?
E pure mo, ncopp’a ’sta città
illuminata ca nun dorme maje,
ce ne state a pensà
a ’sta guerra ca sta arrivanno, e ce sentimmo
persi dint’a nu bosco incantato,
criature scantate d’’a notte
ca nun so’ state maje né bone né felici.
Niente ’e male è inevitabile,
ce dicimmo,
pure si ’o male è ovunque,
pure si ognuno è nemico ’e ognuno,
pure si ’a morte è ’o solo dio
ca cammina ncopp’’a terra.
Ma ce sta ’na voce ca dice:
“No, nun è overo.
Ce sta ancora ’o desiderio
e ce sta ancora ’a pietà,
ce sta ancora ’o juramento
ca facimmo quanno simmo nati,
d’essere umani.”
E pure si nun ce credimmo cchiù,
pure si simmo stanchi,
pure si simmo persi,
ce resta sulo chesto:
nun esse cattivi sulo pe’ paura,
e amà ’o prossimo comme a nuie stessi,
pure si è difficile,
pure si pare impossibile.
[…] noi viviamo nel tempo in cui lo stato ha gettato le sue maschere giuridiche e agisce ormai secondo la sua vera natura, che è in ultima analisi il terrore. È probabile, tuttavia, che questa situazione estrema sia letteralmente tale, che, cioè, la deposizione delle maschere coincida con quella fine della forma stato, senza la quale una nuova politica non sarà possibile.
(Giorgio Agamben, Stato e terrore, 2 marzo 2026)
Eccellente sintesi di una visione ampia del territorio, di strategie operative, di attenzione alle passioni condivise, di lavoro costante tra progettazione, sinergia e logistica.
Un esempio che dovrebbe diventare sistema.