Equivoci

MACERATA - Don Oscar, prete africano, ha raccontato durante un'omelia nella chiesa di San Giorgio di essere stato scambiato per un 'vu cumpra'

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Monsignor Carboni con papa Wojtyla

 

di Maurizio Verdenelli

«”Non ci serve nulla, grazie!…non ci serve nulla!” Mi hanno detto scambiandomi per un ‘vu cumpra’. E chiudendomi la porta in faccia». Ride ricordando nella sua omelia in chiesa l’episodio avvenuto tempo fa durante una benedizione pre-pasquale delle case, don Oscar, giovane prete africano che molto sarebbe piaciuto al vescovo missionario Carboni (‘padre’ del seminario Redemptoris Mater, linfa di nuove vocazioni e nuove generazioni di sacerdoti). Blue jeans e camicia casual, grandi sorrisi, don Oscar ‘dice’ messa spesso, la sera, nella chiesa di San Giorgio una delle pochissime a Macerata ancora agibile nel post sisma. «Poi l’equivoco si e’ sciolto per tramite di una persona terza e ci sono state anche tante scuse da parte della signora» dice ancora sorridendo ai fedeli don Oscar dall’altare della Madonna della Salute, veneratissima dai maceratesi. C’è da dire che per questa signora l’abito talare fa ancora il prete.
Non sappiamo se l’increscioso particolare ‘qui pro quo’ sia accaduto ad altri sacerdoti neri che ormai anche e sopratutto nella diocesi hanno sostituito provvidenzialmente negli ‘offici sacri’ i servi di Dio di diverso colore: i bianchi sono ormai in terza, quarta eta’ e i seminari vuoti sono ormai utilizzati come noto per l’accoglienza dei laici. Naturalmente con illustri eccezioni: qualche prete giovane appartenente al territorio, attento ad offrire la giusta solennita’ agli Offici sacri, infatti c’ e’ a disposizione del vescovo Marconi alle prese con un periodo particolarmente difficile a causa sopratutto della forzosa penuria dei luoghi di culto.
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L’Hotel House

Monsignor Carboni deve averlo previsto tutto questo quando nel ’91 pensò al Redemptoris Mater, la cui prima pietra fu posta da papa Wojtyla nel ’93. San Giovanni Paolo II poi in piazza Libertà, dopo aver auspicato un viaggio in Cina sulle orme di padre Matteo Ricci (finalmente ‘sdoganato’ dalla Santa Sede come chiedeva Carboni) ammoni’ il sindaco Cingolani che gli mostrava l’icona ‘Civitas Mariae’ sulla facciata del Comune: «Certi titoli cosi impegnativi bisogna meritarseli». Sono passati anni e molto è mutato. La provincia, dal 2016 si è in parte trasferita sulla costa dove e’ esplosa (definitivamente) la questione Hotel House, il ghetto verticale che ospita la stessa popolazione, numericamente, del comune ospitante: Porto Recanati. «A Roma in via del Corso riconoscendo la mia inflessione maceratese – mi dice una giovane medico – un vu cumpra africano che vendeva collanine mi ha detto: “Siamo entrambi della stessa provincia: io sono ‘di’ Hotel House”». L’ ex maxi ‘albergo famiglia’ che doveva garantire negli anni ’60 per tanti un posto al mare, veniva indicato da un suo residente come una località vera e propria: Hotel House ad est di Macerata. Il cambiamento e’ iniziato.


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