Il mistero della casa di Matteo Ricci
svelato in tre atti notarili:
«Ora abbiamo la certezza»

MACERATA - Lo studioso Filippo Mignini ha rivelato come si è individuato il luogo dove nacque il gesuita. Per anni l'abitazione era stata cercata ma senza risposte sicure. Ma adesso sono stati rinvenuti documenti decisivi che la localizzano in vicolo Ferrari
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La prima pagina dell’atto notarile del 1553

 

Una targa, quasi mezzo millennio dopo, un nome e una casa, quella di padre Matteo Ricci: dopo che per secoli è rimasto il dubbio su dove fosse nato il gesuita che divenne grande in Oriente, una risposta è stata finalmente trovata. Sono servite minuziose ricerche, durate anni. L’aveva sfiorata, quella casa, lo storico Libero Paci, che ne aveva individuato la zona. Ma mancava qualcosa, fosse un giallo si direbbe la “pistola fumante”. Un tassello che è stato finalmente trovato, come rivela Filippo Mignini, professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Macerata e grande studioso ricciano. Di recente Mignini ha pubblicato un libro sull’argomento. Un tassello che poi sono tre antichi atti notarili. E’ lo stesso Mignini che spiega il perchè oggi si può dire con certezza che la casa del gesuita sia in vicolo Ferrari, dove nei giorni scorsi è stata posta la targa dal Comune, che indica la casa natale di padre Matteo Ricci. Non una cosa da poco, vista l’importanza della figura del Gesuita.

«Da molto tempo si discute sulla casa natale di padre Matteo Ricci – spiega Mignini -. Lo storico che più di ogni altro ha spinto avanti senza pregiudizi le ricerche sulla famiglia di Matteo Ricci, ossia Libero Paci), concludeva le proprie indagini ammettendo che rimaneva aperto l’interrogativo intorno alla casa natale. Egli era certo che questa fosse nel rettangolo compreso tra piazza Cesare Battisti (dove in precedenza era stata messa la targa che indicava la casa natale), via Armaroli e i vicoli Ferrari ed Ulissi; ma era incerto sulla precisa identificazione. Ulteriori e più minuziose ricerche d’archivio hanno consentito da ultimo di conquistare al riguardo una ragionevole certezza». La soluzione del mistero sta in tre atti notarili, spiega Mignini, che danno certezza su quale sia la casa. Sono «rispettivamente del 1513, del 1535 e, il più importante e definitivo, del 21 febbraio 1553. I primi due sono atti di vendita di due case di proprietà dei Ricci, che consentono di localizzare con precisione l’edificio in questione; il terzo è un atto di divisione della stessa casa paterna tra i due fratelli superstiti, Terenzio e Battista, quest’ultimo padre del nostro Matteo, che vi abitavano insieme.

Filippo Mignini

Il terzo atto conferma la localizzazione della casa resa possibile dai precedenti; al tempo stesso descrive in buona parte la disposizione interna, permettendo di riconoscerne con precisione luogo e dimensioni.

