Giornata mondiale dei poveri:
«A Macerata sempre più anziani
non arrivano alla fine del mese»

L'INTERVISTA - Lorenzo Cerquetella, direttore della Caritas cittadina, racconta l'esperienza quotidiana in un quadro sempre più mutevole e che riguarda sia giovani che persone adulte: «Chi viene da noi è la fotografia dell’Italia che sta in difficoltà economica e sociale. Purtroppo molti ancora si vergognano»
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Lorenzo Cerquetella

 

di Federica Nardi

«C’è stato un peggioramento delle condizioni economiche, stanno arrivando tanti italiani. Tanti anziani che non arrivano alla fine del mese. È una situazione in continua evoluzione. C’è gente che arriva da noi con maggiore difficoltà, altre volte c’è una stasi. Ma la povertà è la stessa ovunque: è la situazione dell’Italia. Chi viene da noi è la fotografia dell’Italia che sta in difficoltà economica e sociale». Lorenzo Cerquetella, direttore della Caritas di Macerata, delinea il quadro della povertà locale in occasione della Giornata mondiale dei poveri.

Qual è la situazione della povertà nella città di Macerata?

«La povertà è di tanti tipi. C’è quella di chi non arriva alla fine del mese ma anche tanta povertà della solitudine, di chi è rifiutato, della scarsità delle nascite. Noi assistiamo chi ha bisogno, assistiamo ad esempio persone in difficoltà per il lavoro. Possiamo anche accedere alle borse lavoro della Regione. Abbiamo anche fondi dell’8 per mille. Aiutiamo in alcuni casi a pagare le bollette, abbiamo l’Emporio della solidarietà a cui accedono persone che stanno in difficoltà economica. E noi li aiutiamo, dopo aver approfondito le singole situazioni.

Parlando di povertà economica, ha notato un peggioramento?

«C’è stato un peggioramento delle condizioni economiche, stanno arrivando tanti italiani mentre diminuiscono gli stranieri. Si tratta soprattutto di anziani che non arrivano alla fine del mese. È una situazione in continua evoluzione. C’è gente che arriva da noi con maggiore difficoltà, altre volte c’è una stasi. È la situazione dell’Italia. Chi viene da noi è la fotografia dell’Italia che sta in difficoltà economica e sociale».

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La sede Caritas in centro a Macerata

La situazione riguarda solo gli anziani?

«No, anche i giovani stanno in difficoltà per il lavoro ma noi non possiamo fare più di tanto. Mentre agli anziani non solo diamo da mangiare ma li sosteniamo, li andiamo a trovare a casa, cerchiamo di capire quali sono le situazioni in cui vivono. Le persone che si rivolgono a noi sono più che altro anziane o comunque di mezza età».

Ha notato, legato alla povertà, un aumento del conflitto sociale?

«Sì, c’è un aumento del conflitto sociale. Ma ci tengo a sottolineare che se gli italiani stanno in difficoltà non lo sono per gli stranieri che sono arrivati. Per noi sono tutti figli di Dio. Non mi addentro nella questione ma dalle statistiche della Caritas nazionale è chiaro che non c’è nessuna “invasione” di stranieri, ma la gente purtroppo ha questa sensazione. Il discorso sulla povertà non può essere banalizzato».

Secondo lei il terremoto ha influito sull’aumento della povertà a livello locale?

«Il terremoto ha comportato che, a oggi, ci sono circa 300 persone ancora senza casa a Macerata. Dopo il sisma abbiamo accolto tante persone alla Domus San Giuliano gratuitamente. Alcuni si trovano ancora lì. Sono state anche accolte le persone dell’Alto Maceratese in alcuni spazi della Caritas di Porto Recanati».

Esistono a Macerata persone in situazioni di segregazione economica e sociale che non riescono nemmeno a rivolgersi a voi?

«Non siamo ancora a livelli di povertà estrema ma sicuramente tanti si vergognano di apparire. Noi cerchiamo di stare il più vicino possibile a tutti quanti. Se non riusciamo noi, ci sono anche le parrocchie e i volontari che tentano di intercettare certe situazioni. Ma purtroppo tanti si vergognano. C’è ancora uno stigma sociale nei confronti di chi si rivolge alla Caritas».

Tra le tante esperienze, ne vuole citare una positive?

«Proprio ieri sono stato a Montelupone dove la Caritas parrocchiale ha celebrato 20 anni dalla fondazione. In quella parrocchia stanno cercando di trasmettere ai ragazzi questa sensibilità nei confronti di chi è in difficoltà. E’ importante perché quando noi non ci saremo qualcuno raccoglierà il testimone. Questo servizio è un collante che non può essere dato per scontato».

 



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