Calenda show a Macerata:
«Contro i nazionalismi,
l’Europa sia un porto sicuro»

INTERVISTATO dal sindaco Romano Carancini, l'ex ministro allo Sviluppo economico, auspica un Pd unito «e basta con il bla bla su antifascismo ed antirazzismo»
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di Maurizio Verdenelli (foto di Fabio Falcioni)

All’indomani del voto in Basilicata, sul ‘neutro’ dell’ex Asilo Ricci tra il tolentinate di Roma, Paolo Gentiloni e il romano Carlo Calenda il conto delle presenze è pari – 200 persone, alcune decine pazientemente in piedi – nonostante la concomitante partita di calcio dell’Italia per le qualificazioni europee. Ed anche nell’ostello, voluto dalla giunta Menghi su intuizione dell’allora assessore Silvano Iommi, si è giocata ieri una significativa partita per un posto in Europa alle elezioni di maggio. Un successo per il quarantacinquenne ex ministro allo Sviluppo economico (lo era stato prima del governo Renzi) che peraltro il suo ex premier aveva lanciato quattro giorni prima all’Ostello Ricci, nelle vesti inedite e naturalmente figurate di ‘florovivaista’: “Bisogna far crescere intorno a noi, il Pd, nuove piante per una coalizione forte di centro sinistra. Penso allora a ‘+ Europa’ e a ‘Siamo Europei’ di Calenda che tra breve sarà qui a Macerata”. E a lanciare Calenda ci ha pensato in città soprattutto il sindaco Romano Carancini nel non inedito e volontaristico ruolo di intervistatore e di ‘valletta’ tout court (l’affollata sala ha sorriso alla battuta uscita dal proprio ‘ventre’ ascoso) mentre consegna qua e là il microfono per il fuoco di fila delle domande finali.

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Narciso Ricotta e Francesco Vitali

In sala non c’è il ‘popolo del Pd’ (ci sono tra facce ‘nuovissime’, Giuseppe Spernanzoni, già presidente della coop. Meridiana e l’avv. Vitaliana Vitaletti) ad eccezione delle rilevanti figure istituzionali, il segretario provinciale Francesco Vitali e l’assessore comunale Narciso Ricotta. E c’è soprattutto Angelo Sciapichetti. “Anche Lei qui? Per sostenere Calenda?”. L’assessore regionale, in piedi, in fondo alla sala, pressoché invisibile ai più, dribbla l’insidia con un lapidario: “Sono qui” eclissandosi definitivamente all’interno delle ultime fila dei ritardatari – Calenda è stato puntualissimo – che contendono lo spazio residuo al banchetto della Feltrinelli. Esposto l’ultimo libro del manager: ‘Orizzonti Selvaggi. Capire la paura e ritrovare il coraggio’. Copertina azzurra, onda gigantesca da surfista. Sembra vagamente il mare davanti la California ma il titolo evoca lo tsunami sovranista a prima (s)vista. “Pare, dal titolo, un libro Harmony” provoca, a sorpresa, con un sorrisetto Carancini. L’ex ministro para amabilmente il colpo: “La foto della cover è ben diversa. Poi il mio è andato esaurito”. Già, i libri. Nota dolente per l’Italia e soprattutto per le Marche dove si legge meno che in altre regioni. “Solo il 50% degli studenti dice di sfogliare talvolta un libro, ma il 70% ha la play station. E il fatto più preoccupante è che ci giocano anche i genitori. L’Italia paga a dismisura i calciatori e mette all’angolo la cultura. Gli scrittori hanno per lo più vita economica grama: ecco il quadro del Premio distorto di una società ormai sempre più sottoposta ai nuovi colossi. In Cina, attenti ai bisogni veri della comunità, ormai si concentrano i milioni di nuovi posti di lavoro (+50 milioni), produttività e i grandi, veri interessi economici del mondo”.

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Carlo Calenda e Romano Carancini

Maglioncino scuro con la zip che ne disegna la rotondità, in piedi, microfono in mano, Calenda mostra tempra oratoria da vendere: “Mi hanno detto di parlare alla pancia della gente, lanciando il manifesto di ‘Siamo europei: L’Italia e l’Europa sono più forti di chi le vuole deboli!’. In materia sono ferrato (indicando la pancetta nel brusio divertito degli astanti) ma io voglio parlare d’altro. Gli italiani hanno capito. Hanno compreso che stiamo perdendo presente e futuro dietro a dibattiti vuoti, senza senso del tipo ‘Salvini e la nutella’, Berlusconi e il Bunga Bunga, Renzi e dintorni’. L’onda inevitabile di un mondo che va di fretta e che brucia ci sbatterà alla fine contro le rocce”.

