
Poriya Khanzadeh
di Marco Pagliariccio
Quasi una spy story da film quella della “fuga” di Poriya Khanzadeh, lo schiacciatore iraniano che ha lasciato la Lube all’improvviso. O meglio quasi all’improvviso, visto che la sua decisione, come ha raccontato il direttore generale dei cucinieri Beppe Cormio, l’aveva maturata già da qualche giorno, da prima della partenza per il Belgio per la gara di Champions League contro il Lovanio (vinta per 0-3 dai civitanovesi con un Poriya protagonista con 10 punti).
«La vicenda si è sviluppata negli ultimi giorni – conferma Cormio stasera in conferenza stampa – ma avevamo avuto la sensazione che qualcosa con lui non andasse a livello umorale già da tempo, tanto che subito prima di Natale è arrivato qui il suo procuratore, Miomir Krasic, dicendo che il ragazzo non era contento perché giocava poco. Ho fatto presente che quelle sono decisioni dell’allenatore e che non avevo mai visto un allenatore che non fa giocare i migliori. A quel punto ho parlato con Poriya in prima persona e lui mi ha confermato il suo malcontento, dicendo che sperava di giocare di più, anche perché ha la testa sugli impegni con la Nazionale della prossima estate».

Beppe Cormio
Poriya è un ragazzo di 21 anni che la Lube aveva pescato in Iran nell’estate del 2024, rinnovando il contratto la scorsa estate («con un aumento del 25-30%, non soldi da riserva», sottolinea Cormio) dopo aver cercato una nuova sistemazione. Una promessa, senza dubbio, che però alla Lube ha fatto vedere il suo valore a intermittenza. Ma le difficoltà, secondo lo scenario che svela Cormio, sono state prima culturali e umane che tecniche. «Il ragazzo parla poco l’inglese e non ha imparato una sola parola di italiano in un anno e mezzo nonostante gli abbiamo messo a disposizione una insegnate madrelingua iraniana – afferma il dirigente Lube– gli ho chiesto se si sentisse più bravo di chi gioca al suo posto, ovvero di Nikolov, Loeppky e Bottolo, e mi ha detto di no. Quando ha firmato il contratto non è che non sapesse che aveva questi giocatori come compagni di reparto. E nonostante tutto non è stato escluso dalle rotazioni, ha giocato pure titolare a Perugia».
Il malcontento è diventato decisione definitiva prima della partenza per il Belgio di martedì. «L’ho chiamato prima di partire e mi ha confermato la sua volontà – continua Cormio – ha giocato contro il Lovanio e al ritorno, ieri sera, si è fatto venire a prendere nel piazzale dell’Eurosuole Forum dal suo amico e connazionale che gioca a Grottazzolina (Amir Mohammad Golzadeh, ndr), visto che lui non ha la patente e per un anno e mezzo siamo stati sempre noi come società e i suoi compagni di squadra a portarlo dove voleva in auto. Pretendeva pure che gli pagassimo il viaggio per arrivare a Roma a prendere l’aereo di stamattina per Teheran, ma almeno su questo abbiamo puntato i piedi».
In queste ore, quindi, il giocatore dovrebbe trovarsi nella capitale iraniana. Anche se nelle scorse ore è emerso un rumor che lo vorrebbe pronto a vestire la maglia dei russi della Dynamo Ural. «Il procuratore mi ha detto che non è vero, dicendo che per giocare in Russia avrebbe un problema con il visto, ma non mi pare ci siano impedimenti per giocare in quel torneo – rimarca Cormio – se invece dovesse giocare nel campionato iraniano non ci sarebbero impedimenti a livello regolamentare, perché il suo transfer ha valore solo per l’Europa. Se invece dovesse andare in Russia dovrebbero pagarci un indennizzo per liberarlo. Poriya è sotto contratto con la Lube, se vuole essere liberato bisogna trovare un accordo. Ma c’è un problema di fondo e spero che il movimento internazionale ne prenda atto finalmente: bisogna legare la durata del transfer che concede la Federazione a quella del contratto. I nostri contratti così valgono zero e infatti più volte i giocatori se ne vanno pur essendo sotto contratto. E i club hanno poca protezione, chi vuole se ne va mentre se una società non paga si può attaccare la fidejussione o andare altrove. Per noi è un danno tecnico, morale ed economico».

Lo schiacciatore iraniano nel match di Lovanio
Il dg della Lube ne ha anche per Roberto Piazza, tecnico della Nazionale iraniana e di Milano. «Poriya mi aveva riferito, ma io non voglio crederci, dice di essersi confidato con l’allenatore della sua Nazionale che gli avrebbe detto qui da noi sta perdendo tempo – la stilettata di Cormio – spero che non sia vero, visto che è anche l’allenatore di un club nostro avversario. Sarebbe poco elegante e anche questa situazione, la possibilità per gli allenatori di avere un doppio ruolo, va risolta».
Ora per la Lube il problema vero è trovare un sostituto. «Di sicuro non pagheremo lui da qua alla fine e faremo rispettare il contratto, ma la questione vera è che possiamo prendere solo un giocatore da qui alla fine della regular season e solo pescandolo all’estero – sottolinea Cormio – difficile e complicato perché, anche se abbiamo ragazzi delle giovanili per darci una mano, è chiaro che serva un altro schiacciatore per competere».
Per un dirigente di lunghissimo corso come Beppe Cormio non è la prima volta a doversi trovare ad affrontare una situazione del genere. «Anzi, stavolta quantomeno Poriya è stato onesto nell’annunciarmi qualche giorno prima che se ne sarebbe andato – chiude laconico il dirigente della Lube – all’epoca della Tre Valli Jesi, nel nostro primo anno di Serie A, un giocatore jugoslavo mi chiese un anticipo di 5 milioni di lire perché diceva che non aveva una lira: ma la mattina dopo era sparito. Anche quando ero nel basket, all’Aurora Jesi, un grande campione americano fuggì dalla sera alla mattina, ripartendo per gli Stati Uniti senza dire niente. Fa male perché pensi che a livello umano qualcosa non abbia funzionato».
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