Sgarbi e Tremonti lanciano “Rinascimento”
Al cinema Italia prima nazionale

IL TRATTATO DI MACERATA - L'ex ministro e il noto critico d'arte hanno presentato oggi il movimento politico nazionale dopo l'anteprima alle regionali siciliane: "Accetterò la delega alla cultura in caso di vittoria del centrodestra - ha detto l'ex sindaco di San Severino - Andrò a Castelsantangelo, nelle chiese che sono tesoro d’arte". Al tavolo anche Geminello Alvi e l'ex rettore Alberto Febbrajo: da loro un distinguo dalla parte politica dell'evento
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Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Fabio Falcioni)

Che di mezzo al Trattato di Macerata, pronubo di ‘Rinascimento’ movimento che contempla nel logo la Città Ideale del mirabile anonimo federiciano e pure sette stelle (Grillo, tiè!) che dicevamo, nella costituente del nuovo partito già ai blocchi di partenza in Sicilia (contro il parere di Giulio Tremonti) ci fosse anche un discreto Equivoco si è compreso oggi al cineteatro Italia, all’arrivo di Vittorio Sgarbi 40 minuti dopo l’inizio del convegno definito dallo stesso Tremonti ‘autogestito’. Un Equivoco in cui perlomeno due dei tre Professori sono caduti: beneficio del dubbio per l’ex ministro delle Finanze. Questa sensazione è stata netta quando Geminello Alvi, filosofo ed economista di fama europea (aspettando l’inizio aveva definito sè e gli altri ‘combriccola di stravaganti’) ha avuto un moto di stizza per l’ondeggiamento della platea all’arrivo dell’Ospite più atteso durante il proprio intervento. “Con ‘sto casino smetto di parlare”.

Sgarbi_Tremomti_FF-4-325x217Così sollecitando una bella ragazza bruna dal sorriso scintillante (Sgarbi’s boys) a cessare dal ritrarlo con il telefonino piazzato a bordo… ring. “Siamo qui a prendere milioni di voti per un movimento politico e quel filmato lo vedranno almeno in duecentomila” s’è opposto Sgarbi. Alvi c’è rimasto un po’ male ma è andato avanti alla sua maniera: brillante. ‘Mala tempora currunt’ se i pensionati sono così tanti e percepiscono il doppio di quello che hanno versato e i giovani se ne vanno –ha detto il professore con figlia a Cambridge- e i vuoti che lasciano sono riempiti dalla peggiore feccia dell’Africa. E strali non ha risparmiato ad una serie di personalità: dalla Mogherini alla Boldrini (“la più amata degli Italiani”) a Saviano. Giè, l’Equivoco (maiuscola, proto) subito consacrato da Sgarbi come motivo fondante dell’incontro che ha visto una sufficiente affluenza: tra i presenti il riconfermato presidente Istao, Marcolini; il sindaco di Urbino Gambini (non c’era tuttavia la prima cittadina di San Severino); l’ex sindaco di Fermo, Di Ruscio; l’ex presidente di Banca Marche, Cesarini e l’ex consigliere regionale Pistarelli.

Sgarbi_Tremomti_FF-12-325x217Della Macerata ‘ufficiale’ nessuno o quasi, pure del Centrodestra al battesimo ufficiale del Movimento. Forse per colpa dell’Equivoco: “Pensavo si presentasse il libro Rinascimento” mi ha detto alla fine il prof. Alberto Febbrajo che ha introdotto i lavori. E da Alvi era venuta, al momento del contraddittorio ‘intestino’, un quasi identico ragionamento. “Con la politica non c’entro caro Vittorio”. ‘Ma tu sei nostro amico e poi… vieni bene sul video’. Del libro dunque nessuna traccia in sala, così come del coordinatore Naccarato (a San Remo) e non grandi tracce anche del programma del movimento che Sgarbi pensa già al 7% (“Saremo noi determinanti alla fine in questa legge orribile firmata da Mattarella”). E alla bella signora che chiedeva lumi per aderirvi e cioè contatti ‘fisici’: “Eccomi!”, la risposta di Vittorio, balzato prontamente dalla sedia. Un excamotage divertente all’interno di un monologo, il suo, picaresco, un po’ sboccato dove nel medesimo calderone sono finiti Ruby, Berlusconi, Di Pietro, Monti, Napolitano, Renzi, Grillo, Di Maio e via elencando, pure le tante querele di una carriera politica definita ‘eversiva’.

Sgarbi_Tremomti_FF-13-325x217Gambini – che lo ha in giunta da tre anni e mezzo come assessore ‘alla rivoluzione’- ne ha tessuto un pubblico elogio: “La politica culturale urbinate e marchigiana più in generale deve moltissimo a Sgarbi, più di quanto crede”. E lui, concedendosi finalmente alla memoria settempedana, ha riconosciuto d’aver trasformato un centro agricolo in una città turistica. Cogliendo poi al volo l’occasione propiziata da Simonetta Torresi, a proposito di post sisma: “Castelsantangelo ha 22 chiese di grande valore artistico: a Valle Infante, una parete ottocentesca completamente affrescata è crollata lasciando intravvedere opere di finissima fatture, angeli bellissimi”. Il critico d’arte più famoso d’Italia ha preso appunti: “Valle Infante dice? Ci vado senz’altro!”. Sul post terremoto, una promessa solenne anche da parte di Tremonti, che molto critico del Codice Delrio, ha redatto il secondo capitolo (dedicato, ovvio, all’economia) del libro-manifesto: “Lo Stato ricostruirà tutte le case distrutte, non farà prestiti da restituire a stretto giro di posta come ora…”.
Il Trattato di Macerata ha voluto significare sociologicamente suggestivamente pure un ritorno ad una Casa Comune del Quartetto anche se Sgarbi non è più residente a San Severino Marche (l’assenza di Rosa Piermattei alimenta qualche dubbio in riferimento alla solidità di un legame nato dall’amicizia a tre con Liana Lippi) ma emigrato a Calascibetta. In Sicilia si è detto pronto a fare la differenza, snocciolando percentuali su percentuali, alla coalizione di centrodestra. Che lo vorrebbe in caso di vittoria ‘assessore regionale alla Cultura’. E lui? ha accettato, s’intende anche pensando a Goethe. “Mi ha telefonato Berlusconi dopo i sondaggi che davano Rinascimento al 5% , annunciandomi la strategia di allargare l’area a Cesa (Casini, no) e Parisi”.

