Eolico tra Gagliole e San Severino:
nove pale da 180 metri
«Non ci faremo imporre scelte dall’alto»

IL VENTO CHE DIVIDE - Incontro pubblico per discutere il progetto della Wind Energy. I sindaci Piermattei e Botticelli hanno ribadito la loro contrarietà. Il punto di vista della società e dei tanti intervenuti al dibattito sul nuovo parco

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di Monia Orazi

Nove pale eoliche alte 180 metri potrebbero sorgere tra Gagliole e San Severino, per una potenza complessiva di 29 megawatt. Ieri pomeriggio si è tenuta l’inchiesta pubblica, voluta dalle amministrazioni comunali di Gagliole e San Severino, per discutere il progetto di parco eolico della Wind Energy Gagliole, con un incontro protratto sino alle 21.

L’impianto prevede una centrale di transito elettrico a Camerino e un elettrodotto di 20 km che la raggiungerà, passando per Castelraimondo. All’incontro, coordinato dal funzionario regionale Roberto Ciccioli, erano presenti funzionari regionali che seguono l’autorizzazione unica e la valutazione di impatto ambientale. Fino a fine mese i cittadini potranno presentare osservazioni, a cui la società proponente, facente capo al gruppo Carlo Maresca di Pescara, potrà rispondere.

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Ad aprire gli interventi è stato il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei: «Come amministrazione comunale ci siamo sentiti in dovere di avviare questo confronto pubblico per coinvolgere direttamente la cittadinanza. Crediamo in una politica che ascolta, che condivide e che non impone scelte dall’alto che rischiano di compromettere in modo irreversibile il nostro patrimonio paesaggistico e ambientale». Ha aggiunto: «Abbiamo dichiarato con chiarezza e determinazione la nostra totale contrarietà a qualsiasi progetto che deturpi il nostro territorio, così ci siamo già espressi in consiglio comunale. La nostra posizione è netta ed è condivisa dalla Soprintendenza che recentemente ha espresso un parere contrario all’intervento».

Il sindaco di Gagliole, Sandro Botticelli, ha ribadito: «Abbiamo presentato le nostre osservazioni, abbiamo espresso un parere tecnico, il nostro piano regolatore generale vi sono condivise dai cittadini per un progetto megagalattico. Ci preoccupiamo per le dimensioni delle pale, 180 metri di altezza, e per l’impatto della viabilità».

È poi intervenuto Emanuele Minardi, legale rappresentante della società, che ha illustrato il progetto: «La Wind Energy Gagliole è una società controllata da Blu Nova che fa parte del gruppo Carlo Maresca. Si occupa di eolico e fotovoltaico e cura anche il progetto del parco eolico che insiste tra i comuni di Monte Cavallo, Pieve Torina e Serravalle di Chienti, di cui è in corso la valutazione d’impatto ambientale al ministero dell’Ambiente».

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All’incontro erano presenti anche l’avvocato Michele Cimino, esperto in diritto ambientale, e l’ingegnere Roberto Lorenzotti, il progettista. Il rappresentante dell’azienda ha sottolineato: «Questo progetto parte dal quadro normativo a livello europeo: l’Italia nel 2030 deve installare 80 gigawatt in più di energie rinnovabili e la regione Marche deve incrementare la sua quota per 2-3 gigawatt. Negli ultimi quattro anni sono stati installati 300 megawatt, ne rimangono 2000, obiettivo secondo me difficilmente raggiungibile». Minardi ha concluso: «Tutte le regioni sono in ritardo per l’emanazione della legge regionale sulle aree idonee, che secondo noi avrebbe aiutato molto sia l’amministrazione della regione nella valutazione di questa tipologia di progetti, ma anche società come le nostre che si trovano a investire un po’ al buio».

Il progettista Roberto Lorenzotti ha parlato dell’impatto ambientale, specificando che hanno lavorato circa 10-15 persone a questo progetto: «Il piano energia regionale del 2020 individua un’area nel maceratese denominata MC2, tra Gagliole e San Severino, a 700-900 metri sul livello del mare, dove saranno installate 9 pale eoliche: tre a San Severino e sei a Gagliole», ha illustrato l’ingegnere. Lorenzotti ha continuato: «Si tratta di macchine di piccole dimensioni, che possono utilizzare la risorsa del vento legate anche alla capacità di ricezione di energia elettrica da Terna. Abbiamo sviluppato questo progetto con una macchina piccola per una riduzione importante degli impatti, in un’area già antropizzata dove sono inseriti un cementificio e due cave».

Le pale eoliche saranno alte complessivamente 180 metri, con rotori di 136 metri posti a 112 metri di altezza, con piazzole da 30 per 26 metri quadri. La viabilità interna di collegamento tra le varie pale prevede una carreggiata ampia 5 metri, con 400-500 metri cubi di calcestruzzo per le fondazioni. Lorenzotti ha precisato: «Non ci sono emergenze dal punto di vista architettonico o archeologico. Siamo al di fuori delle aree speciali. Abbiamo studiato i vincoli paesaggistici, c’è un sottosistema territoriale tutelato ma che sostanzialmente consente la realizzazione di interventi come questo seguendo i processi autorizzativi».

