di Luca Patrassi
Tre mesi fa la direzione dell’Area Vasta 3 aveva attivato una procedura negoziata per esternalizzare alcuni servizi ospedalieri, in particolare per l’assistenza medica nei Pronto soccorso degli ospedali di Macerata, Civitanova e Camerino, San Severino. La motivazione di allora: «Allo stato attuale l’unica soluzione praticabile per fronteggiare l’emergenza, al fine di non cagionare l’interruzione di un pubblico servizio essenziale a tutela della salute pubblica, risulta essere quella dell’affidamento esternalizzato del servizio come dimostrato anche dal ricorso a tale procedura straordinaria da parte, non solo di tutte le Aree vaste della Regione ma anche di altre Stazioni appaltanti sull’intero territorio nazionale».
Il bando andò deserto ed oggi le segnalazioni di protesta e i dati registrati dalla app Pronto soccorso Marche dicono che la situazione resta quella di emergenza per i Pronto soccorso di Macerata e di Civitanova e di calma assoluta per Camerino, San Severino, Tolentino e Recanati.
Basta appunto guardare l’app in diversi orari della giornata e in giornate diverse per vedere che il personale sanitario del Pronto soccorso di Macerata e di Civitanova continua ad affrontare situazioni di stress, ed i pazienti continuano a dover attendere ore, mentre altrove lo stress sembra legato alla ricerca di pazienti.
Oggi alle 16,44 a Macerata 32 pazienti al Pronto soccorso, venti in visita e 12 in attesa, a Civitanova 31 pazienti, 20 in visita e 11 in attesa mentre nelle altre strutture l’unico numero è 0. Ulteriore specifica su Macerata: due codici rossi,, 7 codici gialli, le attese per gli altri codici erano indicate tra le 4 e le 5 ore. Bene, però la Regione, e a caduta l’Area Vasta 3, continua a parlare di servizi territoriali e ospedalieri per tutti e a presentare avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato, per contratti cococo, cui non risponde più quasi nessuno visto che nessuno accetta incarichi precari, e poco retribuiti, in uno dei reparti professionalmente più rischiosi del comparto sanitario. La visione dell’albo pretorio dell’Av3, a volerlo leggere, continua a dare indicazioni in tal senso.
La prima determina è quella che autorizza il mantenimento in servizio per altri tre anni, fino al compimento dei 70 anni, dell’ematologo civitanovese Francesco Alesiani: la richiesta è partita dall’interessato, avallata dall’Asur appunto per le difficoltà nel reperimento di specialisti. Poi una serie di dimissioni di medici di base. Si parte con le dimissioni presentate da Jacopo Brambatti, titolare di un incarico provvisorio di assistenza primaria a Treia. Dimissioni volontarie, per pensionamento dal primo ottobre di Alberto Brambatti, medico di base a Treia. Dimissioni dal primo ottobre prossimo per Gabriella Attili, medico di assistenza primaria a Ripe San Ginesio, dal primo ottobre per Costantino Gobbi pediatra a Macerata. Ad entrare, come medico di assistenza primaria a Civitanova, è Sabrina Bambozzi.
L’ospedale di Civitanova
Un po’ di numeri, le carenze rilevate all’interno dell’AV3, alla data del primo settembre scorso per l’emergenza sanitaria territoriale: 9 incarichi per 38 ore settimanali, ciascuno Potes di Macerata, 6 incarichi per 38 ore settimanali, ciascuno Potes di Camerino, un incarico per 38 ore settimanali Potes di Civitanova. Poi c’è l’ammissione dei candidati al concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo pieno ed indeterminato di 14 posti di dirigente medico nella disciplina di Anestesia e Rianimazione: ci sono 7 specialisti e 60 specializzandi. Pare di dedurne che quando si fanno i concorsi per posti a tempo pieno, e non a tempo determinato o come cococo, anche gli anestesisti ci sono. Anche se in Av3 c’è un problema ulteriore legato alle diverse sedi di lavoro che in alcuni casi non sembrano suscitare l’entusiasmo dei candidati che preferiscono altri ospedali quando possono scegliere. Poi, sempre a tempo indeterminato, c’è l’assunzione di Beatrice Benedetti, vincitrice di concorso per il profilo di Medicina legale. Poi ci sono gli avvisi pubblici, a tempo determinato, per la ricerca di specialisti. Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica, poi Ortopedia, Cardiologia e Oncologia.
Ospedale di Camerino a corto di medici, si cerca il primario di Cardiologia
I medici vogliono fare tutti carriera, fare ambulatorio privato, orari come dicono loro ecc. Le posizioni spinose (al pronto soccorso c’è stress, urgenza, pericolo di sbagliare, caos dovuto a 1000 fatttori) lo stato su questo può e deve intervenire, garantendo paghe ottime ai medici in prima linea, e calmierare le tariffe su quelli che pensano solo agli affari.
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A quanto pare il modello dell’ ospedale diffuso, caldeggiato dall’ assessore Saltamartini, almeno per i Pronto Soccorso non funziona.
Luca Bertini hai scritto bene : la politica regionale vorrebbe distribuire i pazienti nei vari presidi ospedalieri, ma gli stessi pazienti invece preferiscono gli ospedali più rassicuranti con più certezze. Sanità regionale da ripensare.
Infine, complimenti per l’articolo bell’esempio di giornalismo.
Interessante notare come mentre la politica continua a proporre un modello assurdo, dei 1000 piccoli ospedali, i pazienti hanno già deciso che preferiscono un modello diverso, de facto.
Va potenziata la medicina del territorio (basta con gli ambulatori a sola imposizione delle mani tra il lunedì pomeriggio e il venerdì mattina notti escluse, santo cielo! – sarebbero previste le case della salute invece -) e vanno creati dei centri grandi interconnessi con i piccoli e con le case della salute.
Sta marmaglia di mediopiccolo disfunzionale per paziente e operatore non funziona!
Lavoro al pronto soccorso è disagiato allora chi lavora li va pagato di più fine del discorso.
I nodi cominciano a venire al pettine.Sveglia Saltamartini con le Ast non risolvi il problema. Peggio verra’.
Ancora c’è chi crede che questi capiscono qualche cosa. Iniziate a svegliarvi il bello arriva tra poco
Se è un pronto soccorso si deve andare in quello della propria città, altrimenti se vuoi scegliere di intasare un’altra struttura paghi.
È assurdo che chi lavora a Macerata abbia, a parità di stipendio, una mole di lavoro tripla rispetto a chi lavora in provincia, solo perché le persone decidono di invadere in massa il capoluogo perché “dice che ade ‘meglio..” E poi si lamentano pure che ci passano mezza giornata quando sono loro la causa dei ritardi.