Sgarbi_Tremomti_FF-3-325x217Casa Comune, ha detto Febbrajo nella sua bella introduzione, non solo per l’ex settempedano Sgarbi e per l’anconetano Alvi, ma pure per Giulio Tremonti. “Che ha cominciato giovanissimo –ha ricordato l’ex rettore di Unimc- proprio a Macerata la sua carriera universitaria provenendo da Pavia dove abbiamo entrambi studiato. L’ho quindi già trovato a Macerata quando sono arrivato qui. Ricordo che il viaggio Pavia-Macerata era all’epoca alquanto accidentato e che Tremonti non ha mai saltato una lezione se non per la nascita di sua figlia come mi confermava il nostro indimenticabile Giuseppe Romagnoli portiere tanto importante nell’università di allora da meritarsi il titolo di …prorettore”. Febbrajo ha ricordato anche Sgarbi: “Era affascinato dalle Marche e una volta arrivò a San Severino scortato da padre e madre per visitare una villa abbandonata che intendeva comprare. Ma il saggio padre non entrò nemmeno nella villa e preferì sedersi al sole in giardino lasciando tutto l’onere della decisione più alla moglie che al figlio”.

Sgarbi_Tremomti_FF-10-325x217A cominciare dall’ex rettore, l’intero Quartetto si è detto ‘sospettoso’ dell’Europa che per Tremonti “assomiglia a Franza ed Alemagna purchè se magna’, chiarendo: “loro, non noi…”. L’ex rettore maceratese, a proposito della superburocrazia europea, aveva raccontato da parte sua come “un pescatore sportivo di Civitanova che aveva dovuto leggere un documento dell’UE in cui gli si imponeva di pescare un certo tipo di pesce di dimensioni tra X e Y millimetri, osservasse che solo un pesce morto può essere con precisione misurato”. Ha poi ricordato Enrico Mattei e come oggi ancora più di ieri ci voglia un uomo così capace di guardare ‘oltre’ tutelando gli interessi della propria nazione. E con Mattei, Adriano Olivetti, l’uomo del computer: “Oggi la lingua franca non è più il latino che permetteva ad un intellettuale di San Ginesio, Alberigo Gentili, di andare a Oxford a insegnare senza problemi linguistici. E’ quindi essenziale per l’Italia formare una classe dirigente capace non solo di dominare i pc ma le lingue e vedere le diversità della globalizzazione come opportunità e non come minaccia”.

Sgarbi_Tremomti_FF-7-325x217Da parte di Tremonti si è assistita ad una vera requisitoria contro Monti “che ha distrutto un pezzo dell’economia italiana” . Poi, di contro, una ‘laudatio’ a 360° di Giacomo Leopardi: un ‘politico’ dalle idee moderne e preveggenti. “Europei senza dimenticare prima d’essere italiani” esortava il Giovane Favoloso. “Proprio quello che abbiamo dimenticato” ha incalzato l’ex ministro. Ed ecco l’idea di Rinascimento “con quale superare l’attuale Decadenza”. “Roma? Ricordiamo che Leonardo ha avuto successo a Milano, nella Città Eterna gli riconoscevano solo limitati meriti…”. Ancora: “Ha detto bene una volta Vittorio: non abbiamo la potenza economica della Germania ma abbiamo gli Uffizi. La nostra è una potenza millenaria culturale mondiale. Ius Soli? L’impero romano cadde conferendo a tutti la cittadinanza romana. E nessuno alla fine si sentì davvero ‘civis romanus’”. Infine: “Mai nella storia in un così limitato arco di tempo, si è potuto osservare un tale radicale cambiamento del tutto”. Applausi convinti. “Ma perché di Banca Marche non si è parlato? Perché neppure una parola su questa tragedia che ha atterrato il bene più prezioso della regione: il risparmio?” ha osservato non senza ragione, sottovoce, Alfredo Cesarini, primo presidente (poi per dieci anni) di BM. Al professor Tremonti il caso era sfuggito, pur essendosi soffermato sul tema bancario, sempre più terreno d’occupazione ‘straniera’ come le grandi aziende (cfr Ilva).

Il Trattato di Macerata ha avuto una platea di quarantenni e più su ancora. I giovani? perlopiù ‘Sgarbi’s boys”, le nuove generazioni si dimostrano disaffezionati alla politica. Non a caso l’appello finale del Fondatore, dopo oltre tre ore, è stato rivolto ai giovani: “Se avete idee, progetti, voglia di nuovo, venite da noi. La vittoria della Raggi dimostra come la novità, adesso, è vincente anche contro i Cinque stelle. Organizzeremo (richiesta venuta dalla platea forse impaziente di ‘tessere’ ndr) tavoli tecnici: faremo rete. Cambieremo anche le regioni ‘disegnate’ cento anni fa ed ora insufficienti ad accettare anche geomorfologicamente le nuove sfide”.
Il dado è stato tratto all’ex cinema Rex da dove Dante, uno studente svogliato che trascorreva seduto in platea molti dei suoi pomeriggi, partì per Roma e divenne lo scenografo più celebre del mondo.

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