Nel 1513 il notaio Matteo Ricci senior, nonno del nostro, vendeva una casa con cortile interno e pozzo, situata nel quartiere S. Salvatore, posta tra i beni dello stesso venditore, i beni di Piervito Piani e due strade pubbliche. Si trattava della casa posta ad angolo tra l’attuale piazza Cesare Battisti (al tempo Via S. Francesco) e vicolo Ulissi, ospitante fino ad anni recenti il noto bar Pompei. Questo atto certifica che appartenevano a Matteo Ricci senior i beni confinanti a est con detta casa, ossia due case contigue poste sulla via di S. Francesco e una terza casa quasi all’inizio della discesa dell’attuale vicolo Ferrari. Nel 1535 i figli di Matteo Ricci (da poco deceduto) Francesco e Terenzio, maggiori di 14 anni, anche a nome del fratello Battista, minore di 12, per dotare due sorelle, vendono una casa con orto al cognato Marino di Matteo, che aveva sposato la sorella Lucrezia. Detta casa con orto si trovava al confine nord dei beni dei venditori. Tra la casa dei Ricci e questa casa con orto venduta a Marino non c’erano dunque altre case perché le due proprietà nell’atto di vendita vengono dichiarate confinanti». E poi c’è il terzo atto notarile, «del 21 febbraio 1553, conferma questa disposizione della casa attraverso la precisa elencazione dei confinanti. A nord, cioè nella parte bassa dell’attuale vicolo Ferrari, il cognato Marino Mattei e, dallo stesso lato, un certo Moretto ebreo; risalendo dall’altra parte (attuale vicolo Ulissi) gli eredi Piani e Berardinelli; sul lato sud, le tre case che abbiamo incontrato nell’atto 1513, ma nel frattempo passate di mano: degli eredi di Battista Amici, degli eredi di Giovanni delle Spade e la proprietà di Salvatore Cristoforo Romandini. Questa descrizione dei confinanti permette quindi di isolare con precisione l’abitazione dei Ricci, anch’essa dotata di ampio orto (citato nell’atto) dalla parte del vicolo Ulissi. Tale abitazione è ben riconoscibile sul lato dell’attuale vicolo Ferrari ancora nella prima mappa nota di Macerata, risalente al 1618. In quell’isolato altre case non c’erano. L’atto di cui sto parlando non riguarda una vendita, ma, come si è accennato, la divisione della casa paterna tra i due fratelli superstiti, ossia Terenzio, maggiore e non sposato, e Battista padre di Matteo, che vivono insieme.

Antica mappa di Macerata del 1618

L’atto, in latino, include un documento in italiano redatto da Battista dopo essersi accordato con il fratello, nel quale viene descritta la porzione di casa che va dall’ingresso (attuale numero civico 6) verso destra, nel documento “verso Marino”. Essendo questa porzione maggiore della parte residua, chi la prenderà dovrà al fratello un conguaglio di 90 fiorini entro il successivo Natale. La divisione della casa, dotata di un piano terra e due piani superiori, è verticale. Il documento descrive il perimetro della porzione destra di casa. L’ingresso conduce a una sorta di passaggio o corridoio longitudinale che collega tutta la casa lungo la parete ovest. Percorrendo detto corridoio verso destra si trova prima un vano dove tiene il vino un certo Benedetto, quindi si attraversa la volta di una loggia, si prosegue lungo il muro di una “cocinetta” posta a sinistra di detto corridoio e si giunge al muro nord che riconduce verso la parete della strada. In fondo al corridoio c’era (e c’è tuttora) la scala che conduceva al piano superiore. Qui la parte descritta include una sala, da cui parte un corridoio che conduce al pianerottolo della scala, ai cui lati sono una cucina e una camera poste di fronte e, “verso Marino”, altre due camere ai lati della scala. La stessa divisione si ribadisce per il piano sottotetto. La descrizione qui sinteticamente riportata impone di estendere la casa anche all’attuale numero civico 8. Entrando qui, infatti, si può scorgere al termine dell’ingresso il corridoio longitudinale rialzato di un gradino, almeno due archi ortogonali (uno sovrastante il corridoio, l’altro incluso nella parete che dà all’esterno verso ovest) residui dell’antica loggia, il muro di quella che veniva descritta come “cocinetta” e, al primo piano, le quattro stanze descritte nell’atto (la sala insisteva nella casa che ora precede). I dati qui sinteticamente riportati sembrano sufficienti per stabilire con ragionevole certezza che quella e non altra era l’antica casa natale di padre Matteo Ricci; questi, al momento dell’atto di divisione aveva quattro mesi e quindici giorni, essendo nato il 6 ottobre dell’anno 1552». Mignigni ha scritto un libro, pubblicato in questi giorni dalla Quodlibet, “Matteo Ricci. La famiglia, la casa, la città”, che fornisce una descrizione più ampia e dettagliata non soltanto della casa, ma anche della famiglia e dei rapporti di Matteo con questa.

(redazione CM)

 

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