La scelta di campo, quella benedetta dal suo ex premier e ben vista dal Pd, di cui Gentiloni è ora presidente (indicativa la presenza di Vitali in prima fila dove siede pure la signora Carancini) è per ‘rappresentare la democrazia liberale’. “Non sto con Nicola Zingaretti, ma basta con le ideologie, non dobbiamo dividerci più ma insieme dobbiamo opporci ai nazionalismi per fare dell’Europa un porto sicuro nel quale difenderci”. Concetto che venerdì scorso era stato espresso, stesso luogo, stesso palco dallo stesso Gentiloni. Raccontando come “in gennaio ero in India ad un convegno quando ad un briefing un generale Usa mi chiede senza mezzi termini: ‘Ma voi italiani, con la Guerra Fredda ormai di nuovo alle porte, da che parte state? Io mi sono arrampicato, mi sono barcamenato. Tuttavia è chiaro che l’Italia da sola farebbe la parte del classico vaso di coccio: ancora forte all’interno dell’Ue, certo molto, molto meno”. L’Europa, piatto forte naturalmente per Calenda cona precisazione di fondo: “Considero Conte il peggiore Presidente del Consiglio della storia repubblicana. Tuttavia nessuno in Europa può insultarlo. Ne va il buon nome del Paese: non può essere sfregiato. Le critiche dell’opposizione italiana non devono riguardare esponenti politici di altri Paesi”. Sempre a proposito di Ue: “Basta con il gruppo di Visegrad e basta con il bla bla su antifascismo ed antirazzismo anche e soprattutto in relazione ad Orban, o se sia un buon leader oppure assolutamente no. Voglio sentire altre cose. Altre domande del tipo: Europa che fare? In direzione di questo, ecco il Gruppo di Roma che riprenda il discorso di ricollocazione dell’Italia nel consesso che gli compete, tra le Grandi Nazioni europee”. Ancora e soprattutto: “Non vendo sogni e voglio parlare di idee, che invece latitano nel turbinio del chiacchiericcio senza senso. Nessuno pare averne, di concrete”.

Calenda_AsiloRicci_FF-7-325x217Come Gentiloni, sul Ms5 Calenda non si sofferma molto, su Salvini invece è al vetriolo. “Su chi può essere accettato alle frontiere è l’Italia che deve decidere e i porti devono restare aperti. Non dobbiamo seguire il gioco di Salvini”. E ad Ancona, a fianco la sindaca Valeria Mancinelli, aveva detto: “Non è lui il problema, è la manifestazione del problema. Se andassero di moda i migranti, Salvini si dipingerebbe di nero e andrebbe con il canotto in mezzo al canale di Sicilia”. E sull’ex stratega di Trump, Steve Bannon che vuole creare una scuola di sovranismo in Italia: “Dopo il dibattito con lui, mi sono reso conto che non sa come funziona l’UE. Eppure dice che Salvini in bEuropa, Bolsonaro in Brasile e Trump possono ridisegnare l’Occidente”. Sul presidente americano, a Macerata, a domanda, l’ex ministro dice anche: “Trump ha ragione di voler pagare meno i conti della Nato. L’UE, se vuole una difesa comune e ‘risparmiare’ deve fare come gli States il cui esercito ha solo un tipo di tank….”. Ma non solo Salvini e Trump, ma nel mirino pure l’ex collega Macron. “Dobbiamo stare con la Francia, è ovvio: il Gruppo di Roma lo indica chiaramente. Questo non vuol dire che ho le mie riserve sul presidente francese: quando sono stato ministro allo Sviluppo economico ho avuto diversi contatti istituzionali con Macron, allora titolare dell’Economia. E ci ho litigato, a difesa dei nostri interessi, per il caso Fincantieri. Poi quando ha stilato il suo Manifesto per l’Europa, Macron mi ha chiesto tout court di sottoscriverlo senza richiedermi un parere prima della sua definitiva redazione. Gli ho detto subito di no, non mi piacciano certe ricorrenti tentazioni napoleoniche”.

Calenda_AsiloRicci_FF-6-325x217Un nuovo piano per l’Italia. O per usare lo storico termine del presidente Roosevelt (pane e piccone e cioè opere pubbliche, la ricetta per tornare in piedi dopo la Grande Depressione): quale New Deal per l’Italia. Per Calenda il pilastro resta la Scuola, con la centralità dello Stato “che si deve tenere i ragazzi fino alle 17, sgravando le famiglie e soprattutto le madri delle ormai non più sostenibili fatiche per far fronte a tutto”. Un Piano Scuola per il Welfare europeo finanziato, per l’ex ministro, dai fondi per le infrastrutture. “Rilanciare Cultura, Istruzione e segnatamente la conoscenza dell’Arte, che va oltre la nostra vita. Usiamo la tecnologia con spirito umanistico o presto tutto diventerà un algoritmo. Siamo sordi e ciechi in Italia che possiede il 45% dei siti archeologici mondiali. Ce ne sono dappertutto, per non visitarli occorre fare lo …slalom”. Un programma che appena giovedì scorso, celebrando i 200 anni dell’ Infinito di Leopardi, i ragazzi recanatesi hanno chiesto al ministro Marco Bussetti: “Che in tutte le scuole funzionino laboratori scientifici, artistici e teatrali”. Inoltre: “Insegnanti di madrelingua per potenziare lo studio della lingua inglese”. Insomma più Europa anche dai giovani dell’Istituto ‘B.Gigli’, autori della ‘letterina’ al titolare del Miur. Bussetti, intascandola, ha detto che ne farà ‘tesoro’. Applausi, numerosi e finali per Calenda che a Macerata ha fatto indubbiamente centro. Chi lo seguirà nel gotha politico cittadino? Difficile davvero fare previsioni. Molti ‘soliti noti’ si sono guardati ieri sera di far vedere dalle parti dell’Ostello. Al momento il viatico da parte del sindaco appare rilevante, non completamente significativo. Per l’avv. Carancini la valutazione sulla ‘pagella’ (nel ruolo di presentatore) può essere infatti sintetizzata così: rivedibile.

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