Al teatro della Filarmonica
in scena “La Despedida”
MACERATA - Domani alle 17,30 la replica dello spettacolo frutto della collaborazione tra Shambhala Teatro Yoga® di Jesi e associazione culturale Ctr Calabresi TeMa Riuniti

Domani 8 aprile, alle 17.30, al teatro della Società Filarmonica va in scena “La Despedida. Ciudad Juarez Mexico – Storia di ordinario femminicidio”, spettacolo frutto della collaborazione tra Shambhala Teatro Yoga® di Jesi e associazione culturale Ctr Calabresi TeMa Riuniti di Macerata e si avvale del testo di Gabriella Zagaglia, della sceneggiatura musicale e della regia di Tiziana Gherardi. Lo spettacolo, in occasione dell’8 marzo Giornata internazionale della donna, grazie ad un’iniziativa dell’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Macerata, era già andato in scena al Teatro Don Bosco e fu preceduto da un incontro dedicato all’introduzione alla performance teatrale con l’autrice del testo, la regista della performance e parte del cast de “La Despedida” . “L’appuntamento di domenica – afferma l’assessore alle Pari opportunità, Federica Curzi – offre un’ulteriore occasione per riflettere sull’insensatezza della violenza subìta da tante donne. Oggi in particolare i percorsi culturali sono fondamentali e una via necessaria per restituire alle comunità l’educazione al rispetto e alla dignità. La violenza di genere è una piaga sociale. E’ un dovere a cui nessuno può sottrarsi quello di impegnarsi nella rimozione delle cause culturali e sociali, oltre che quello di restituire dignità e giustizia alle tante vittime che ancora si contano in tutto il paese”.
La performance teatrale “La Despedida”, basata su un testo ispirato ad episodi realmente accaduti in Messico, esprime la denuncia della violenza subita da tante donne e al contempo restituisce loro il rispetto e l’amore dovuti ad ogni essere umano. Le coscienze vengono mosse da fatti ed accadimenti, utilizzando la musica, il canto, la parola ed il valore simbolico delle figure del TeatroYoga. Si conduce lo spettatore verso un viaggio catartico che, attraversando l’inevitabile insensatezza del male, sottolinei la circolarità di Morte e Vita.