Reddito di civiltà, D’Alessandro:
«Soddisfatti del risultato avuto.
Hanno aderito 18 aziende»

MACERATA - L'assessore ai Servizi sociali contenta della risposta avuta al bando ed annuncia che il Comune andrà avanti con le associazioni di categoria. Polemica con la consigliera di opposizione Stefania Monteverde sui caregiver

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L’assessora Francesca D’Alessandro

di Luca Patrassi

«Soddisfatti del risultato» così l’assessora comunale ai Servizi sociali Francesca D’Alessandro sintetizza il giudizio positivo sui risultati del bando del Comune per l’erogazione del “Reddito di civiltà” che ha visto ventidue domande presentate, due delle quali non accolte perchè giunte in ritardo. Venti domande ammesse a fronte di 18 aziende, per la maggiorparte maceratesi, che si sono dette disponibili ad ospitare i corsi di formazione.

«E’ un progetto pilota – osserva D’Alessandro – che si sposa perfettamente con il principio che anima il mio assessorato: quando si parla di sociale non si possono guardare i numeri ma inevitabilmente si devono guardare le persone, questo significa che si impiega tanta energia, chi si occupa di sociale è come se si occupasse di alta sartoria». Spiega Francesca D’Alessandro: «Quello che è buono per una persona, può non esserlo per un’altra, esattamente come un vestito, si tratta di cucire un vestito addosso alla singola persona. Il panorama lavorativo è quello che è, soprattutto con la pandemia, ma già negli anni precedenti non si respirava un’aria troppo serena, la crisi ce la portiamo dietro da tempo. Sul reddito di cittadinanza non siamo così d’accordo perchè riteniamo che un valore intrinseco all’attività lavorativa non sia solo quello della remunerazione ma anche e soprattutto quello della dignità della persona, occuparla significa dare senso a quella persona».

L’idea di partenza: «Il progetto pilota è nato sulla base della spinta che mi ha dato l’aver visto che ad Ascoli aveva dato buoni frutti, modello positivo da replicare. La fascia di età più colpita è quella degli ultracinquantenni anche se è ovvio che noi vorremmo aiutare tutti al meglio, però appunto più si sale con l’età e più le possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro si riducono». Le modalità operative: «Ci siamo riuniti con il Centro per l’impiego e con le associazioni di categoria come Confindustria e Confartigianato esponendo il progetto ed ottenendo un consenso unanime a partire dalla formazione. Un’aazienda non può assumere una persona alla cieca senza sapere quali sono le sue competenze, non è un ente di beneficenza. Cosa abbiamo fatto? La persona che beneficia del progetto è presa in carico dai Servizi sociali, comunica esperienze e aspettative, contemporaneamente si sono dati alle aziende i profili delle persone che hanno risposto al bando mentre sono state 18 le imprese che si sono proposte, un buon numero, oltre il Comune. Non è solo il dato economico, i 400 euro che pure fanno comodo per una attività che non è lavorativa ma formativa. Il match tra domanda tra persona e azienda è già stato fatto».

Venti le adesioni al progetto, poche? Molte? «Sono poche relativamente, dobbiamo considerare che finora c’è stato il reddito di cittadinanza, abbiamo anticipato una gestione che sarà complessa da gestire – dice D’Alessandro -. Chi non ha più un sussidio dovrà cercare un sostentamento in altro modo: le persone che hanno risposto al bando sono persone che non prendono il reddito di cittadinanza, sono persone che si sono trovate senza lavoro: un punto di cui siamo fieri è l’attenzione alle fasce più deboli, l’attenzione alla dignità». D’Alessandro poi attacca la consigliera di opposizione Stefania Monteverde: «Abbiamo considerato i caregiver, quelli che si prendono cura di familiari con disabilità gravi, che li ha costretti a stare a casa. La consigliera Monteverde ha avuto da ridire anche su questo fronte, dare l’opportunità a queste persone di poter uscire di casa è un beneficio enorme». Tanti sono i casi di difficoltà di chi è costretto ad occuparsi h24 di una persona fragile in casa. C’è stato un lavoro certosino che ha avuto la condivisione delle associazioni di categoria».

Un progetto che andrà avanti? «Assolutamente sì, guardiamo anche a quello che sta facendo la Regione sul fromte delle politiche per il lavoro e per l’assistenza, comunque è un percorso lavorativo che abbiamo intrapreso e stiamo lavorando ancora per creare una rete più stretta con Confindustria e Confartigianato». 400 euro mensili è una cifra ottimale? «E’ una cifra congrua per 18 ore di formazione, poi saranno le aziende a decidere se trasformare il contratto. Piuttosto che dare aiuti a pioggia, preferiamo costruire percorsi che diano prospettive».


(Clicca qui sopra per ascoltare la puntata in podcast)

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