Fallimento Maceratese,
7 giorni per l’inventario dei beni
In vendita marchio e colori sociali

CAOS BIANCOROSSO - Il curatore fallimentare Alessandro Benigni attende la documentazione da Liotti, ultimo amministratore. Intanto è attesa per l'incontro tra il sindaco Romano Carancini e Andrea Tosoni, presidente della Sangiustese per verificare intenzioni e disponibilità a investire
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La tifoseria della Maceratese

 

di Mauro Giustozzi

E’ durata 5 mesi l’agonia della Maceratese. Dall’agosto 2017 quando il club fu radiato dai quadri federali, escluso dalla Lega Pro, al gennaio 2018 quando il Tribunale di Macerata ha sancito il fallimento della società (leggi l’articolo). Che non era avvenuto a novembre, quando la società di autolinee Sasp assieme ad altri piccoli creditori, non avevano raggiunto una cifra tale da far decretare al giudice il fallimento. E’ dovuto intervenire il Comune di Macerata assieme alla controllata Apm, che vantano crediti più consistenti, a far calare i titoli di coda definitivamente. O meglio. Ad aprire una nuova e, probabilmente, lunga partita che si giocherà nelle stanze di via Pesaro. Perché, bisogna ricordarlo, solo alcune settimane fa è giunto ad epilogo l’iter giudiziario di un altro fallimento del club biancorosso, quello della Maceratese di Ulissi avvenuto nel 2009, cioè nove anni dopo l’avvio del procedimento. Per cui l’accertamento di eventuali responsabilità di quest’ultimo fallimento è presumibile che avrà la medesima durata. E’ però già al lavoro da questa mattina il curatore fallimentare Alessandro Benigni. Benigni fu curatore anche nel fallimento della Civitanovese calcio 1919 del patron Luciano Patitucci avvenuto nel 2015 quando la squadra militava in serie D.

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Claudio Liotti

E’ stata inviata una notifica del provvedimento emanato dal Tribunale di Macerata all’ultimo amministratore delegato in carica della società, e cioè Claudio Liotti. Entro tre giorni Liotti dovrà far pervenire alla curatela fallimentare i libri contabili della S.S. Maceratese. Benigni si è detto fiducioso comunque che nel giro di una settimana di effettuare l’inventario dei beni di proprietà del club che peraltro non sono molti, visto che la società non possiede una propria sede, un proprio campo sportivo, o giocatori ancora di proprietà. Da verificare, invece, la situazione degli impianti di Collevario che il club ha avuto in concessione dal Comune che ora li rivorrebbe indietro. Ciò che Benigni può vendere della fallita Maceratese, in realtà, è ben poca cosa. Il titolo sportivo, ciò che avrebbe avuto davvero un rilevante valore economico, soprattutto se fosse stato ancora di serie C, non c’è più in quanto la Figc ha escluso il club dal campionato.

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Maurizio Mosca con Massimo Paci

Restano il marchio, il nome ed i colori sociali, il cui valore è più morale che concreto anche in una futura rinascita di un club che erediti il ruolo di prima squadra della città. Non fu così, invece, nel fallimento precedente del club, nel 2009. Allora il curatore fallimentare nominato dal tribunale, mise all’asta il titolo sportivo del campionato di Eccellenza che i dirigenti Maurizio Mosca e Massimo Paci acquistarono al prezzo di 50mila euro, salvo poi raggiungere la cifra complessiva di 130mila euro dovendo liquidare le spettanze arretrate ed i rimborsi spesa ai calciatori di quella squadra. E comunque furono denari introitati dalla curatela fallimentare di cui beneficiarono i creditori di quel sodalizio. Stavolta, invece, incassare qualcosa sarà impresa ardua, salvo forse qualche credito esistente (se non pignorato) presso la Lega Pro. Che però, nel caso, spetterebbe ai calciatori della scorsa stagione, privilegiati nel fallimento. Insomma la sensazione è che, più che gli aspetti civili, l’iter fallimentare della Rata potrà assumere rilevanza per quelli penali dell’accertamento delle responsabilità dei vari amministratori che si sono succeduti negli ultimi anni.

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Il sindaco Romano Carancini durante l’ultima assemblea pubblica

Dalla Tardella a Spalletta per finire con Liotti. Intanto nella tifoseria si guarda soprattutto al futuro ed a come restituire un calcio dignitoso alla città. Possibilmente a strisce biancorosse. C’è in piedi il contatto tra il sindaco Romano Carancini e Andrea Tosoni, presidente della Sangiustese. A breve dovrebbe avvenire un primo incontro chiarificatore tra le parti  (leggi l’articolo) che serva ad una conoscenza diretta ma soprattutto, da parte del primo cittadino, a verificare intenzioni e disponibilità economica nell’investire nel calcio a Macerata. Avendo in contropartita la disponibilità di campi di gioco di cui abbonda il capoluogo a differenza di altre città. Ma i tempi dell’operazione non saranno comunque brevi. Perché, anche se l’esito dell’incontro tra le parti risulterà positivo, bisognerà poi verificarne la fattibilità con la Figc e questo non potrà avvenire prima di febbraio, dopo le elezioni del successore di Tavecchio. E soprattutto l’accordo non potrà concretizzarsi prima della fine dell’attuale stagione sportiva, quindi maggio/giugno. In alternativa, per ora, non c’è un piano B che faccia rinascere una nuova Maceratese se fallisse questa operazione di trasferimento di società, squadra e titolo sportivo. Visto che di tempo davanti ce ne è tanto non sarebbe male pensarci.

Maceratese, ultimo atto: dichiarato il fallimento



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