“Rassegna esplicita”, duello Luconi-Catena:
«Il Comune non ha ancora ricevuto soldi»
«Si nasconde dietro formule procedurali»

MACERATA - L'interrogazione in Consiglio regionale presentata dall'esponente dem cui ha risposto la sottosegretaria in quota Fdi: «Si sta chiedendo alla Regione una schedatura ideologica preventiva come condizione per ricevere fondi pubblici». La risposta dell'ex sindaco di Montecassiano: «Una ricostruzione burocraticamente ordinata, ma politicamente vuota: i soldi pubblici non si distribuiscono a caso»

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Silvia Luconi (Fdi)

I riflettori a Macerata si sono spenti da tempo sulla “Rassegna esplicita” che tanto dibattito aveva suscitato prima di Natale vista la partecipazione di diversi esponenti organici o vicini a CasaPound. Ma della rassegna patrocinata dal Comune e sostenuta con 15mila euro di fondi regionali si è tornato a parlare in Consiglio regionale per l’interrogazione proposta dall’esponente dem Leonardo Catena, cui ha risposto la sottosegretaria alla presidenza della Regione Silvia Luconi.

«Il contributo di 15mila euro è stato inserito nella legge di stabilità regionale, con destinazione al Comune di Macerata, per iniziative di promozione culturale – ha rimarcato in aula Luconi – il Comune ha legittimamente individuato l’associazione beneficiaria. Preciso un dato fondamentale che rende questa interrogazione paradossale: ad oggi il Comune di Macerata non ha ancora presentato la rendicontazione delle spese sostenute e pertanto non ha ancora ricevuto alcun importo dalla Regione. L’erogazione del contributo è subordinata alla presentazione della rendicontazione. Quindi la Regione esercita comunque un controllo ex post sull’uso delle risorse. L’opposizione sta contestando un trasferimento di fondi che tecnicamente non è ancora avvenuto. La Regione non entra nel merito delle scelte culturali e operative degli enti locali beneficiari. Il principio di sussidiarietà impone rispetto dell’autonomia comunale. L’interrogazione non ha senso di esistere in consiglio regionale. Chiedere alla Regione di verificare preventivamente l’orientamento politico-culturale delle associazioni coinvolte dai Comuni prima di permettere loro di accedere ai contributi significa introdurre una schedatura ideologica come condizione per ricevere fondi pubblici».

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Leonardo Catena (Pd)

Una risposta che Catena definisce «deludente: non chiarisce, elude». E in politica eludere è sempre una scelta – dice l’ex sindaco di Montecassiano – ci viene spiegato che il contributo è “tecnicamente” non ancora erogato, che la Regione non entra nel merito e che tutto rientra nella cornice formale delle competenze. Una ricostruzione burocraticamente ordinata, ma politicamente vuota. La mia interrogazione non chiedeva un parere contabile, ma una presa di responsabilità istituzionale. Il punto non è chi e quando firma l’atto, ma che cosa e come viene finanziato e legittimato con risorse pubbliche. Un contributo regionale, inserito senza criteri e senza bando in una legge di bilancio, viene trasferito integralmente a un’associazione esterna al territorio che organizza una rassegna con relatori e simbologie riconducibili all’area neofascista, utilizzando spazi e loghi istituzionali. Su questo aspetto, dalla Giunta regionale non è arrivata una sola parola di distanza. E il silenzio, quando si parla di fascismo, è già una posizione. Non evochiamo il fascismo a caso: le immagini scelte per promuovere la rassegna e la storia degli organizzatori parlano da sole. Trovo francamente inaccettabile il tentativo di liquidare l’interrogazione come “paradossale” richiamando altri casi di finanziamenti senza bando. Una legge regionale già approvata, come quella citata in aula dalla Sottosegretaria Luconi, una volta votata deve necessariamente essere finanziata e non richiede bandi o criteri selettivi. La mia interrogazione riguardava invece un’elargizione discrezionale di risorse pubbliche a favore di un’associazione privata, senza criteri e senza bando. Sono due piani completamente diversi, giuridicamente e politicamente. Mischiare questi livelli è grave e ha rappresentato un debole tentativo di non rispondere  alle domande politiche poste».

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Il punto è semplice, secondo Catena. «I soldi pubblici non si distribuiscono a caso, non si assegnano senza criteri oggettivi, senza trasparenza e senza sapere a chi vanno – finisce il consigliere Pd – tanto meno possono essere utilizzati per finanziare, direttamente o indirettamente, soggetti ideologicamente connotati verso un’ideologia di odio come il fascismo. Ancora più rivelatrice è l’accusa di voler introdurre un controllo ideologico sui beneficiari. È una caricatura del problema. Ogni idea merita di essere discussa, ogni confronto è legittimo e la mia storia personale e politica testimonia apertura anche verso posizioni lontanissime dalle mie. Ma sul fascismo non si transige. Il fascismo non è un’idea: è la negazione di tutte le idee, la morte del pluralismo, della libertà e della democrazia. La Costituzione della Repubblica italiana è antifascista per storia, per diritto e per valore. Ridurre tutto a una questione procedurale significa svuotare la politica della sua funzione più alta: assumersi la responsabilità delle scelte. Le domande che ho posto sono semplici e non eludibili. È accettabile che risorse pubbliche contribuiscano, anche indirettamente, a legittimare culture e immaginari che anticostituzionali e antidemocratici? Ed è accettabile che risorse pubbliche vengano assegnate senza criteri, senza procedure selettive e senza un reale controllo sui destinatari? Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini e alle cittadine che, secondo questa impostazione, non vi sarebbe nulla di problematico nel destinare, di volta in volta, 15mila euro o più di denaro pubblico senza criteri e senza selezione. Ma la politica non è un esercizio tecnico: è una responsabilità morale verso la comunità. E soprattutto in tempi difficili, questa responsabilità non può essere nascosta dietro formule procedurali».

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