
Enzo Mengoni, presidente di Confartgianato
«Siamo ottimisti ma prudenti per l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur. Un passo che rappresenta senza dubbio uno dei passaggi più rilevanti della politica commerciale europea degli ultimi anni. Servono valutare le opportunità ma senza sottovalutare le criticità». Così Enzo Mengoni, presidente territoriale Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo, riguardo l’intesta sul nuovo accordo commerciale tra l’Ue e l’America latina.
«In materia registriamo un cauto ottimismo, ma riteniamo necessario avvicinarsi a questo accordo con la doverosa prudenza – prosegue Mengoni -. Siamo in una fase economica delicata e, come sistema delle micro, piccole e medie imprese, dobbiamo saper cogliere le opportunità senza sottovalutare le possibili criticità. Parliamo di settori produttivi che, soprattutto per l’agroalimentare, operano secondo standard ambientali, sanitari e di sicurezza diversi rispetto a quelli presenti in diversi Paesi del Mercosur. La vera sfida sarà capire se e come l’accordo saprà tutelare le nostre filiere, la qualità e il valore aggiunto delle produzioni locali, evitando distorsioni competitive».
Per quanto riguarda l’export «i potenziali vantaggi esistono, ma sono ancora tutti da quantificare – dice Mengoni -. In un momento in cui molte imprese stanno cercando nuovi sbocchi commerciali, anche a seguito della chiusura o del rallentamento di mercati tradizionali, questi Paesi potrebbero rappresentare un’alternativa. Ma ci chiediamo se la capacità di assorbimento sarà significativa o la spinta sarà più moderata».
Per Mengoni «i mercati del Mercosur hanno indubbiamente grandi potenzialità: il Made in Italy, soprattutto di alta gamma, è apprezzato e riconosciuto come sinonimo di qualità, stile e unicità, difficilmente replicabile. Allo stesso tempo, i dazi finora esistenti hanno spesso frenato l’ingresso di molte imprese, soprattutto artigiane, che ora potrebbero guardare a queste aree con interesse. Tuttavia, la riduzione delle barriere tariffarie da sola non basta: servono accompagnamento, informazioni chiare e strumenti adeguati a consentire alle piccole imprese di competere davvero».
«Puntare su questi mercati è giusto – conclude il presidente -, ma l’internazionalizzazione non può poggiare su un’unica direttrice: servono strategie plurime, diversificazione e politiche di supporto concrete, perché l’apertura commerciale sia un’opportunità diffusa e non un rischio concentrato. L’accordo può essere un segnale positivo quindi, anche alla luce dei correttivi introdotti dal Governo italiano, ma dovrà dimostrare nei fatti di saper coniugare apertura dei mercati, reciprocità delle regole e tutela del nostro sistema produttivo».
Serve solo non farlo punto
Cosa esportiamo in Sud America?
Bene? Per chi?
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati