«La Provincia? Ma quale abolizione,
tornerà come prima»

L'INTERVENTO dell'ex funzionaria Marina Santucci, secondo cui l'ente che la riforma Delrio avrebbe voluto tagliare, sarà per forza di cose riabilitato, con tanto di elezione di presidente e consiglieri
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Marina Santucci

 

La Provincia: da ente inutile, da cancellare per una più snella e meno costosa articolazione dell’amministrazione pubblica, a ente insostituibile da riabilitare quanto prima? E’ ciò che si chiede Marina Santucci, ex funzionario della Provincia di Macerata, che ha colto alcuni segnali inequivocabili, a partire dalla volontà di rimettere mano alla legge Delrio, che farebbero propendere per la seconda strada. Ecco il suo intervento. 

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Il palazzo della Provincia a Macerata

La Provincia è morta. Lunga vita alla Provincia. Così si potrebbe riassumere la parabola, prima discendente e ora incredibilmente ascendente, dell’ente intermedio di area vasta di Corso della Repubblica. La notizia è abbastanza clamorosa: nella prossima legislatura occorrerà rimettere mano alla legge Delrio (quella che “aboliva ” le Province, relegandole a ente di secondo livello e prosciugandone i bilanci) e, c’è da scommetterci, la Provincia ritornerà ad essere quello che era prima, con rielezione diretta di presidente e consiglio, la restituzione ad integrum delle competenze, la possibilità di approvare bilanci consoni ai servizi da gestire. Un indizio non è nulla, ma in questo caso ne abbiamo parecchi, tanto da formare una prova. In primis, si ricorderà, la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016: la parola Provincia non è stata cancellata dalla Costituzione e conseguentemente l’ente non può essere soppresso. In secondo luogo, la legge Delrio , che aveva ridotto le Province a delle larve, si basava, per la propria effettiva esecutività, sulla realizzazione di un evento futuro ed incerto, ossia l’approvazione della riforma costituzionale, invece, appunto, bocciata. Una tecnica legislativa dilettantesca, discutibile e pericolosa, che avrebbe aperto il varco ad una possibile serie di “riforme” su assetti Costituzionali con norme ordinarie, con evidente pericolo di ribaltamento del sistema gerarchico delle fonti normative. A Costituzione invariata, dunque, lo stesso governo attualmente dimissionario ha dovuto ammettere che nella prossima legislatura la famigerata Delrio dovrà essere “rivista”. Ma come? E cosa comporterà tale rivisitazione nell’ente maceratese? A questo proposito ci viene in soccorso una raccomandazione comunitaria contenuta nel rapporto di monitoraggio sulla situazione italiana stilato dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, votato nella sessione plenaria (del resto ci ricordano ogni giorno che è sempre l’Europa che ci chiede e ci dice cosa fare) che senza giri di parole recita: «L’Italia deve rivedere la politica di progressiva riduzione e di abolizione delle Province, ristabilendone le competenze, e dotandole delle risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle loro responsabilità». Il Congresso raccomanda anche di «ristabilire l’elezione diretta per gli organi di governo delle Province e delle città metropolitane» e di «fissare un sistema di retribuzione ragionevole e adeguata dei loro amministratori». Inoltre chiede che sia introdotta «la possibilità di votare una mozione di revoca o di censura all’interno dei consigli provinciali e metropolitani nei confronti dei loro presidenti o sindaci, per rafforzarne la responsabilità politica».

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E’ assai probabile, quindi, che nel 2020 vi siano le elezioni amministrative, oltre che per il Comune, anche per la Provincia di Macerata e che, quindi, i cittadini verranno chiamati ad esprimersi su sindaco, presidente e relativi consiglieri. Ma i segni della restitutio ad integrum sono già in essere: la regione Marche sta infatti pensando di restituire alcune funzioni del Genio civile e ad inizio di gennaio ha delegato alle stazioni appaltanti delle Province le procedure per la ricostruzione post terremoto dei beni pubblici e per quelli culturali. Ma non basta: la legge di bilancio varata dal governo Gentiloni ha approvato lo stanziamento di 700 milioni per lo sblocco del turn over, la Provincia di Macerata ne beneficerà per circa 5 milioni di euro. In definitiva, era necessario tutto questo accanimento verso un ente che ha una storia secolare e che ha la giusta dimensione per essere in contatto diretto con i propri amministrati e quindi per venire incontro alle reali esigenze del territorio su questioni vitali quali strade, scuole, urbanistica, trasporto pubblico locale? Probabilmente no e, a posteriori, stante la “marcia indietro” posta in essere, forse non è azzardato dire che i rocamboleschi e maldestri tentativi di ridisegnare l’assetto istituzionale della nostra nazione (posti in essere per di più da governi non espressione di maggioranze votate dagli elettori) sono serviti per giungere alla conclusione che le Province sono necessarie, che è stato improvvido cercare di abolirle, e sarà, di contro, utile definirne l’assetto organizzativo e le competenze quanto più possibile prima della scadenza elettorale che a Macerata è fissata per il 2020.



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