
Foto d’archivio
Settore calzaturiero, Macerata resiste alla crisi nazionale del settore con un export in crescita dell’1,2% nel primo trimestre 2025. Un dato in controtendenza rispetto all’intero Stivale che segna invece un calo del fatturato del -7% e un export in flessione del -4,1% in valore.
Mentre l’industria calzaturiera italiana fatica a trovare stabilità nel complicato contesto economico internazionale, le Marche — e in particolare la provincia di Macerata — si mostrano come una delle poche realtà in controtendenza. A dirlo sono i dati elaborati dall’ultimo report del Centro studi Confindustria accessori moda illustrati nel corso dell’assemblea annuale di Assocalzaturifici, l’associazione che rappresenta a livello nazionale le imprese a carattere industriale che operano nel settore della produzione delle calzature.
Se a livello nazionale il settore chiude il primo trimestre 2025 con un calo del fatturato del -7% e un export in flessione del -4,1% in valore, Macerata fa segnare un timido ma significativo +1,2% nelle esportazioni. Un dato che, seppur modesto, assume comunque una certa rilevanza alla luce della difficile situazione che sta colpendo l’intero comparto.
Entrando nel dettaglio delle Marche, Fermo (con un meno 12,1%) e Ascoli (con un meno 6,3%) mostrano un quadro più critico, portando la media regionale a un -6,9%. Ma Macerata tiene, e anzi cresce, a testimonianza di un tessuto produttivo che potrebbe essersi adattato meglio di altri alle nuove dinamiche dei mercati globali.
Restando in Italia e volgendo lo sguardo verso le altre regioni, tra le prime cinque esportatrici la Lombardia si conferma in cima alla graduatoria e denota un segno positivo nelle vendite estere (+5,9%) mentre il Veneto registra un -10,6%, la Toscana -20,1%, con -24% per Firenze, l’Emilia-Romagna -12,3%, con un -8,4% a Forlì-Cesena, come pure la Puglia con un -5,7% e la Campania a -20,9%.

Giovanna Ceolini
Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, ha sottolineato il clima di forte incertezza che caratterizza l’intero settore: «All’attesa per le decisioni sui dazi Usa – le sue parole -, si è aggiunta ora la relativa preoccupazione per eventi in Medio Oriente, che va ad aggiungersi ai conflitti in corso, alla volatilità dei mercati amplificata da incertezza e alla scarsa fiducia dei consumatori. Non si registrano miglioramenti significativi nel panorama economico e geopolitico internazionale, segnali di tenuta ma ancora tiepida la ripresa».
Segnano un forte rallentamento tutti i principali sbocchi del Far East: la Cina cede il -17,9% in volume (-27,5% in valore); Hong Kong il -14,3%; la Sud Corea il -18,1%; il Giappone il -33,5% (con un -13,6% in valore). Complessivamente l’Estremo Oriente perde il -22,6% in quantità e il -25,3% in valore. Trova invece conferma il buon momento degli Emirati Arabi (+16,8% in valore e +33,5% in volume) e della Turchia (+21% a valore). Arretramenti del -8,5% in valore per la Russia e del -4,2% per l’Ucraina. Rallenta il Kazakistan (-2% in valore), dopo l’evoluzione decisamente favorevole degli anni recenti. Gli Stati Uniti, pur tenendo in valore (+2,2%) cala nei volumi (-10,6%), a causa delle politiche commerciali e dalla svalutazione lieve del dollaro.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati