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Recanati e il sisma:
lontana dall’epicentro, ricoperta di milioni

IL COMMENTO - Alla città leopardiana dal capitolo per la ricostruzione dei territori disastrati sono state destinate ingenti risorse. Ultimo esempio: gli 8 milioni per il Colle dell'Infinito, la cui nuova illuminazione è stata appena inaugurata. Tutto questo mentre i terremotati attendono misure economiche efficaci e necessarie e sono vittime dell'immobilismo delle istituzioni
venerdì 11 maggio 2018 - Ore 19:34 - caricamento letture
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di Fabrizio Cambriani

Non sempre le maglie strette della burocrazia rallentano i lavori di ricostruzione post-terremoto. Domenica sera, per esempio, a Recanati, al cospetto di una splendida luna piena – tanto che ai più suggestionabili è sembrato di sentire la voce di Leopardi che sussurrava: che fai tu luna in ciel, dimmi che fai, silenziosa luna? – è stato inaugurato un rinnovato e incantevole Colle dell’Infinito.

In realtà si tratta solo di una piccola parte del più grande lavoro di consolidamento e riqualificazione di tutto il sito. Con il prezioso contributo artistico del maestro Dante Ferretti, attraverso un gioco di luci e ombre e grazie a una modificata flora, il Colle dell’Infinito leopardiano viene aggiustato e più adeguatamente valorizzato. Il tutto per una spesa di circa otto milioni di euro. Soldi pubblici ivi destinati grazie ai fondi dei diversi terremoti verificatisi nei Monti Sibillini, nel 2016. Fondi di cui la città di Recanati, diversamente da Castelsantangelo, ha tratto notevole beneficio, nonostante la considerevole distanza dai luoghi dell’epicentro. Narra la leggenda che solo per Recanati, dal capitolo per la ricostruzione dei territori disastrati, siano stati riservati ben quaranta milioni di euro. Una cifra astronomica, vista, appunto, la lontananza dal cratere sismico e l’oggettiva assenza di seri, reali danni dovuti al sisma.

Fece il giro del mondo, il 30 ottobre 2016, la notizia corredata da foto, dello “squarcio” sul Colle dell’Infinito. Si trattava, invero, di una leggera filatura di qualche millimetro, che interessava non più di una ventina di mattoni. Le perizie stabilirono, tuttavia che il terribile sisma di Norcia, avesse messo seriamente a rischio l’intera stabilità dello storico colle. Roba che manco il monte Vettore, che lui sì in quota, si è aperto per davvero. I maligni sostennero che la crepa nei mattoni fosse già presente e che a far franare la collina fosse stata, in verità, la costruzione di una strada, già qualche anno addietro. Ma tant’è…
E siccome un tozzo di pane non si nega mai a nessuno, altri quattro milioni e settecento mila euro vennero stanziati per la ricostruzione totale della scuola primaria Beniamino Gigli. Sempre inteso che ne serviranno altri 800mila per demolire il vecchio manufatto. Si tratta di un edificio chiuso per precauzione, sin da dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, ma mai dichiarato inagibile. Tanto per fare un paragone, la moderna e attrezzatissima scuola di Sarnano, donata dalla Fondazione Bocelli e inaugurata poco tempo fa, è costata solo due milioni. Cioè meno della metà. Ma nel pubblico, a differenza del privato – come ci ha spiegato, con sussiego, la commissaria De Micheli – ci sono un profluvio di filtri, adempimenti e autorità di garanzia atti a vigilare per razionalizzare al massimo i costi e combattere al contempo il malaffare. Con il risultato che i costi raddoppiano, mentre i tempi per la ricostruzione diventano biblici.

La nuova illuminazione del Colle dell’Infinito

Per la città di Recanati il terremoto si è rivelato l’affare del secolo. Minimi danni e massimi rendimenti. Degno di nota, a questo proposito è il comunicato che l’Udc di Recanati consegnò alla stampa il 14 luglio 2017, nel quale si leggeva che grazie al finanziamento per la scuola Gigli «che ci trasciniamo da più di 8 anni e per il quale il Comune avrebbe dovuto impegnare risorse che ora può destinare ad altro, in modo particolare alla manutenzione delle strade urbane ed extra urbane». Ma mica finisce qui. Ben sedici milioni di euro andranno per la sistemazione del palazzo comunale. Il sisma, contrariamente all’entità della cifra stanziata, non l’ha affatto raso al suolo. Con trentadue miliardi di ex lire, di palazzi comunali come quello di Recanati, un buon padre di famiglia, stando un po’ attento, ne ricostruirebbe addirittura tre. Inoltre, sette milioni vanno all’ex convento Santo Stefano, ubicato sul Colle dell’Infinito, per la sistemazione dell’istituto tecnico Bonifazi. Infine, qualche altra frattaglia di diverse centinaia di migliaia di euro, tra le quali spicca il milione e duecentomila per ampliare il Palasport.

Un diluvio universale di danari della collettività che piano piano vengono portati a inaugurazione in vista della stagione estiva e che stride con l’assenza di misure economiche efficaci e necessarie (ad esempio la dilazione dei termini per la restituzione della busta paga pesante) e l’immobilismo, oramai perpetuo, che viceversa, si vive e pervade la quotidianità delle zone disastrate. Una disparità di trattamento che, attraverso una nota amaramente ironica, ha fatto gridare all’ingiustizia la consigliera comunale recanatese del M5S Susanna Ortolani, con ciò squarciando un velo di ipocrisia di campanile: «Dubitiamo che il sindaco lo abbia fatto e così ci permettiamo di farlo noi: vogliamo invitare – ha scritto la Ortolani – tutti i terremotati sfollati all’inaugurazione del Colle dell’Infinito. Così potranno verificare che i soldi che non ci sono per le loro casette, sono magicamente comparsi per riempire le casse di un comune fuori dal cratere del terremoto. E insieme alle luci cangianti potranno ammirare come vengono spesi gli 8 milioni stanziati dal ministero per la riqualificazione del Colle”.

Noi, abitanti di questi arcani mondi, nella nostra arcana felicità dei monti azzurri, abbiamo altre priorità. La prima delle quali è sopravvivere. Dopo quasi due anni di paralisi registriamo l’aumento del 53% dei suicidi e una paurosa impennata di consumo di antidepressivi. Solo perché lo Stato ha anteposto le regole alle persone. La fredda burocrazia del numero di protocollo alla vita umana.
E mentre nel natio borgo selvaggio leopardiano si tagliano festosamente nastri – grazie ai soldi del terremoto – qui da noi la terra continua ancora a tremare senza sosta. E, tra una scossa e l’altra, ci tocca pure assistere, attoniti e terrorizzati, a inqualificabili diatribe tra scienziati. Con l’allarmismo massimo dell’ex presidente del Ingv, Enzo Boschi, che dopo le duemila scosse in un solo mese richiede alla Protezione Civile, misure preventive per Muccia. Ciò in aperta polemica con il presidente, attualmente in carica, Carlo Doglini, che aveva parlato invece di scosse naturali di assestamento. Dura la vita del terremotato dove il terremoto c’è stato per davvero…

Visso

Il Colle dell’Infinito brilla di una nuova luce: in 3.000 al taglio del nastro



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