Jim Morrison “Dioniso” del rock a Civitanova,
gran finale di Rocksophia su Battiato

CIVITANOVA - Carlo Massarini, Marcello Veneziani e Adriano Ercolani hanno approfondito la parabola del "Re lucertola". Pubblico in piedi a ballare su Light my fire. (VIDEO). Ultimo spettacolo della trilogia stasera sulla spiritualità e misticismo dell'artista siciliano
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Rocksophia - Jim Morrison e la filosofia dei Doors
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La direttrice artistica Lucrezia Ercoli

Il carro di Dioniso colmo di fiori. Con questa immagine è partita  ieri sera la seconda serata della trilogia di Rocksophia.

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Adriano Ercolani

Dopo l’avvio strepitoso dedicato alla carriera mutevole e cangiante di David Bowie che ha attraversato diversi decenni, ieri sera al Varco sul mare di Civitanova l’arco temporale si concentra su una parabola di vita intensissima che si è bruciata in pochi anni. Quel “fuoco” che è presente in “Light my fire” e in “The end”, capolavori dei Doors e di Jim Morrison. A ricercare le fonti di una ricerca artistica tanto visionaria quanta distruttiva sono saliti sul palco Marcello Veneziani, Carlo Massarini e Adriano Ercolani. A rompere il ghiaccio è proprio Marcello Veneziani che ha raccontato le origini dello spirito dionisiaco, quello dei fiori, dell’ebbrezza, dell’eccesso come chiave per scoprire dimensioni altre e più elevate. A cui fa da contrappeso l’apollineo, lo spirito dell’ordine contrapposto al caos, della misura. Veneziani parteggia per quest’ultimo, per la luce rispetto all’ombra (anche se nei minuti iniziali sembra voler cercare il buio sul palco sfuggendo al cono del faretto e agli spettatori). «Forse alla lunga sarà Apollo a vincere su Dioniso, e allora la Bellezza non solo salverà il mondo ma ci salverà anche da Dioniso (e i suoi eccessi)» – conclude. Ma di quegli eccessi come viatico per arrivare ad una conoscenza più alta e profonda Morrison sarà un interprete e un simbolo. Carlo Massarini, impeccabile nel tracciare la discografia riferisce anche della biblioteca di Morrison in cui sono presenti Aldous Huxley, William Blake, Charles Baudelaire, autori “maledetti” come verranno a titolo di semplificazione ricordati, ma che sono la base per una cultura di cui Morrison è stato interprete. A cui si unisce il mistico Swedenborg come ha ricordato nell’intervento finale lo scrittore e critico letterario Adriano Ercolani.  Nel corso della serata la Factory ha eseguito riarrangiati i brani più noti dei Doors, con un gran finale che ha visto il pubblico di Civitanova in piedi ballare. Stasera il gran finale che si annuncia imperdibile, una dedica a Franco Battiato che proprio qui nel 1973 fu fischiato nella sua fase di sperimentazione massima e totale. Un ultimo appuntamento che chiude una trilogia pensata come un percorso e che potrà offrire una chiave di svolta, la cura, attesa, immaginata, sperata.

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Carlo Massarini

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Marcello Veneziani

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