Assolto dopo la fuga all’alt.
«Valuteremo se impugnare la sentenza.
L’imputato aveva chiesto scusa in aula»

CIVITANOVA - Il procuratore Giovanni Narbone sul caso del bancario di Tolentino: «Il giudice ha applicato una norma nei confronti di un imputato incensurato, voluta dal Parlamento. L'uomo ha risarcito il poliziotto aggredito che non ha fatto denuncia. Chiesto un decreto di condanna per il rifiuto dell'alcoltest e per non aver fornito le generalità». Il sindacato di polizia: «Siamo allibiti, così cresce la convinzione di impunità»

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Il procuratore Giovanni Narbone

di Alessandro Luzi

«Valuteremo se impugnare la sentenza. Il giudice ha applicato una norma nei confronti di un imputato incensurato che ha chiesto scusa». Così il procuratore Giovanni Narbone ha commentato l’assoluzione di Fabrizio Pascucci per «tenuità del fatto».

L’uomo, 56 anni, un bancario residente a Tolentino, era accusato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Per le lesioni il giudice Enrico Pannaggi del tribunale di Macerata ha disposto il non doversi procedere perché il poliziotto ha deciso di non fare denuncia. Il 56enne è stato assolto per «tenuità del fatto» dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

«Vedremo se impugnare la sentenza quando verranno depositate le motivazioni, cioè tra 60 giorni – ha proseguito il procuratore -. Nel frattempo abbiamo esercitato l’azione penale nei confronti dell’imputato per il rifiuto di fornire le generalità ai poliziotti, e all’accertamento di un eventuale stato di ebrezza e assunzione stupefacenti. Per queste contestazioni abbiamo chiesto un decreto di condanna».

Per quanto riguarda la sentenza «il giudice ha applicato una norma sulla particolare tenuità voluta dal Parlamento e l’ha applicata nei confronti di un imputato incensurato che ha chiesto scusa per la condotta tenuta nei confronti poliziotti e ha risarcito il danno subito da un agente che ha espressamente rinunciato a presentare la denuncia per le lesioni subite. Il referendum con questa storia non c’entra niente».

L’episodio è avvenuto la notte del 10 gennaio in via Indipendenza a Civitanova. Durante un servizio della Stradale di Macerata, gli agenti hanno intimato l’alt a un Range Rover guidato dal 56enne che ha prima rallentato e poi è ripartito in direzione della Statale 16 Adriatica. Lì è scattato un inseguimento terminato nei pressi dell’ingresso della superstrada dove il conducente ha fermato il veicolo tentando poi di allontanarsi a piedi.

Raggiunto dai poliziotti, dice l’accusa, il 56enne ha colpito un agente alla mano e al braccio destro. I poliziotti lo hanno così bloccato, intanto il 56enne li avrebbe minacciati. Per quei fatti l’uomo era finito in manette e, dopo l’udienza di convalida al tribunale di Macerata, era stato liberato. Giovedì scorso la prosecuzione della direttissima con la sentenza.

Ieri è intervenuto il sindacato Siulp della polizia: «Si rimane allibiti di fronte a tali sentenze – ha detto Damiano Cioppettini, segretario generale del Siulp di Macerata -. Soprattutto dopo aver ascoltato l’appello del presidente della Repubblica sul rispetto tra le istituzioni e sul fatto che quando si delegittima una sua articolazione, si delegittima l’intera azione dello Stato, salta l’imprescindibile rapporto di fiducia tra cittadini e Stato. Apprendere che minacciare dei poliziotti, rifiutare di eseguire i test su droghe e alcol, non fermarsi all’alt dandosi alla fuga mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti, rappresenta un reato di tenue entità tale da portare all’assoluzione lascia un intero comparto attoniti, amareggiati e disorientati, ma anche con la consapevolezza che questi casi, e noi non siamo né forcaioli né per l’aumento delle pene, aumenterà la convinzione di impunità di chi delinque e non rispetta i rappresentanti dello Stato».

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