Un questore in prima linea:
dai sequestri Melis e Soffiantini
alla lotta al clan Casamonica

MACERATA - Antonio Pignataro, che dal 12 febbraio dirige la questura del nostro capoluogo, ha iniziato la sua carriera a Palermo nella Squadra mobile dove spicca l'arresto dei fratelli Sinagra. Chiamato a gestire diverse emergenze, ha contrastato spaccio e degrado a stazione Termini, e si è occupato della cattura di alcuni dei più pericolosi latitanti italiani
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Antonio Pignataro, questore di Macerata

 

Dalla cattura dei fratelli Sinagra a Palermo, al Nucleo speciale antisequestro in Calabria, alla direzione centrale della Polizia criminale “Servizio Controllo del Territorio” dove ha coordinato le ricerche sui sequestri di Silvia Melis, Giuseppe Soffiantini, Alessandra Sgarella, alle operazioni antispaccio contro il “clan Casamonica”, alla lotta a droga e degrado a stazione Termini e poi la direzione centrale dei servizi antidroga. In sintesi la carriera del nuovo questore di Macerata, Antonio Pignataro, che è stato più volte chiamato a gestire le emergenze, in particolare contro lo spaccio di droga. Nominato questore di Macerata il 12 febbraio scorso, Antonio Pignataro è nato in provincia di Cosenza, ad Acri, è sposato e ha due figlie. Laureato in Giurisprudenza a Palermo ha l’abilitazione per l’esercizio della professione forense. Entra in polizia nel 1980 e il primo incarico è subito del massimo impegno: Squadra mobile a Palermo. Anni durissimi quelli, per la lotta alla mafia. Un banco di prova che ha visto quello che è oggi il nuovo questore di Macerata, mettersi in luce in particolare con la cattura, nella flagranza di un omicidio, dei fratelli Sinagra, pluriassassini e successivamente pentiti di mafia. Nel 1985, dopo l’uccisione di Beppe Montana e Ninni Cassarà viene trasferito al Centro interprovinciale Criminalpol Sicilia occidentale. Quattro anni più tardi ancora Squadra mobile. Questa volte in Liguria, a Genova, poi viene inviato in Calabria al Nucleo speciale antisequestro per dirigere le operazioni di ricerca in Aspromonte di Cesare Casella e Marco Celadon. Poi nel 1991 viene trasferito a Roma, in questura, come dirigente della polizia giudiziaria del Viminale. Nel 1997 passa alla Direzione centrale della Polizia criminale “Servizio controllo del territorio”. Qui il nuovo questore ha ideato il corso intensivo anticrimine e il ciclo formativo per operazioni speciali di polizia. In questo ufficio ha coordinato numerose operazioni di polizia in tutto il territorio nazionale tra cui, come dirigente delle squadriglie eliportate, quelle relative al sequestro di Silvia Melis, Giuseppe Soffiantini, Alessandra Sgarella e ha proceduto alla cattura di alcuni latitanti inseriti nell’elenco di quelli più ricercati e pericolosi. Nell’anno 2004 veniva trasferito alla Direzione centrale anticrimine. Nel 2007 viene chiamato al commissariato Romanina per l’emergenza dello spaccio di droga da parte del “clan Casamonica”: ha condotto numerose operazioni contro lo spaccio. Le più importanti: “Operazione Eolo”, “Operazione Santa Lucia”, “Operazione perseveranza”. Nel 2011 passa al commissariato Salario Parioli, poi nel 2014, a causa dell’emergenza dettata dallo spaccio di droghe e dal degrado dell’area della stazione Termini, al commissariato Viminale, dove ha diretto molteplici servizi di ordine pubblico e numerose operazioni contro lo spaccio, aumentando esponenzialmente i risultati operativi. Promosso dirigente superiore viene assegnato all’Ufficio centrale ispettivo e nel 2016 al Secondo servizio della direzione centrale per i servizi antidroga. Da lì è arrivato a Macerata, per gestire un’altra emergenza: ancora una volta, quella della droga.

 

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