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Sono seguiti numerosi interventi del pubblico. Cristina Ciccarelli ha dichiarato: «Bel progetto, sono a favore. Sapevo che il Comune avrebbe ostacolato questa innovazione, mi auguro di vederlo realizzato. Il no è una posizione ideologica, vorrei sentire argomentazioni più robuste di chi è contrario». L’ingegnere Americo Eugeni ha chiesto di conoscere «quali logiche siano sottese a un investimento di questo progetto e se riuscirà a raggiungere l’obiettivo individuato dell’effettiva produzione di energia elettrica». Francesco Ranciaro ha espresso preoccupazione lamentando «il mancato studio dell’avifauna, perché occorre sincerarsi dell’impatto da qui a trent’anni».

Marco Ciarulli, presidente regionale di Legambiente ha affermato: «Siamo a favore della transizione energetica che ha bisogno anche dell’eolico. Invito le amministrazioni comunali e le associazioni a una riflessione più lungimirante rispetto al no. Magari questo parco non si farà, ma la transizione energetica si deve fare, altrimenti vince la lobby del gas».

Di parere opposto Renato Campetella, referente dell’associazione Aiace, ha sottolineato: «Siamo un comitato contrario al progetto, per i disastri naturali che hanno colpito un territorio che arranca ancora per la ricostruzione post sisma. Va tenuto conto dell’impatto idrogeologico, questa è una realtà instabile». Ha aggiunto: «Ben vengano le energie rinnovabili, ma non va distrutta l’identità territoriale di un territorio come la sinclinale camerte. Questo progetto snatura il valore dei luoghi, dell’economia, delle produzioni agricole e del turismo».

L’avvocato Marco Massei ha evidenziato: «Ho letto tutte le 15 osservazioni ci sono criticità evidenti, è stato condiviso il no dei sindaci e della Soprintendenza. Mi meraviglia che sia stato presentato in una zona come questa un progetto simile. La viabilità di 4-5 metri non è il massimo in una zona montana. Si utilizzeranno materiali di impatto enorme in una zona vocata alla bellezza. Non si può parlare di piccole macchine con 180 metri, ma di un mega impatto».

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Luigi Zura Puntaroni, ex consigliere regionale, ha dichiarato: «Questo non è un territorio da saccheggiare. Non accettiamo di farci prendere in giro dagli ultimi arrivati». Emanuele Piccioni di Camerino ha chiesto informazioni sulla centrale di smistamento, evidenziando «le connessioni tra più produttori».

Andrea Astraceli dei Comitati Territoriali Riuniti ha esposto le osservazioni già presentate, parlando della visibilità degli aerogeneratori e ricordando come «un progetto simile sia stato già respinto nel 2013». Ha commentato: «Perché riproporre una cosa già respinta? È un pessimo inizio».

Simone Vitaletti della Tess ha espresso forte preoccupazione elencando tutti i comuni interessati lungo l’Appennino da Pergola fino a San Severino e Gagliole, passando per Serrapetrona, Caldarola, Camerino, Pieve torina, Montecavallo, Serravalle di Chienti e i comuni umbri. Ha denunciato: «I privati prevedono di installare nel nostro Appennino 198 pale eoliche alte fino a 200 metri». Ha aggiunto: «Se i progetti citati venissero approvati, ci troveremmo un aerogeneratore ogni chilometro e mezzo. Per sostenere una torre eolica occorre una gettata di circa 500 metri cubi di calcestruzzo, che corrisponde a 400 tonnellate a cui se ne aggiungono 100 di ferro».

L’ingegnere Michele Cruciani ha ricordato che «sul territorio di San Severino insiste un altro mega parco eolico da 36 megawatt e un altro a Caldarola da 60 megawatt». Ha sottolineato la necessità di «un intervento della regione per un’opportuna pianificazione», criticando il fatto che «la regione non ha messo la faccia per scegliere le aree idonee, lasciando spazio all’iniziativa legittima dei privati».

L’architetto Manuela Fiorentino di Gagliole, ex amministratrice comunale, ha parlato della necessità di «riferirsi alla Wind Energy e non al gruppo Maresca in caso di problematiche» e si è domandata «perché ogni volta il coinvolgimento delle popolazioni avviene dopo che il progetto è stato presentato e non in un percorso partecipativo prima di presentarlo».

Sandro Bisonni, rappresentante di Alleanza Verdi Sinistra, ha dichiarato: «Siamo favorevoli alle rinnovabili. Sono stato consigliere regionale e promotore della proposta di legge che ha fatto istituire un Parco della memoria legato alla Resistenza. Invito la regione a leggere l’articolo 42 e 45 che prevede che non sono ammessi movimenti terra che alterano in modo sostanziale il profilo del terreno. Ritengo che almeno 5 di questi generatori sono dentro il Parco della memoria, la proposta non può essere accolta».

A concludere gli interventi è stato Danilo Baldini, delegato Lac che ha parlato «della presenza di avifauna migratoria nella rotta tra la Russia e la Tunisia» e ha invitato a «fare uno studio approfondito». I referenti dell’azienda hanno risposto che, se c’è la volontà, sono pronti a costruire un percorso condiviso con l’amministrazione comunale e sono disponibili ad analizzare i problemi. Minardi ha concluso: «Se ci sarà un no per l’impatto visivo degli aerogeneratori, alziamo le mani».



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