«Un memoriale
sul rudere di Mosconi»
La proposta di Cristini

SAN SEVERINO - L'architetto auspica che venga riconosciuta l'importanza storica del primo edificio bombardato ad Elcito: «Il borgo fu l'unica parte del territorio settempedano ad avere avuto consistenti danni durante la Seconda guerra mondiale»

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Il rudere da trasformare in memoriale

Perché non trasformare quella che fu la casa di Nazzareno Mosconi, ridotta a un rudere dai bombardamenti nazisti nel maggio 1944 e mai restaurata, in un memoriale della guerra in occasione degli 80 anni da quei tragici eventi? Ad avanzare la proposta è l’architetto Luca Maria Cristini. Infatti della casa di Nazzareno Mosconi, conosciuta come “rudere 104” in virtù del numero di particella catastale che la contraddistingue, restano oggi pochi ruderi invasi dalla vegetazione.

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Il borgo di Elcito

«La città di San Severino ha recentemente ottenuto la Medaglia d’oro al merito civile per i fatti della Resistenza – sottolinea Cristini – questa, evidentemente, è stata ottenuta anche per i meriti di quegli elcitesi che, a rischio della vita e mettendo a repentaglio tutto quel che avevano, dettero supporto alle formazioni partigiane operanti nella zona del San Vicino. Tra l’altro Elcito è attualmente incluso nella Riserva naturale regionale dei Monti San Vicino e Canfaito istituita con delibera del Consiglio Reginale nel 2009 che ha anche valenza di parco della memoria dei fatti della Resistenza in quanto «salvaguarda i valori storici presenti nell’area ricordando in particolare la resistenza opposta al nazifascismo dai gruppi partigiani di Roti e di Valdiola, attivi nell’area durante il secondo conflitto mondiale». Si potrebbe consolidare l’iconico rudere con la sua trave, per evitare ulteriori crolli e apponendovi una semplice lapide si potrebbe far perpetua memoria delle atrocità della guerra, argomento di scottante attualità in questi tempi, per porre l’attenzione e per lanciare un monito sul pericolo che queste atrocità si ripetano. Elcito è spesso definito “luogo del silenzio”, con questo memoriale assumerebbe anche il ruolo di luogo di pace e di meditazione, cose di cui i nostri tempi hanno grande bisogno».

In un saggio di recente pubblicazione dal titolo “Elcito 1944. Tre cadaveri non identificati”, lo storico Raoul Paciaroni ricostruisce la storia di quel rudere e di tutto il borgo ai piedi del San Vicino in quegli anni terribili. «L’abitazione fu fra le prime ad essere colpite e quella per la quale, nel 1946, fu presentata la prima istanza per il rimborso dei danni di guerra, a seguito della quale non venne però mai più ricostruita – rimarca Cristini – Elcito fu uno dei pochi contesti edificati del comune settempedano ad avere avuto danni rilevanti ai fabbricati a causa della Seconda Guerra Mondiale. In paese si insediò un distaccamento dei partigiani del battaglione Mario e, come scrive Paciaroni, si contarono almeno 10 edifici danneggiati. La perdita più grossa fu senz’altro quella del cosiddetto Palazzo dei Canonici, antica residenza dell’Abate del vicino e ricchissimo monastero di Valfucina, che a Elcito viveva in sicurezza dentro alle mura di un castello inespugnabile. L’edificio, ricco di arredi e suppellettili, fu minato dai fascisti e fatto saltare in aria. Vi sono ancora foto e una descrizione catastale della sua consistenza, e, nella logica scelta e adottata per il piano particolareggiato potrebbe teoricamente essere ricostruito, come le previsioni ammettono per altri edifici nelle stesse condizioni».


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