«Una faglia attiva tra Treia e Pollenza
era già stata ipotizzata 20 anni fa.
La zona è a rischio medio-alto»

SISMA - Il geologo di Unicam Emanuele Tondi parla di un lavoro finanziato dalla Regione nel 2002, con cui si ipotizzava una faglia attiva a est della dorsale dei due comuni: «Sulla base delle sue dimensioni fu stimata una magnitudo massima attesa tra 5.5 e 5.7. Sarebbe necessario uno studio di approfondimento dopo quest'ultimo terremoto, lo faremo subito»

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Epicentri dei terremoti verificatisi a partire da fine gennaio 2023 nella zona tra Treia e Pollenza. Dati www.ingv.it

di Francesca Marsili

«Non ci possiamo stupire di un terremoto di magnitudo 4.0 a Treia, l’area può generare terremoti anche più forti. Nel 2002 la Regione Marche finanziò un progetto di microzonazione sismica a cui parteciparono anche enti di ricerca e l’università di Camerino. Nel lavoro viene ipotizzata una faglia attiva immediatamente a est della dorsale Treia -Pollenza. Sulla base delle sue dimensioni fu stimata una magnitudo massima attesa tra 5.5 e 5.7».

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Emanuele Tondi

A dirlo è il professor Emanuele Tondi, geologo dell’Università di Camerino e responsabile della Sede Ingv dell’ateneo. Interviene dopo l’evento tellurico di questa notte: una scossa di magnitudo 3.6 (in primo momento classificata come 3,8) con epicentro tra Treia e Pollenza. Nelle ore successive, numerosi altri aftershock hanno seguito l’evento principale che ha fatto tornare la popolazione del Maceratese alla paura di quel 2016. Il progetto di cui parla il professor Tondi che definisce “innovativo” sebbene realizzato vent’anni fa, prevedeva l’individuazione e caratterizzazione delle faglie attive di riferimento e la successiva simulazione del terremoto massimo atteso con la registrazione di sismogrammi sintetici al suolo. I risultati sono pubblicati nel 2008 sulla rivista scientifica Journal of Seismology, autori: lo stesso Tondi, con Laurentano e Priolo.

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Mappa di pericolosità sismica delle Marche. Nella zona di Treia sono previste accelerazioni comprese tra 0.15g e 0.2g, dove g è l’accelerazione di gravità

«E’ chiaro che si tratta di un’ipotesi fatta vent’anni fa e con le conoscenze e tecnologie attuali sarebbe necessario uno studio di approfondimento per verificare l’attività recente della faglia stessa, e anche la magnitudo massima associata. Cosa che faremo presto visto questo terremoto». È prevedibile che lo sciame sismico possa durare alcuni giorni? «Si, sicuramente ci saranno dei terremoti più piccoli, gli aftershock, comunemente conosciuti come scosse di assestamento, che proseguiranno per qualche giorno, forse qualche settimana. Speriamo, ovviamente, che non si verifichino scosse più forti». Ma non più forte di quella stimata nel lavoro di cui parlava. «No, la pericolosità sismica in questa zona è minore rispetto a quella delle zone appenniniche dove si sono verificati i terremoti del 2016, anche se comunque è medio-alta. Nella stessa zona la sequenza è iniziata con qualche piccolo terremoto a fine gennaio. Nei cataloghi storici non sono riportati terremoti importanti con epicentro tra TreiaePollenza. E questa è una cosa positiva».

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Mappa delle accelerazioni registrate al suolo dalla rete sismica nazionale di Ingv riferite all’evento di magnitudo 3.8

 

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