
Il vescovo Nazzareno Marconi
«Mai come nella nostra epoca ci sono tanti potenti e prepotenti apparentemente devoti, ma per nulla convertiti. All’opposto si situano i Magi, potenti ma umili, saggi ma ancora desiderosi di conoscere». Così questa mattina il vescovo Nazzareno Marconi durante l’omelia dell’Epifania alla cattedrale di San Giovanni a Macerata. Durante la funzione anche dei giovani a interpretare i magi.
Per il vescovo «il nostro Dio, ci insegna l’Epifania, non è il Dio di un gruppo ristretto, di una lobby di amici, tutti intenti a gestire i loro privilegi. Il nostro Dio si è fatto uomo per tutti e si fa conoscere a tutti. In questo Vangelo i Magi rappresentano infatti, tutti i popoli, chiamati all’incontro con Gesù, il figlio dell’unico Padre celeste, che ci rende tutti fratelli tra noi. Basterebbe già questo messaggio a farci meditare su quanto il mondo di oggi si stia allontanando dal Vangelo e dalla sua Sapienza».

L’omelia di oggi con i Magi
Il vescovo ha parlato di due tipi di sapienti e due tipi di potenti: «Da una parte, in negativo, abbiamo Erode: un potente contornato di consiglieri, che studiano da secoli la parola di Dio. Questo potente sa tutto sul messia, anche sul luogo dove nascerà: il piccolo villaggio di Betlemme, che dista solo 9 chilometri dalla sua reggia di Gerusalemme. Eppure, tutta questa conoscenza per Erode non diventa sapienza, perché non diventa vita: si riempie la bocca delle parole della scrittura, ma queste parole non scendono nel suo cuore. Recita la parte di un potente devoto, ma tutta questa devozione non lo spinge a mettersi in cammino verso il bene, è devozione senza conversione».

E poi il confronto con l’attualità dove «mai come nella nostra epoca ci sono tanti potenti e prepotenti apparentemente devoti, ma per nulla convertiti. All’opposto si situano i Magi, potenti ma umili, saggi ma ancora desiderosi di conoscere, esperti delle cose del cielo ma capaci di chinarsi sulla terra, di raggiungere quella periferia esistenziale che era il piccolo villaggio di Betlemme, di entrare nella casa di un umile lavoratore, di contemplare la presenza di Dio in un Bambino. A loro, poveri di conoscenza religiosa e ignari del contenuto della parola di Dio, quel Dio che è venuto per tutti si fa conoscere. Perché i loro cuori erano in ricerca di ciò che è vero, giusto e buono».
E poi ancora «Fortunatamente anche i personaggi dei Magi sono profezia di tanti che esistono nel mondo di oggi, uomini di buona volontà, che non ci aspetteremmo di incontrare tra i personaggi del presepe, eppure sono lì, a testimoniare che davvero il Signore è venuto per tutti e quindi anche per ciascuno di noi».
«La storia dei Magi ci spiega che quando l’umanità mette in campo le sue virtù migliori – conclude il vescovo – il desiderio non solo di conoscenza ma di sapienza, l’umiltà, la disponibilità a mettersi in cammino alla ricerca di ciò che è vero buono e bello, il superamento delle frontiere e l’apertura ad ogni uomo nell’amicizia sincera, certo il Signore si rivelerà a loro. Dio si rivela in una promessa di futuro, in un annuncio di speranza, perché proprio questo è una vita che nasce. Questo messaggio semplice ed umile, eppure fortemente critico verso tanti errori che abitano il nostro mondo di oggi, è il messaggio dell’Epifania. Quel mite re di pace che è nato per tutti oggi vuol farsi conoscere a tutti».
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A mio avviso il Vescovo parla troppo di politica, e’ sbagliato !!!
Strano, ma dissento da chi mi ha preceduto nei commenti. Io invece apprezzo le parole di sua eccellenza, tra l’altro con toni pacati e in pieno principio del cattolicesimo, perché la sua parola è importante e serve a smuovere le coscienze. Bene
Quirinio, nominato legato della Siria nel 6 d.C., condusse il censimento per valutare beni e tasse, scatenando la rivolta di Giuda il Galileo (citata anche negli Atti degli Apostoli 5,37).
Il dibattito con il Vangelo di LucaLuca 2,1-2 lo collega alla nascita di Gesù (“Questo primo censimento avvenne quando Quirinio era governatore della Siria”), ma la nascita è collocata al tempo di Erode il Grande (morto nel 4 a.C.), creando una discrepanza di circa 10 anni.La maggioranza degli studiosi (storici e biblisti, inclusi molti cattolici e protestanti) considera questo un errore o un’anacronismo di Luca, che forse confuse o spostò il censimento noto per motivi teologici (collegare Gesù all’impero romano e a Betlemme).Ipotesi minoritarie per armonizzareUna minoranza di studiosi conservatori propone:Quirinio ebbe un ruolo precedente in Siria (tra 8-3 a.C. o intorno al 2 a.C.), con un “primo” censimento locale o giuramento di fedeltà.
Traduzione alternativa di Luca 2,2: “Questo censimento avvenne prima che Quirinio fosse governatore della Siria”.
Un censimento in due fasi o esteso.
Queste restano ipotesi minoritarie, non supportate da prove dirette solide, mentre il censimento del 6-7 d.C. è l’unico attestato chiaramente dalle fonti antiche.In sintesi, storicamente il censimento di Quirinio è datato al 6 d.C. (o 6-7 d.C.), circa 10 anni dopo la morte di Erode. Il legame con la nascita di Gesù è uno dei punti più discussi della cronologia evangelica.
un anacronismo… ogni tanto si addormenta anche Grok.
Perché il racconto di Luca sembra assurdo storicamente
I censimenti romani servivano principalmente a valutare beni e persone dove vivevano e possedevano proprietà, per tassare in modo efficace. Non aveva senso far spostare masse di persone in città lontane: avrebbe creato caos logistico, economico e avrebbe reso impossibile verificare i beni sul posto.
Non esiste prova di censimenti romani che obbligassero a tornare nella “città dei padri” o ancestrale. Al contrario, papiri egiziani (sotto Roma) ordinano alle persone assenti di tornare alla residenza attuale per essere contati con i loro beni.
La discendenza da Davide: ai Romani non importava nulla. Non tassavano in base a genealogie bibliche antiche. I regni clienti come quello di Erode il Grande (dove vivevano Giuseppe e Maria) non erano tassati direttamente da Roma con censimenti provinciali; pagavano un tributo forfettario.
Le donne: Maria non avrebbe dovuto accompagnare Giuseppe. Nei censimenti romani, le donne erano spesso registrate dal capofamiglia, e non c’era obbligo per loro di viaggiare, tantomeno incinte al nono mese.
La distanza: da Nazaret a Betlemme sono circa 130-150 km a piedi (via strade antiche, evitando Samaria ostile), un viaggio di 7-10 giorni su terreni difficili. Farlo con una donna prossima al parto è impensabile per un semplice adempimento burocratico.
Con i potenti il problema non è l’apparenza della loro devozione ma la loro potenza.
Bella omelia, che non si perde in apologhi e favole, ma sta al Vangelo: il Signore è venuto per tutti, l’ inganno della devozione di facciata senza conversione personale, la conoscenza che deve farsi sapienza nel vivere la fede… Il vescovo tra l’ altro, a braccio, ha aggiunto un richiamo alla chiesa perché essa per prima sia testimone di quel che annuncia… Il problema è che troppi, nel gregge e tra i pastori, questi potenti e prepotenti apparentemente devoti ma per nulla convertiti li sostengono o li accettano.